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MotoGP, Bulega unico rookie italiano nel 2027. “Dopo di lui il diluvio?” e Pini non può essere “il Messia”

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Nicolò Bulega / ValOri_ph

La MotoGP del 2027 sta progressivamente prendendo forma. È ormai un dato conclamato il fatto che l’unico rookie italiano sarà Nicolò Bulega, il quale compirà 27 anni a ottobre. L’attuale leader del Mondiale Superbike, nato nel 1999, si aggiungerà a Marco Bezzecchi (classe 1998), Francesco Bagnaia (1997), Fabio Di Giannantonio (1998), Enea Bastianini (1997) ed eventualmente Luca Marini (1997).

Insomma, anagraficamente siamo in linea con il resto della pattuglia tricolore; agonisticamente invece il percorso dell’emiliano è stato completamente differente rispetto a quello degli altri centauri citati. Tuttavia, in questa sede si vuole porre l’accento proprio sull’aspetto generazionale. Quella dei nati a fine anni ’90 può essere considerata una sorta di “golden generation” del motociclismo italiano, soprattutto se alcuni dovessero concretizzare appieno il loro potenziale.

Cionondimeno, nel momento in cui si volta pagina e si entra nel XXI secolo, il panorama si fa da rigoglioso a brullo. Celestino Vietti, classe 2001, di tanto in tanto è stato accostato alla MotoGP, senza tuttavia avere concretamente la possibilità di entrarvi. Ormai al suo sesto anno in Moto2, il piemontese non ha mai trovato la continuità necessaria per convincere qualche team manager a puntare con decisione su di lui. Per Tony Arbolino, venuto al mondo nel 2000, il treno della classe regina si direbbe passato definitivamente.

Per il resto, eccezion fatta per Yari Montella – classe 2000 che sta facendo bene nella Superbike e ha sostanzialmente sempre corso fra le derivate di serie – c’è un inquietante deserto. Con tutto il rispetto dovuto ai classe 2004 impegnati tra Moto3 e Superbike, al secolo Matteo Bertelle e Alberto Surra, i quali possono ancora costruirsi una carriera di spessore. Però, volendo essere realistici, è difficile immaginarli impegnati in MotoGP.

Si deve arrivare al diciottenne Guido Pini, di un decennio più giovane rispetto alla golden generation di cui sopra, per trovare un centauro veramente di prospettiva in ottica futura. Un futuro a lungo termine, beninteso, con tutti gli annessi e connessi del caso. Perché non vi è alcuna garanzia che il diciottenne toscano sia il nuovo Bagnaia o il nuovo Bezzecchi. Potrebbe anche assumere il profilo del Vietti di cui sopra, ossia quello di un pilota competitivo nelle categorie inferiori, ma senza il quid per far breccia in MotoGP.

In conclusione, nel 2027 il motociclismo italiano avrà un rookie in MotoGP, ma si tratta di chi aveva faticato nelle categorie formative, salvo emergere prepotentemente in Superbike. Soprattutto, si tratta di un centauro anagraficamente affine a quelli già presenti da tempo nella top-class del Motomondiale.

“Après nous le déluge” avrebbe profeticamente detto Madame de Pompadour alla metà del XVIII secolo, predicendo in qualche modo gli eventi che dopo pochi decenni avrebbero portato alla Rivoluzione Francese. Bagnaia, Bezzecchi, Di Giannantonio, Bastianini, Marini e a questo punto Bulega potrebbero esprimere lo stesso concetto?

Si spera di no! L’augurio è che il motociclismo italiano torni fertile come lo era un tempo e Pini possa essere l’avanguardia di una nuova ondata di piloti competitivi. Utopia? Lo scopriremo solo vivendo. Al tempo stesso, sarebbe folle caricare di responsabilità il ragazzo, tratteggiargli attorno la figura del Messia o peggio ancora di Ken il guerriero. “L’ultimo angelo, l’azzurra magia”. Tale approccio sarebbe solo controproducente verso chi sta cercando di costruirsi il proprio percorso professionale, indipendentemente dal passaporto e dal “carico di responsabilità” che può comportare l’essere il solo italiano competitivo in questo momento storico.

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