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Scherma

Tommaso Martini: “Resto un outsider ai Mondiali. In Italia è difficilissimo emergere, ma è un vantaggio”

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Tommaso Martini
Tommaso Martini / Bizzi Federscherma

Nell’ultima puntata di Focus, andata in onda sul canale YouTube di OA Sport, condotta da Alice Liverani, è intervenuto Tommaso Martini, fiorettista azzurro e bronzo europeo in carica, che alla vigilia dei Mondiali ha parlato della sua condizione fisica e dell’avvicinamento alla rassegna iridata dopo la medaglia continentale.

Il recupero dal problema fisico che gli ha impedito la partecipazione alla gara a squadre degli Europei: “Sto bene, ho iniziato a tirare. L’unica preoccupazione ora è di non avere ricadute, perché chiaramente una ricaduta in questo momento, ad una ventina di giorni dal Mondiale, diventerebbe veramente complicata da recuperare, per cui ci stiamo andando con calma con i fisioterapisti, con tutto lo staff della Nazionale. Sto riprendendo, sto bene“.

Le sensazioni alla vigilia dei Mondiali: “Io a dir la verità sono uno che prima delle gare non è emozionato particolarmente, non sento tanto la pressione, poi chiaramente quando arriverò lì, vedrò il palazzetto e inizierò a sentire la pedana e l’emozione della gara, sicuramente sarò emozionato, però ti dico la verità, ad oggi non ci sto pensando più di tanto, sto pensando forse anche per fortuna o per colpa dell’infortunio, non lo so, sto pensando a recuperare da quello, e spero di arrivarci nel miglior modo possibile“.

La pressione per la rassegna iridata: “Avendo dei compagni che sono veramente dei campioni, che hanno vinto molto più di me, ti dico la verità, questa pressione non la sento così tanto, perché ho dei compagni di squadra che se mi mettessi ad elencare i loro risultati continuiamo fino a domani sera, per cui sono ancora l’outsider, il nuovo arrivato, e questa pressione, anche avendo vinto il bronzo poco tempo fa non la sento“.

La consapevolezza dopo il bronzo continentale: “Sicuramente cambia il livello di consapevolezza, aiuta tanto, perché vincere, o comunque fare dei buoni risultati, aiuta sempre a livello di consapevolezza, di autostima. Sono sport di testa, conta anche saper gestire le proprie emozioni, per cui montare in pedana sapendo il proprio valore sicuramente è un valore aggiunto e conta tanto, nello sport conta tantissimo“.

L’esperienza nonostante la giovane età: “Noi a partire dai 14-15 anni iniziamo a fare trasferte internazionali, a girare da soli, a visitare il mondo, a dovercela tra virgolette cavare da soli, quindi inevitabilmente facciamo tantissime esperienze in più rispetto ai nostri coetanei, ma questo lo puoi chiedere anche a tutti i miei colleghi, ma penso anche negli altri sport, comunque rispetto ai nostri coetanei ci sentiamo leggermente più grandi, semplicemente perché comunque abbiamo fatto molte più esperienze e questo grazie alla scherma, grazie allo sport che facciamo“.

L’importanza dell’aspetto mentale: “L’esperienza, l’età, il livello di maturazione di un atleta, poi porta a fare risultati, perché chiaramente l’approccio della gara aiuta un sacco poi ad arrivare in fondo, quindi essere molto tranquilli, poi è anche molto personale, ci sono atleti che per andare bene hanno bisogno di avere tanta tensione addosso, di sentire la gara, io in realtà sono più tranquillo, mi ascolto, ascolto la mia musica. addirittura a volte ballo per non pensare alla gara“.

La concorrenza interna nel fioretto azzurro: “In Italia il livello è altissimo, ma è una medaglia con due facce, perché chiaramente essendo un livello così alto il lato positivo è che possiamo allenarci tra di noi anche quando facciamo i ritiri, con persone veramente forti, veramente difficili da incontrare, per cui è molto allenante. Anche lo staff, i maestri sono molto preparati, che spesso ci invidiano in tutto il mondo e spesso prendono anche da altre Nazioni, e l’altra parte della medaglia è che per arrivare a fare gare importanti uno deve fare tanti risultati, deve magari scalzare altri atleti che sono fortissimi, e uno magari si ritrova a volte in delle situazioni e fa determinati risultati per cui se fosse praticamente in tutte le altre Nazioni del mondo farebbe Europei, Mondiali, queste gare, però in Italia certi risultati non bastano, è un po’ una medaglia con due facce“.

La differenza con le altre Nazioni: “Penso che il motivo sia legato ai tecnici e al movimento, perché le strutture bene o male le hanno tutti. Penso che la differenza la facciano i nostri tecnici, ed infatti spesso ci ritroviamo a fare queste gare di Coppa del Mondo in cui magari altre Nazionali prendono appunto dei nostri tecnici e penso sia questa la differenza. Insomma, è qualcosa di importante, perché poi è un circolo virtuoso, perché questi tecnici forti creano atleti forti, che poi la maggior parte delle volte diventano a loro volta maestri forti“.

I dettagli da curare per i Mondiali: “Al di là della fisioterapia, devo un attimo riprendermi fisicamente, perché dall’Europeo non ho più tirato, quindi devo fare un po’ di lavoro, più che tecnico, fisico, perché sento che comunque mi manca qualcosina. Abbiamo quattro o cinque giorni di ritiro e più che tecnicamente devo ancora leggermente entrare in forma fisicamente, e poi laggiù vedremo che emozione sarà“.

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