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Flavio Cobolli lucido: “Mi sentivo solo e impotente su quel campo. Mio padre non meritava la mia frustrazione”

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Flavio Cobolli
Cobolli / Lapresse

Si è interrotta come un anno fa ai quarti di finale l’avventura londinese di Flavio Cobolli nel torneo di Wimbledon, ma se nel 2025 la sconfitta con Novak Djokovic era ampiamente prevedibile quella odierna contro la wild card britannica Arthur Fery lascia l’amaro in bocca. Il numero 10 del ranking ATP ha ceduto in tre set (6-4 7-6 6-0) ad un giocatore che si presentava ai Championships da n.114 al mondo, non confermando quanto di buono aveva fatto vedere nei turni precedenti contro Karen Khachanov e soprattutto contro Alex De Minaur.

Ho sentito che il gioco di Arthur fosse perfetto per lui, anche in relazione a come ho giocato io. Credo che per lui sia stata la partita ideale. Penso di non aver giocato bene fin dal primo punto del match. Forse ero un po’ nervoso. Forse ho sentito una pressione che di solito non sento. Giocare un quarto di finale contro un ragazzo che arrivava da una maratona, da tante ore in campo, con una classifica più bassa della mia, mi aveva fatto pensare che oggi potesse essere una buona occasione per me. Forse, come dice il mio team, non sono stato abbastanza umile fin dal primo punto, ma ho avuto la sensazione che non fosse la mia giornata. Può succedere. Però sono arrivato ai quarti di uno Slam, quindi sono comunque felice“, ha raccontato il tennista romano nella parte iniziale della conferenza stampa post-partita in inglese.

Ho la sensazione di avere ancora il corpo in campo. Le emozioni sono ancora tutte lì. È dura parlare, anche per uno come me che di solito ha sempre il sorriso sulle labbra anche quando perde. Forse oggi non dormirò benissimo, anche perché ho il volo molto presto. L’ho già preso. Voglio tornare a casa il più in fretta possibile. Ovviamente da domani resetterò la mente, senza dubbio. Penso che mi prenderò due giorni di pausa con la mia ragazza, magari sarà più facile dimenticare questa sconfitta“, ha aggiunto Cobolli.

Il finalista dell’ultimo Roland Garros si è poi concesso alle domande dei media italiani: “Mai sottovalutato nessuno. Però è capitato varie volte di perdere con giocatori con classifica nettamente più bassa della mia, rispetto magari a un giocatore 18-20. Capitato tante volte di perdere con giocatori fuori dalla top100. Nel mio inconscio magari c’è il pensiero ‘cavolo, sono un giocatore forte, quello da battere’ e invece poi mi ritrovo a combattere i miei mostri in campo. Non volevo dire che non ero umile, perché sarei stupido. Però sicuramente qualcosa di sbagliato c’è stato e dobbiamo capire cosa. Capire dove si può migliorare. Non voglio che riaccada più. Ho sentito di non aver espresso neanche il 50% del mio tennis. Ovviamente però è anche per merito suo: è stato più forte di me oggi e gli va dato il merito“.

Non sono il tipo che ha bisogno di aiuti esterni per resettare. Sono abituato a farlo da solo, anzi, lo faccio meglio degli altri. Tra cinque minuti probabilmente starò ridendo con i miei amici che sono venuti fin qui. Mi dispiace perché avevo una chance di fare qualcosa di ancor più speciale di quanto comunque non abbia già fatto. Non è così difficile resettare un quarto di finale Slam. Bisogna non solo guardare al risultato di oggi ma al cammino di queste due settimane, che è stato importante. Quasi mai riuscito. Devo essere più contento che dispiaciuto. Alla fine sono fiero di come sono arrivato. Parlando col mio team prima del torneo ero dubbioso di poter avere questo livello anche qui. Pensavo di non aver fatto le cose giuste per arrivare qui. Invece il risultato è stato il contrario. Forse oggi c’è stata anche un po’ di stanchezza“, le parole del 24enne italiano.

Sul fatto di essersi sfogato durante la partita nei confronti di suo padre, che riveste anche il ruolo di coach:Non mi toglie energia, ma di certo caricano di più l’avversario e ammutoliscono un po’ il mio team. È proprio quello che devo migliorare. Mi sentivo in difficoltà e mi sentivo un po’ solo, su un campo del genere mi serviva un po’ di aiuto. Quasi un po’ perso. Non riuscivo a cambiare il risultato. Poi diventa difficile e frustrante. Allora cerco un alibi perché sono abituato così e il primo è mio padre, che subisce un po’ troppo rispetto a quello che merita. Ma quando sono impotente in campo mi sento male. E oggi mi sono sentito abbastanza impotente. La mia frustrazione è caduta su di lui“.

Sulla mancanza di una vera reazione:Probabilmente non mi è arrivata mai la chance. A parte a inizio secondo set, dove credevo di averla riaperta ma in quel game che ho giocato male c’è la risposta alla tua domanda. Se avessi tenuto in quel momento forse la partita sarebbe cambiata, ma non sono riuscito a farlo. E’ difficile però cambiare le cose quando senti di non poterlo fare“.

Probabilmente gestisco in maniera sbagliata le partite dove mi vedo favorito e tutti vedono favorito me. Oggi era importante: un quarto di finale Slam da favorito. E mai mi sarei immaginato a inizio anno di giocare un quarto di finale Slam così tanto favorito. Bisogna anche imparare a gestire queste cose. Se guardo chi è favorito e chi non è favorito, in un anno, probabilmente ne ho 8 davanti a me: quindi sarà importante cambiare questa cosa“, ha concluso Cobolli.

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