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Tennis

Kyrgios e il karma spietato: aveva trasformato i sospetti in sentenza per Sinner. La sconfitta dell’uomo

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Jannik Sinner - Nick Kyrgios
Sinner - Kyrgios / LaPresse

Il karma, a volte, sa essere un cronista spietato. Non ha bisogno di commentare, non cerca titoli a effetto, non aggiunge una parola: si limita a mettere i fatti uno accanto all’altro. E, nel caso di Nick Kyrgios, il risultato è un racconto difficile da ignorare.

Per mesi l’australiano ha puntato il dito contro Jannik Sinner, ergendosi a paladino della lotta al doping e insinuando, senza avere prove di un’assunzione volontaria, che il numero uno del mondo avesse beneficiato di un trattamento di favore. Sinner non ha risposto. Ha scelto le sedi competenti, si è difeso attraverso i propri legali e ha affidato ai fatti la ricostruzione della vicenda legata al Clostebol, riconosciuta come una contaminazione involontaria.

Poi il cronista spietato ha scritto un nuovo capitolo: Kyrgios è risultato positivo alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, in un controllo effettuato a Maiorca. La positività è stata confermata e lo stesso aussie ha ammesso l’errore, chiedendo scusa.

Non è la sconfitta dello sportivo. Kyrgios, pur avendo raggiunto livelli tennistici di assoluto rilievo e una finale a Wimbledon, ha raccolto meno di quanto il suo talento avrebbe lasciato immaginare. È, semmai, la sconfitta dell’uomo che si era arrogato il diritto di impartire lezioni di vita e di morale agli altri.

Perché il problema non è l’errore commesso da Kyrgios: gli errori, anche gravi, appartengono alla natura umana. Il problema è la sproporzione tra il rigore preteso per gli altri e la realtà con cui oggi è costretto a confrontarsi in prima persona.

È la fine di chi ha trasformato il sospetto in sentenza, l’opinione in verdetto e il dubbio in condanna. Di chi ha infamato un collega senza attendere che fossero prove e organismi competenti a pronunciarsi.

Il paradosso, dunque, è servito. Chi per mesi ha chiesto rigore sul doping si trova ora a dover rispondere di una positività. E il contrasto è talmente evidente da rendere quasi pleonastico sottolineare quanto sia stato pessimo l’esempio impartito.

Kyrgios, almeno, ha avuto il buon gusto di chiedere scusa. Ed è da lì che dovrebbe ripartire. L’augurio è che, lontano dal tennis, dai social e dalla necessità di avere sempre qualcuno contro cui puntare il dito, possa trovare persone capaci di aiutarlo.

Sinner, invece, ha continuato a fare ciò che aveva fatto dall’inizio: non rispondere alle provocazioni, ma difendersi nelle sedi opportune. Il karma, in fondo, non emette sentenze. Racconta soltanto i fatti. E qualche volta i fatti sono molto più spietati di qualsiasi commentatore.

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