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Basket femminile, Mondiali 2026: le convocate dell’Italia ai raggi X. Fondamentale il ritorno di Matilde Villa

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Matilde Villa
Matilde Villa / Ciamillo

Andiamo a scoprire meglio quelle che, poche decine di minuti fa, sono diventate le 12 ufficiali rappresentanti dell’Italia ai Mondiali di basket femminile, che per la prima volta vedono la squadra azzurra in gara dopo 32 anni, che corrispondono a un buon paio di generazioni cestistiche.

Iniziamo dal reparto play-guardie, che è sì abbastanza affollato, ma con un’evidente ragione, perché di giocatrici capaci di segnare ce ne sono parecchie. Chiaramente la cabina di regia sarà per larga misura in mano a Costanza Verona, che vale anche più dei numeri messi in campo (8,7 e 4 assist di media in campionato, 9,3 e 3,3 in Eurolega). Per lei, che ha anche una presenza in WNBA con le Dallas Wings, vale il fatto che ha visione di gioco a un livello altissimo, ma ha anche un altro punto di forza: il tiro da tre (37% in Europa che sale a un irreale 52% in Serie A1, a Schio). Insieme a lei Mariella Santucci e Francesca Pasa: ormai punti fermi della Reyer Venezia, possono supportare in maniere diverse Verona. Più ordinata la prima, più con licenza di prendere iniziative dentro l’arco dei 6.75 la seconda.

E poi c’è il capitolo quasi a parte, quello di Matilde Villa, tornata in campo proprio nel finale di stagione e per la quale, si perdonino i numeri, le statistiche non hanno semplicemente senso perché contava soprattutto riprendere fiducia. L’ha ripresa, e adesso in campo ha convinto più e più volte nel percorso verso questi Mondiali. In pratica, è l’arma offensiva che consentirà a Zandalasini di avere anche più spazio, perché le difese dovranno concentrarsi anche su un secondo nome che, pian piano, può emergere.

Ci sono poi due giocatrici di estrazione ben diversa: Vittoria Blasigh, scuola Costa Masnaga con trasferimento in NCAA (ha trascorso l’ultima stagione a Miami, ma sosterrà la prossima e conclusiva del percorso universitario a UCF), e Francesca Pan. Blasigh ha convinto tantissimo in preparazione, e in un contesto come quello universitario poter giocare più di 20 minuti di media con 6,7 punti ad allacciata di scarpe fa capire che la capacità di vedere il canestro c’è eccome. Pan, invece, resta importante per due motivi: la capacità di aprire la scatola dall’arco (38% in A1) e anche quella di garantire buonissima continuità dalla lunetta (92% in campionato, 80% in Eurolega). E non si può dimenticare Martina Fassina, che alla Reyer occupa un ruolo meno preminente di altre già citate, ma che se si accende è difficile da fermare. Capobianco l’ha scoperto molto bene in semifinale europea contro il Belgio: se poi si arrivò a un tiro di Verona dalla finale, lo si deve anche a lei.

E poi c’è il capitolo a parte, Cecilia Zandalasini. Ufficialmente ala, praticamente in grado di fare qualunque cosa sul parquet, e diventata ormai stella dichiarata delle Golden State Valkyries in WNBA. 19,1 minuti di media in una rotazione vorticosa con 8,8 punti, il 46,9% da due e il 32,6% da tre con l’82,9% in lunetta assumono un significato importante in questo contesto. Ancora di più se le compagne sono per larga misura figura di gran peso dall’altra parte dell’Oceano (Gabby Williams, Janelle Salaun, Kayla Thornton, Tiffany Hayes, Veronica Burton). Ed essere quinta miglior realizzatrice della squadra, con queste (e altre compagne qui non citate) compagne non è e non può essere poco.

Con lei altre due giocatrici di capacità differenti e complementari tra loro. Da una parte Jasmine Keys, che può funzionare in diversi modi: da 4 pura, da 5 che fa impazzire tutte le altre e sposta lontano giocatrici per creare spazi. E con licenza di alzare la mano da tre e segnare. Dall’altra Sara Madera, che ha vissuto una bellissima stagione a Campobasso tra campionato ed EuroCup che l’ha ulteriormente definita nel ruolo di giocatrice a più dimensioni, da tre come con capacità di tenere il gioco in equilibrio, per citare solo un paio tra le tante situazioni di colei che alla maglia azzurra ha dato tanto, se non tutto, fin dal 2016 quando trascinava l’Italia all’argento mondiale Under 17.

E proprio le ultime due hanno condiviso con lei un bel pezzo di vita in azzurro, anche tra le giovanili. Lorela Cubaj, che la WNBA ha lasciato andare tempo fa, è una delle giocatrici per cui il discorso cifre si perde nel momento in cui si inizia a guardarla: peso, tecnica, capacità di avere dei movimenti sotto canestro in grado di disorientare numerose avversarie. E poi Olbis Andrè, che con il passare degli anni ha guadagnato in solidità ed esperienza sotto canestro, riuscendo a diventare sempre più tra le lunghe più d’impatto in Europa.

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