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Roger Federer esalta Jódar e avverte Alcaraz: “Deve superare i primi tre round”

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Roger Federer
Roger Federer / LaPresse

Roger Federer si prepara a vivere un altro momento simbolico della sua carriera, ma il suo sguardo continua a essere rivolto al presente e soprattutto al futuro del tennis. Intervistato da ESPN, l’ex numero uno del mondo ha analizzato alcune delle storie più interessanti del circuito, soffermandosi tanto sulla nuova generazione quanto sulle prospettive di Carlos Alcaraz agli US Open.

Tra i nomi che più hanno colpito Federer c’è quello di Rafael Jódar. La crescita del giovane spagnolo, secondo il campione svizzero, ha avuto un’accelerazione difficile da prevedere e ancora più difficile da ignorare. “Penso che l’ascesa di Jódar sia stata incredibile. Qualche mese fa non l’avrei mai immaginato, e non credo che l’avrebbe immaginato nessuno“, ha spiegato.

Non è soltanto la rapidità con cui Jódar si è imposto ad aver attirato la sua attenzione. A impressionare l’ex campione svizzero è soprattutto la capacità del giovane di sostenere nel tempo un rendimento di alto livello. “Il modo in cui riesce a mantenere questo livello è straordinario“, ha aggiunto Federer, che ha poi allargato il discorso ad altri due talenti particolarmente interessanti: Ben Shelton e Joao Fonseca. “Mi piace anche Ben, e mi diverto a guardare Fonseca giocare. Sono entrambi grandi battitori, giocatori che cercano i colpi potenti, e hanno anche una grande personalità“.

Un’osservazione che racconta bene ciò che Federer sembra cercare nei protagonisti della nuova generazione: non soltanto qualità tecnica, ma anche personalità e la capacità di imporre un’identità precisa al proprio tennis.

L’attenzione si è poi spostata su Alcaraz e sulle difficoltà che lo spagnolo potrebbe incontrare dopo un periodo di inattività. Per Federer, però, non esiste una risposta valida a prescindere. La variabile decisiva è il lavoro svolto durante la pausa. “Credo dipenda. Probabilmente non lo sapremo senza informazioni più specifiche. Da quanto tempo si allena? È riuscito ad allenarsi al massimo delle sue capacità? Da quanto tempo si allena? Una settimana? Un mese? Penso che questo faccia la differenza“.

Il ragionamento di Federer parte dunque da un principio molto concreto: il tempo trascorso lontano dalle competizioni conta, ma conta ancora di più la qualità della preparazione effettuata prima del ritorno in campo. “Se è passata solo una settimana, penso che sarà molto difficile. Se invece è passato un mese, gli do buone possibilità di ritrovare presto il suo ritmo. Deve superare i primi tre round per iniziare a ingranare“.

È soprattutto l’avvio del torneo a rappresentare, nell’analisi di Federer, il passaggio più delicato. Carlitos avrebbe bisogno di superare i primi ostacoli per ritrovare progressivamente sensazioni, fiducia e ritmo partita. Federer ha infine ribadito il peso che può avere una preparazione sufficientemente lunga e di qualità. “Se ha avuto un mese di allenamento di qualità, o almeno più di una settimana, penso che questo lo aiuterà davvero a sentirsi in grado di vincere il torneo“.

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