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Tennis

Edmund si sbilancia su Sinner: “C’è un aspetto che mi fa quasi paura”

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / Lapresse

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sono indubbiamente i due grandi mattatori del circuito internazionale, riuscendo a dominare il panorama tennistico nelle ultime tre stagioni: escludendo il Roland Garros 2026, conquistato dal tedesco Alexander Zverev, i due grandi rivali si sono equamente spartiti dieci degli ultimi undici trofei dello Slam. Il fuoriclasse altoatesino si è imposto due volte agli Australian Open (2024 e 2025) e in due occasioni a Wimbledon (2025 e 2026), mentre agli US Open vanta un sigillo (2024). Il fenomeno spagnolo ha festeggiato una volta sul cemento di Melbourne (2026), due volte sulla terra rossa di Parigi (2024 e 2025) e una volta sul cemento di Flushing Meadows (2025).

Il nostro portacolori è attualmente il numero 1 del mondo, mentre l’iberico è scivolato in terza posizione (alle spalle di Zverev) a causa di un’assenza che si prolunga da metà aprile in seguito a un infortunio al polso. Jannik Sinner si è preso un po’ di riposo dopo l’affermazione sui sacri prati londinesi e dovrebbe tornare in campo per il Masters 1000 di Cincinnati, che scatterà il prossimo 13 agosto, mentre Alcaraz sta ancora facendo i conti con la criticità fisica e non è ancora sicuro se prenderà parte all’evento di Cincinnati, in avvicinamento agli US Open, ultimo Slam della stagione che scatterà il prossimo 31 agosto.

Ma cosa li rende così diversi dall’intera concorrenza? Alla domanda ha provato a rispondere Kyle Edmund, ex tennista britannico, durante il podcast Beyond The Numbers: “Penso che questa sia una caratteristica fondamentale dei campioni: la volontà di continuare a migliorarsi, senza mai accontentarsi di restare al livello raggiunto, anche quando hanno già dominato in maniera incredibile. Rafa Nadal, insieme a Toni Nadal, ha sempre parlato apertamente dell’importanza di adattarsi, migliorare e provare cose nuove. Fa quasi paura pensare che stiano già dominando il circuito e che, nonostante questo, vogliano ancora diventare più forti“.

Il 31enne, vincitore della Coppa Davis nel 2015 e semifinalista agli Australian Open 2018, ha poi proseguito: “Hanno vinto su tutte le superfici e praticamente in tutti gli Slam. Questo dimostra che non sono giocatori specializzati su un solo terreno o capaci di fare bene una sola cosa. La loro capacità di adattarsi rappresenta una dimensione in più del loro gioco ed è ciò che li rende così forti“.

L’ex numero 14 del mondo si è soffermato anche sulla gestione degli impegni da parte dei due grandi rivali: “Credo che, anche a causa dell’introduzione dei tornei ATP con formato più lungo, Jannik e Carlos abbiano già iniziato a gestire i carichi di lavoro. Li vediamo scegliere con maggiore attenzione gli eventi a cui partecipare, anche perché il loro dominio glielo permette. I tornei più importanti restano la priorità: in questo momento l’attenzione è concentrata soprattutto sui Masters 1000 e sugli Slam. Negli altri tornei li vediamo molto meno. Giocano decisamente meno rispetto agli altri. Se un giovane mi chiedesse quanti tornei dovrebbe disputare in una stagione, gli direi circa 25-30“.

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