Pallavolo
Non solo Adigwe: ecco perché l’Italia Under 22 femminile di volley è completa e vincente
La seconda corona europea consecutiva nella categoria Under 22 non è soltanto il coronamento di un torneo impeccabile, ma rappresenta un’ulteriore conferma della straordinaria salute del movimento femminile italiano. L’Italia di Nino Gagliardi ha conquistato il titolo continentale all’Aia mostrando una pallavolo moderna, completa e soprattutto in continua evoluzione. Il successo contro la Serbia nella finale, arrivato pochi giorni dopo aver già battuto le balcaniche nella fase a gironi, è stato la naturale conclusione di un percorso in cui le azzurre hanno saputo crescere partita dopo partita, fino ad arrivare all’ultimo atto con una sicurezza tecnica e mentale superiore a quella di tutte le avversarie.
L’aspetto più convincente di questa nazionale è stata la capacità di interpretare la partita in modi diversi. L’Italia non ha mai avuto bisogno di affidarsi esclusivamente al talento individuale, ma ha costruito le proprie vittorie attraverso un sistema di gioco estremamente organizzato. Battuta, muro e contrattacco sono stati i tre pilastri del torneo azzurro. Quando il servizio è riuscito a mettere sotto pressione la ricezione avversaria, il muro italiano ha potuto lavorare con continuità, trasformando molte difese in punti diretti o in preziose occasioni di ricostruzione.
La crescita della squadra durante il torneo è stata evidente. L’esordio contro la Polonia aveva mostrato un’Italia brillante per due set ma ancora vulnerabile nei momenti di calo, tanto da farsi rimontare fino al tie-break prima di ritrovare lucidità nel momento decisivo. Anche la Serbia, nella seconda gara, aveva saputo mettere in difficoltà le azzurre, che però avevano già evidenziato una superiorità importante al servizio, fondamentale che avrebbe poi caratterizzato tutto il torneo. Contro il Portogallo è arrivata una vittoria autorevole che ha certificato il primo posto nel girone, ma è soprattutto nella fase a eliminazione diretta che questa squadra ha cambiato marcia.
Le semifinali e la finale hanno mostrato la versione migliore dell’Italia. La Spagna è stata completamente dominata con un netto 3-0 grazie a una prestazione quasi perfetta in battuta e a muro. Ancora più significativa è stata la finale contro la Serbia. Le azzurre hanno perso per infortunio Giorgia Amoruso nel momento più delicato del primo set, ma invece di accusare il colpo hanno trovato nuove soluzioni grazie all’ingresso di Maria Teresa Bosso, dimostrando una profondità di organico rara a livello giovanile. È forse proprio questa la fotografia più significativa del lavoro svolto da Gagliardi: una squadra capace di reagire immediatamente agli imprevisti senza perdere equilibrio tecnico e mentale.
Dal punto di vista tattico, l’Italia ha impressionato soprattutto per la qualità della distribuzione offensiva. Il gioco non è mai diventato prevedibile. La velocità della manovra ha permesso di coinvolgere con continuità centrali, bande e opposto, impedendo alle avversarie di prendere riferimenti. Il muro-difesa, inoltre, ha rappresentato una delle armi decisive per tutta la manifestazione, così come la capacità di trasformare rapidamente la fase difensiva in contrattacco.
Tra le individualità, la giocatrice simbolo non può che essere Merit Adigwe. Il premio di MVP del torneo certifica soltanto quanto visto in campo. L’opposta azzurra è stata il principale terminale offensivo della squadra, ma ha impressionato soprattutto per la continuità. Non si è limitata a risolvere i palloni più complicati: ha saputo gestire con lucidità i momenti decisivi, risultando spesso la prima soluzione scelta dalla regista nei punti pesanti. La sua fisicità, unita a una tecnica già molto evoluta, la rende una delle prospettive più interessanti dell’intero panorama europeo.
Helena Sassolini ha meritato il riconoscimento di miglior palleggiatrice grazie a un torneo di altissimo livello. La sua distribuzione è stata sempre rapida, varia e intelligente. Ha saputo valorizzare tutte le attaccanti, leggendo con grande maturità le situazioni di gioco e dimostrando una leadership che raramente si osserva in una giocatrice così giovane.
Dalila Marchesini, premiata come miglior centrale, è stata il punto di riferimento del sistema muro-difesa italiano. I suoi numeri parlano da soli, ma ancora più impressionante è stata la capacità di incidere nei momenti chiave. Oltre all’efficacia nei primi tempi, ha garantito una presenza costante a muro, diventando uno dei principali fattori del dominio azzurro.
Giorgia Amoruso, eletta miglior schiacciatrice, ha confermato qualità già note. Ricezione affidabile, servizio incisivo e capacità di mettere palla a terra anche nei momenti complicati l’hanno resa una delle giocatrici più complete del torneo. L’infortunio nella finale avrebbe potuto cambiare l’inerzia della partita, ma il lavoro svolto fino a quel momento aveva già lasciato un’impronta importante.
Accanto alle giocatrici premiate, il torneo ha consacrato altre certezze. Linda Manfredini, capitana della squadra, ha garantito solidità al centro della rete e una leadership silenziosa ma costante. Nicole Piomboni è cresciuta partita dopo partita, offrendo equilibrio in ricezione e continuità offensiva. Maria Teresa Bosso ha dimostrato tutta la propria maturità entrando a freddo nella finale e risultando decisiva dopo l’uscita di Amoruso. Giulia Regoni, nel ruolo di libero, ha assicurato ordine e stabilità alla seconda linea con prestazioni di altissimo livello.
Non vanno dimenticate nemmeno le giocatrici che hanno avuto meno spazio ma hanno contribuito alla qualità complessiva della squadra. Linda Allaoui, Alessandra Talarico, Tosini, Quero, Peroni e Gambini hanno risposto presente ogni volta che sono state chiamate in causa, confermando come questa Under 22 disponga di un organico profondo e competitivo.
L’impressione finale è che questa nazionale rappresenti molto più di una semplice squadra campione d’Europa. Molte di queste ragazze sono già pronte per ritagliarsi un ruolo importante nei massimi campionati e diverse hanno tutte le caratteristiche per entrare stabilmente nel giro della Nazionale maggiore nei prossimi anni. Il lavoro svolto dal settore giovanile continua a produrre risultati concreti e il doppio titolo continentale conquistato nella stessa giornata da Under 18 e Under 22 è la fotografia perfetta di un movimento che continua a rinnovarsi senza perdere qualità.
