CiclismoStradaTour de France
I controlli antidoping a Pogacar e Vingegaard sono stati autorizzati da un giudice di Parigi per “seri e fondati sospetti”
Il secondo giorno di riposo del Tour del France 2026 si divide tra la notizia del ritiro di Jonas Vingegaard e quello che è accaduto nella notte tra sabato e domenica al campione danese e alla maglia gialla Tadej Pogacar. Com’è ben noto, infatti, i due primi della classifica della Grande Boucle sono stati svegliati nel cuore della notte (rispettivamente alle ore 02.00 ed alle 05.00) per effettuare controlli antidoping immediati.
Una notizia che ha fatto subito scalpore e che ha sorpreso parecchio. Le modalità di tali indagini, infatti, hanno davvero colpito i diretti interessati ed il resto del gruppo. Per quale motivo? Andiamo a spiegarlo nel dettaglio. Per mettere in pratica controlli antidoping di tale portata e con modalità simili occorrono alcuni punti fermi. In primo luogo, l’ok di un giudice. Secondo L’Equipe questo “via libera” è arrivato da un giudice del Tribunale di Parigi, competente in materia di libertà e detenzione, che sarebbe stato contattato dall’Agenzia Internazionale Antidoping (ITA) prima di entrare nelle camere dei due fuoriclasse.
Non solo. Come spiega il quotidiano francese tali misure non possono essere autorizzate se non in presenza di “sospetti seri e fondati”. In poche parole, ci si è mossi per una motivazione più seria del previsto. L’Equipe prosegue e rivela che, secondo una fonte interna all’agenzia antidoping, si tratta della prima applicazione di queste disposizioni dal 2015 ad oggi. Si è trattato di un caso talmente raro che lo stesso Tadej Pogacar ha dichiarato in conferenza stampa di non essere a conoscenza della possibilità di subire tali controlli nel cuore della notte.
L’inchiesta del quotidiano francese pone poi l’attenzione su un altro aspetto importante, ovvero che il giudice avrebbe dato il “via libera” anche per accertare il “rischio di perdita di prove”. Un giudice della libertà e della detenzione del Tribunale di Parigi, quindi, secondo il codice sportivo, deve accertare che sussistano “seri e fondati sospetti” che il ciclista in questione abbia violato o stia per violare le norme antidoping.
