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La gioia di Jannik Sinner: “Grandissimo risultato. Ho sacrificato molto tempo per essere qui, oggi un giorno magnifico”

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

Accolto da uno scrosciante applauso in sala stampa, Jannik Sinner ci entra da due volte campione di Wimbledon, da giocatore che aprirà il 2027 sul Centre Court ancora da titolare del ruolo di detentore. E, di fronte ai componenti di ogni genere di stampa, il nuovo-vecchio signore dell’erba si racconta.

Così comincia: “Grandissimo risultato dal mio punto di vista. Match tosto quello di oggi contro Sascha. Tutti e due siamo stati ad alto livello, non è stato facile giocare. C’erano polvere e fresco. Molto felice. Essere qui da campione significa molto per me“.

Sul confronto tra questo titolo e i precedenti: “Ogni Slam è diverso. Storie diverse, posti diversi, feeling diversi prima del torneo. Questo per me significa tanto perché è stato difficile dopo Parigi. L’anno scorso anche, chiaramente. Ma venendo qui ho cercato di mettermi nella miglior posizione possibile per essere più competitivo possibile. Abbiamo lavorato molto a Monaco, molto a lungo. Ho sacrificato molto del mio tempo e tutto il resto per essere qui. Avere quest’obiettivo significa tantissimo per me. Oggi è stato un giorno magnifico“.

Quello che sente: “Non è sollievo. L’unica cosa di cui sono felice è che provo a dare il massimo ogni giorno. A volte ci sono tornei che vanno bene, altri no. Non ci puoi fare molto. Non c’è fallimento se non vinci uno Slam. Sono giorni molto rari. Ora ne ho cinque nella mia vita. Cinque Slam. Ma, alla fine dei conti, sono cinque giorni tra tanti altri. Te li vuoi godere. Oggi è stata dura. Se perdo, è sempre un bel giorno. Giocare una finale Slam è incredibilmente raro e speciale. Non prendo le cose per garantite. Certo, se devo scegliere, prendo questo finale, ma alla fine è sempre tra due giocatori“.

E ancora: “Grande rispetto per Sascha perché sta facendo qualcosa di straordinario. Il suo gioco sta crescendo e, allo stesso tempo, è quello che è buono, perché c’è sempre qualcuno che ti spinge fino al limite. Speriamo che Carlos torni, perché il tennis ha bisogno di lui. C’è ancora Novak, ci sono i giovani giocatori, è davvero bello. E allo stesso tempo devi lavorare per momenti come questo“.

Una sola palla break in quasi quattro ore. Come si concentra? “Non lo so. Per me è solo stare nel momento. Se perdi la battuta una volta, spesso il set è finito, specie contro Sascha. Contro i migliori al mondo devi essere attentissimo nei tuoi game di servizio. Ho migliorato nel corso del torneo. Se si vedono le performance dei primi due-tre match e poi come ho finito, è stato un crescendo. Questo è ciò di cui avevo bisogno. Volevo questo miglioramento dal mio punto di vista. Ce l’abbiamo fatta. Chiaramente a livello mentale devi fare lo switch, esserne capace. Sono molto felice di come ho gestito la situazione, specialmente quest’anno. Ora è tempo di godersela“.

La risposta come arma decisiva: “Penso che il tennis sia più legato alla fiducia. Se ti senti in fiducia, è più facile giocarci. Penso sia più facile rispondere se senti mentalmente di poter tenere il servizio, così sei più libero di rispondere al meglio. Allo stesso tempo, contro Sascha, quando serve così, è davvero difficile fargli il break, specie su questa superficie. Ho cercato di capire, nei momenti importanti, dove andava. Era sempre vicino, anche se alla fine è finito 7-2. Quando cambi campo sul 4-2, devo fare quel punto sul mio servizio, perché se no è 4-3. E coi big server puoi finire 5-4 sotto. Chiaramente la risposta è molto importante. Dal mio punto di vista, è più importante tenere la battuta, e poi vedere quel che succede in risposta“.

Su cosa dire alla Famiglia Reale: “Non è stato più facile quest’anno rispetto all’anno scorso. Tanto rispetto, non so mai bene dove sia la linea. Però si vede che amano lo sport. Ed è quello che sentiamo sul campo da giocatori quando li vediamo guardare il tennis. Essere lì per quattro ore sotto il sole con il caldo, è bello. Ho chiesto ai bambini se giocano. Sono molto felici. Abbiamo avuto una piccolissima conversazione. Ma mi piace. Prendono del tempo per parlare con me. E’ qualcosa di molto bello. Avere l’intero Royal Box lì, con tutte le persone che ci sono per un match come questo, è fantastico. Ed è anche una ragione per cui amiamo giocare a tennis“.

Su cos’ha fatto la differenza: “Parliamo di dettagli piccoli. Siamo partiti ed era caldo, ma c’era anche vento ed era difficile fare il break, specie dal lato del Royal Box perché giocavi controvento. Per me è stato difficile rispondere. Poi, a un certo punto, è sceso il sole e non si poteva vedere bene la palla. Ho cercato di capire quale fosse la migliore posizione in risposta sul suo servizio, ma è difficile restare vicini, ma anche lontani. Se serve così è dura entrare nello scambio. Ho avuto le mie chance, nel terzo set all’inizio, e ho fatto due errori sullo 0-30. E’ il tennis, non puoi essere perfetto per 4-5 ore. Ho tentato di accettare la situazione e di essere il più possibile presente con la giusta attitudine. Penso che oggi sia stata la chiave. Sentivo che si muoveva ancora bene dopo la scivolata. Bisogna chiedere a lui“.

Aggiustamenti dovuti al vento e livello del dritto di Zverev: “Potevo vedere anche negli altri match che il suo dritto andava forte. Giocarci contro è molto difficile perché per molti game potresti non toccar palla da quanto serve bene. Quando ha la palla, tenta di fare più danni possibili. Il vento c’è stato a tratti, il quarto set è stato ok. Quando il sole è andato giù lo è andato anche il vento. Davvero difficile. Questa è la ragione per cui ha vinto uno Slam, perché è così vicino a quel che facciamo. Sta migliorando tantissimo. Sono molto felice per lui, so quanto lavora. Ed è buono per lo sport. Vedremo la prossima“.

Paragoni con il 2025: “L’anno scorso non c’era vento e l’impostazione con Carlos è diversa. Oggi è stata una partita giocata su pochi punti sia nel primo che nel secondo set“. E sull’esultanza: “Non c’è una spiegazione. Quello è un momento che vivi, non ci pensi, non te l’aspetti“. Il significato della vittoria: “Ora è importante godersi questo momento, ho lavorato veramente tanto dopo Parigi. Ho avuto pochi giorni liberi ed è stata veramente dura. Non so, adesso parliamo con calma con il team dei prossimi obiettivi. Anche del programma, di vedere cos’è meglio per me“.

E viene interpellato di nuovo sull’idea dei 9 1000: “Andiamo torneo dopo torneo, vedremo se è la cosa giusta giocare Montreal. In questo momento la cosa importante è staccare la testa. Decideremo se giocare Montreal e Cincinnati o uno solo dei due. Ci sono tante domande, ma pensarci ora non ha senso“. Sulla risposta che ha iniziato a entrare nel tie-break del secondo set: “Prima era dura, ho cambiato molto per capire come affrontarlo. Per me erano importanti i piccoli dettagli, nel primo punto mi sono spostato verso il rovescio, può andare bene o male. Poi ho iniziato a vedere un po’ di più il servizio“.

Le sensazioni attuali di Sinner: “Tanta felicità. Sono orgoglioso di me stesso, del mio team, che continua a spingere verso la direzione giusta. Il lavoro non finisce mai, ci sono piccole cose che posso fare meglio. Non vedo l’ora di continuare a lavorare, ma ora non vedo l’ora di staccare una settimana, non pensare al tennis e vivere una vita normale, e poi tornare ad avere il focus“.

Del primo set: “Non dico che è normale, ma stiamo parlando del numero 2 del mondo, è normale che serva benissimo, che giochi bene dritto e rovescio. Ha servito veramente bene, ha tirato forte il dritto. Il primo l’ha vinto 7-6, ma ho pensato che anche io non stavo giocando male e bastava tenere la tensione alta. Sempre importante stare sul pezzo“.

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