Basket
WNBA 2026: Cecilia Zandalasini, Costanza Verona e l’andamento di una stagione dalle tinte diverse
Cecilia Zandalasini con le Golden State Valkyries da una parte, Costanza Verona con le Dallas Wings dall’altra. L’Italia della WNBA la si può descrivere tutta qui, nelle due giocatrici che sono oltreoceano. Tanta in più ormai l’esperienza dell’una, che dopo le stagioni alle Minnesota Lynx è ora un punto fermo dalle parti di San Francisco, tutto nuovo per l’altra, che ha un tipo di accordo particolare con le Dallas Wings di cui poi si parlerà.
Veniamo innanzitutto alla stagione di Zandalasini e, di riflesso, a quella delle Valkyries. Un’annata che, va detto, ha preso una piega decisamente positiva, con una sequenza di nove vittorie consecutive tra il 25 giugno e il 19 luglio. Quasi un mese senza perdere, fino a quando sono arrivate le Washington Mystics al Chase Center di San Francisco, e lì è arrivata l’ottava sconfitta stagionale a fronte di 19 vittorie. Una situazione, questa, che pone Golden State al terzo posto della stagione regolare, quest’anno a 44 partite, ma che dal 2027 passerà a quota 50. Parliamo di una squadra molto ricca di talento fin da quando, nel 2025, è entrata nel sistema WNBA. Sta lì a dimostrarlo la connection francese, Gabby Williams-Janelle Salaun, 14.8 e 12.8 punti ad allacciata di scarpe rispettivamente, con Veronica Burton che è l’unica altra in doppia cifra di media (11.9).
In tutto questo, Zandalasini gioca 18 minuti di media e, pur se tale minutaggio è tendenzialmente minore rispetto ad altre, mantiene una media di 8 punti a gara, che è la quinta nella squadra (appena davanti c’è Kayla Thornton a 8.4). Per lei anche 1.7 rimbalzi e 1.4 assist, e proprio in quest’ultimo caso si tratta del quarto miglior dato di squadra (a 2.2 ci sono Williams e Hayes, a 1.9 c’è Kaitlyn Chen). Ormai un punto fermo della squadra, tira con il 41,2% dal campo, il 30,6% da tre e l’81,5% dalla lunetta (dove però va con frequenza abbastanza relativa: è pur vero che, nei fatti, ha sbagliato solo cinque liberi su 27). Paradossalmente le sue migliori prestazioni (23 e 18 punti contro le Minnesota Lynx, la sua ex franchigia) sono state corrispondenti ad altrettante sconfitte, ma è un dato di fatto che anche in un roster tanto importante lei sia scelta per la qualità di gioco che riesce a mettere in campo. Solitamente distribuisce in modo abbastanza equo tra tiro da dentro e oltre l’arco, anche perché il suo bagaglio tecnico le consente di creare ampiamente problemi a molte difese anche dentro il pitturato. Nei fatti non è, e non sarà mai, categorizzabile come una giocatrice con un ruolo singolo. E questo Natalie Nakase l’ha capito da tempo.
Passiamo poi al discorso in quota Dallas Wings, dove cioè milita Verona. Ed è un’annata che, anche in questo caso, vive di una situazione diventata sempre migliore nei tempi recenti. In particolare, dal 21 giugno al 19 luglio, sono arrivate 8 vittorie e 3 sconfitte, e 6 di questi successi sono stati consecutivi. Tutto questo ha portato Dallas al quarto posto assoluto con un record di 17-9, che permette di puntare verso l’alto in una situazione nella quale Minnesota Lynx e Las Vegas Aces hanno dimostrato, così come anche le già citate Valkyries, di poter ampiamente dire la loro. La squadra, neanche a dirlo, ha due chiare star: Paige Bueckers e Azzi Fudd, consecutive prime scelte assolute negli ultimi due draft. In realtà, ce ne sono altre due: Arike Ogunbowale, 14.2 punti di media, e soprattutto Jessica Shepard, che anche in WNBA semplicemente domina vicino a canestro con 14.8 punti e 11.9 rimbalzi ad allacciata di scarpe.
In tutto questo, il nome di Costanza Verona non compare spesso perché ha giocato soltanto una volta, poco meno di 6 minuti e realizzando 4 punti contro le Lynx lo scorso 9 giugno. Nulla di troppo strano, visto che non è l’unica a trovarsi in una situazione nella quale viene “attivata” in determinate occasioni, senza però poter scendere in campo. All’atto pratico è il fattore di rischio di una situazione come la sua, da developmental player, che può essere schierata a roster solo in 12 partite. E non è facile individuare quando poterla mandare sui parquet a stelle e strisce. Qualora trovasse spazio, chi potrà osservarla capirà che tipo di giocatrice è: una che sa anche realizzare, ma che, soprattutto, è perfettamente in grado di leggere il gioco.
