ArtisticaGinnastica e cultura fisica
Infortuni, imprevisti, cammini complessi: l’Italia è più forte di tutto! Una scuola di punta in Europa: nel futuro nulla ci è precluso
Tre titoli e due medaglie d’argento: questo è il bottino dell’Italia nelle gare a squadre andate in scena agli Europei di ginnastica artistica femminile nell’ultimo lustro. La prova regina, quella che premia la profondità e la caratura del movimento di un intero Paese, si è conclusa sulle note dell’Inno di Mameli nel 2022, 2024, 2025 e ha portato in dote i secondi posti nel 2023 (ebbe la meglio la Gran Bretagna) e nel 2026 (il grande ritorno della Russia è stato schiacciante sulla pedana di Zagabria).
Sono risultati ottenibili soltanto da una scuola di grande caratura tecnica, in continua evoluzione, sempre in fase di studio, con la voglia di migliorarsi, di darsi stimoli continui, di puntare a nuovi traguardi. Non dobbiamo dimenticarci che nel mezzo si è conquistata la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Parigi 2024, il miglior risultato della storia a cinque cerchi in quasi un secolo, l’apice di un settore che è partito ai minimi termini all’inizio del terzo millennio e che è arrivato a essere una garanzia internazionale.
L’Italia è una forza della natura anche quando deve affrontare infortuni, imprevisti, cammini complessi: nelle difficoltà riesce comunque a trovare una soluzione per rilanciarsi e stupire, giocandosela sempre per grandi traguardi. Questa è la ricetta del gruppo guidato dal DT Enrico Casella. Pensare di tenere testa alle agguerrite Angelina Melnikova e Anna Kalmykova era impensabile, ma a pensarci bene i 3,6 punti di distacco non sono neanche esagerati, considerando che un paio sono stati accumulati al volteggio, per forza di cose attrezzo debole in questa trasferta croata.
L’operazione alla spalla di Alice D’Amato in primavera, il problema fisico ad Asia D’Amato accusato durante gli Assoluti, Angela Andreoli ancora non al top della condizione, Martina Maggio ai box: esclusioni di peso e che, chiaramente, hanno mutato il volto al quintetto tricolore. Manila Esposito schierabile solo tra trave e corpo libero (un oro e un argento di specialità…), Elisa Iorio di rientro dal terzo infortunio (superba alle parallele e obbligata al volteggio): veterane superbe, ma non al meglio della situazione.
Due esordienti come July Marano e Anthea Sisio (promosse!), poi l’infortunio al mignolo della mano sinistra a Marano, la sostituzione forzata per la prima parte della finale. Infortuni, improvisti, avvicinamenti non lineari: eppure le Fate sono in auge, mai peggio di seconde in cinque gare a squadre consecutive, impeccabili nell’era post-pandemia. Guardiamo al futuro: i Mondiali di Rotterdam sono distanti due mesi, puntiamo più alla rassegna iridata del 2027 per provare a battagliare per la medaglia d’oro. Quello deve essere l’obiettivo, con vista sulle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Con l’Italia al meglio, nessun traguardo è precluso.
