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Formula 1

Piola: “Quando morì Elio De Angelis, quel giorno Patrese doveva guidare al suo posto. Patì molto l’incidente di Monza”

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Riccardo Patrese e Giorgio Piola - Giorgio Piola Design

Ci stiamo avvicinando ad ampi passi al fine settimana del Gran Premio d’Italia di Formula Uno di Monza. Sul tracciato brianzolo sono state scritte infinite pagine di storia del motorsport e, tra queste, anche Riccardo Patrese ha saputo lasciare il suo marchio.

Giorgio Piola, massimo esperto di tecnica della F1 in Italia, ha raccontato a Motor News, in onda sul canale Youtube di OA Sport, il suo rapporto con Riccardo Patrese e molto altro: “Nel 1977 ero stato contattato dalla Shadow per fare da traduttore. Il proprietario mi chiese se conoscessi Riccardo Patrese. Io dissi di sì, ma non avevo mai parlato con lui. Lo contattai in modo molto formale per chiedergli se avesse voluto fare un test a Le Castellet. Dopodiché iniziò la sua avventura e io l’ho sempre seguito”.

Un aneddoto gustoso:In quegli anni l’organizzazione permetteva, la domenica mattina, di disputare una gara in cui prima guidava il giornalista, quindi il pilota. Quando lo facevano loro erano pazzeschi. Ricordo che a Monza decisero di non farla più perchè un pilota aprì la portiere per non farsi superare. Si rischiò la rissa! Spesso le vetture venivano distrutte. Con Riccardo salii in macchina e lui mi spingeva a dare il massimo, mi disse di provare un sorpasso rischioso tanto che tamponai un avversario”.

Giorgio Piola entra nel dettaglio del loro rapporto di amicizia: “Sono stato con lui dopo l’incidente di Monza. Riccardo aveva sofferto molto quanto accaduto. Era molto scorbutico, ma era bianco o nero per cui non era mai uno che usava mezze misure. Essere stato additato dai colleghi non gli aveva certo fatto piacere. Io mi sono sempre sentito un po’ un suo consigliere perché capivo quanto patisse. I colleghi poi si sono ricreduti e le cose sono cambiate dato che le maggiori responsabilità erano di Hunt e non sue”.

Un altro momento particolarmente sentito: “La Brabham del 1986, una macchina fetente che ha causato la morte di Elio De Angelis. Ricordo che quel famigerato test in cui è morto doveva essere proprio Patrese al suo posto. Lui lo chiamò, invece, e gli chiese di poter fare il test al posto suo. Davvero un incrocio terribile del destino”.

Si chiude uscendo dal mondo delle 4 ruote:Nelle nostre chiacchierate abbiamo scoperto di avere alcuni incroci. Io per esempio gli avevo raccontato che prima delle macchine il mio primo amore erano stati i cavalli e lui dopo la carriera in F1 ne prese parte. Non solo, uno dei miei cavalli era montato dal suo istruttore, come scoprimmo poi”. 

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