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Djokovic cauto alla vigilia degli US Open: “Mi sento pronto, ma giocare al meglio dei cinque set…”

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Novak Djokovic
Novak Djokovic / LaPresse

Vent’anni dopo la prima volta, Novak Djokovic è ancora lì. Il fuoriclasse serbo si prepara a disputare per la ventesima volta in carriera gli US Open, un traguardo che certifica una longevità fuori dal comune e la capacità di rimanere competitivo attraverso generazioni, epoche e avversari differenti.

A New York Djokovic ritroverà anche alcuni dei protagonisti della sua prima partecipazione, nel 2005. “Sono molto orgoglioso. Quando ero giovane, uno dei miei obiettivi era avere una carriera lunga. Volevo costruirmi tante occasioni negli Slam e restare abbastanza in salute per poter competere più anni possibili“, ha raccontato in conferenza stampa. Insieme a lui sono ancora in attività Stan Wawrinka, Gael Monfils e Marin Cilic.

Il serbo, però, non guarda soltanto al passato. Nel corso della sua carriera ha accumulato un’enorme quantità di conoscenze che continua a condividere con altri atleti, anche di discipline diverse. “Lo faccio da anni, direttamente con gli atleti, anche di sport diversi. Anche a me capita di chiedere consigli, perché sento che possiamo sempre imparare qualcosa di nuovo“, ha spiegato Nole, lasciando aperta la porta a un futuro progetto editoriale: “Vorrei condividere tutto questo in un formato diverso: non so se attraverso i media, un libro ecc. Ci stiamo lavorando“.

Il rapporto con il racconto della propria carriera è diventato ancora più diretto nelle ultime settimane. Lo scorso 20 agosto è uscito Novak Djokovic: Il lupo d’inverno, documentario dedicato alla sua storia. “Sono contento di aver presentato la mia storia al mondo per la prima volta in questo formato. Ci sono voluti tanti anni per completare il progetto“, ha dichiarato il serbo, che ha elogiato anche il lavoro di Jason Hehir, regista di The Last Dance.

Per Djokovic, però, il documentario potrebbe essere soltanto il primo capitolo. “Mi piacerebbe approfondire tanti altri argomenti, sperando ci sia interesse nel conoscere altri aspetti della mia carriera. Magari in un nuovo formato, come una serie“, ha rivelato. Un progetto più ampio permetterebbe di raccontare aspetti che non hanno trovato spazio nei 90 minuti del film.

Adesso, però, tutta l’attenzione è sul campo. Il 24-volte vincitore Slam arriva agli US Open dopo l’eliminazione al primo turno di Cincinnati contro Thiago Agustin Tirante, match nel quale aveva anche accusato un malore. La sconfitta gli ha comunque permesso di avere due settimane per prepararsi al meglio in vista di New York.

Non mi piace perdere presto in nessun torneo, ma la sconfitta di Cincinnati mi ha dato il tempo di prepararmi in vista degli US Open nel modo più adeguato possibile. Mi sono allenato per circa due settimane“, ha dichiarato. La vera verifica arriverà però soltanto sul cemento dell’Arthur Ashe Stadium: “Se mi chiedete: “Sei preparato?”, penso di sì, ma allenarsi e giocare sull’Arthur Ashe al meglio dei cinque set è un’altra cosa“.

Una cautela comprensibile, soprattutto considerando quanto siano stati complicati i primi turni degli ultimi US Open per Djokovic. “I primi turni si sono rivelati molto particolari per me negli ultimi anni, quindi spero di poter costruire qualcosa superando i primi ostacoli“, ha concluso.

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