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Pallanuoto

L’Italia chiude la World Cup con il terzo posto: diverse le note positive, ma numerosi gli aspetti su cui lavorare

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Gianmarco Nicosia
Gianmarco Nicosia / IPA Sport

L’Italia chiude la stagione con il terzo posto conquistato nella Final Eight di World Cup disputata a Sydney, risultato ottenuto grazie al successo nella finale di consolazione contro la caparbia Australia padrona di casa. La conquista di una medaglia costituisce sempre un risultato di notevole prestigio e diventa ancora più importante in termini di consapevolezze regalate per un gruppo che ha iniziato da poco il suo cammino.

Diventa però indispensabile sviscerare il risultato raggiunto nelle sue diverse sfumature. In una manifestazione nella quale non era presente la Serbia e in cui la Croazia ha scelto di schierare la formazione destinata a partecipare alla prossima rassegna iridata Under 20, il Settebello ha superato due squadre, almeno sulla carta, inferiori e ha perso nell’unico scontro diretto.

Nello sport agonistico di alto livello l’aspetto mentale assume un peso specifico sempre più rilevante e da questo punto di vista lo staff tecnico ha potuto annotare diversi spunti di sicuro interesse su cui poter lavorare. Il prossimo anno la posta si alzerà notevolmente nei diversi appuntamenti che mettono in palio il pass olimpico. Per riuscire a centrare l’obiettivo sarà indispensabile giocare ogni partita con la concentrazione impostata sulla soglia massima e senza prestare il fianco a pericolosi cali di tensione come quelli esibiti contro la Georgia.

Altro aspetto fondamentale è quello della gestione dei nervi. È innegabile rimarcare il peso della espulsione per gioco violento comminata a Mario Del Basso nella semifinale con la formazione ellenica. La colossale ingenuità del salernitano non è però purtroppo la prima di questo genere e non sembra un caso che episodi di questa tipologia si verifichino spesso con la formazione greca. Nella pallanuoto moderna i contatti fisici sono ancora più esasperati e, in alcuni casi, le provocazioni sono all’ordine del giorno e con la possibilità del VAR di monitorare anche i contatti subacquei diventa indispensabile non cadere in gesti sconsiderati che finiscono per ripercuotersi sulla prova della squadra.

Dal punto di vista tecnico-tattico le note positive sono sicuramente la buona interpretazione di una fase difensiva ad alta intensità che rappresenta la base del gioco della truppa allenata da Campagna e l’eccellente rendimento offerto da Gianmarco Nicosia, autentico baluardo a difesa della porta azzurra. La mancanza, rispetto al recente passato, del giocatore deputato alla finalizzazione nei momenti caldi della contesa impone alla squadra di trasformare con il necessario cinismo la mole di gioco creata e di sfruttare l’imprevedibilità di un collettivo in grado di colpire con diversi uomini.

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