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Atletica

Eloisa Coiro: “Il record dei 600 è solo l’inizio. Punto all’1’57” negli 800 ed a superare i miei limiti”

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Eloisa Coiro
Eloisa Coiro / Grana / Fidal

Eloisa Coiro, detentrice del record italiano dei 600 metri piani, è intervenuta nell’ultima puntata di Run2U, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport. Tra i temi trattati, la celebrazione del record sui 600 metri, l’attesa per la gara degli 800 metri a Birmingham e la voglia di provare a conquistare il primato nazionale anche sulla distanza più lunga.

Sui prossimi obiettivi: “Si continua ad andare sempre più avanti, non mettiamo un punto“.

Su come cambia l’approccio mentale rispetto agli 800: “I 600 sono una gara particolare. È come una velocità prolungata: bisogna pensarla più come un 400 prolungato che come un 800 corto. Perciò l’approccio mentale è quello di partire comunque su andature abbastanza sostenute, ma non troppo, perché effettivamente è più lunga di un 400: ci sono altri 200 metri. Quindi è molto, molto complicata, perché devi trovare la giusta via di mezzo e, in questo senso, è più simile agli 800. Perciò è veramente un mix perfetto, direi“.

Sull’allenatore e i modi di comunicare in pista: “Emilio De Bonis è lui che mi allena da quando sono piccola, quindi ormai sono più di dodici anni, forse addirittura tredici. Sono stata molto contenta di aver ottenuto questo risultato a Roma, nel campo in cui mi alleno, a casa mia, con Emilio. C’erano anche i miei genitori, tutti i miei amici e i miei compagni di allenamento. Perciò è stata una bella gara anche da questo punto di vista, proprio per il fatto di averla corsa dove ho iniziato a correre, al Paolo Rosi, dove sono andata per le prime volte“.

Sul fondamentale lavoro delle lepri in occasione del record: “Erano Gaia De Bonis, la figlia di Emilio, ed Elisabetta Vandi, una ragazza che conosco da quando ero piccola perché, quando facevo ancora i 400 metri, gareggiavamo insieme. Era a Roma per altre ragioni, ma mi ha fatto questo grandissimo favore di tirarmi i primi 400 metri ed è stato molto, molto utile perché ha dettato un po’ il ritmo e, mentalmente, è tutto un po’ più facile. Poi il mio era un test, quindi doveva essere comunque stimolante, e lei mi ha dato questo stimolo. Perciò ho ringraziato molto lei e i suoi genitori“.

Sul record italiano degli 800 di Gabriella Dorio: “Gabriella ha corso veramente forte. Si tratta di un tempo che, ancora oggi, ti vale una top ten, o comunque una top 15 mondiale. Perciò è un record che chiaramente è nei pensieri di tutti. Bisogna riconoscere che è un signor record, insomma: è per questo che dura da così tanto tempo. Io però sono serena, sto facendo il mio percorso e queste cose, soprattutto nel mezzofondo, devono capitare quando trovi la gara giusta. Io posso solo allenarmi al meglio e metterci tutto l’impegno possibile. Poi, se verrà, verrà“.

Sul possibile senso di rilassamento o sullo stimolo a migliorare ancora dopo il record: “Penso che ognuno faccia una carriera diversa e il mio stimolo, quello che alimenta il mio fuoco dentro, è migliorarmi sempre e confrontarmi con le atlete che corrono nel mio periodo storico. Oggi il livello è altissimo: c’è Werro che corre in 1’53”, Hodgkinson in 1’54” e diverse ragazze che corrono in 1’55”. Perciò penso che correre in 1’57” sia per me un grandissimo obiettivo e spero di riuscirci il prima possibile. Però, anche dopo, continuerò a essere stimolata proprio dal contesto in cui sono immersa quotidianamente, con queste ragazze bravissime che stanno correndo molto forte. Mi auguro di arrivare a 1’57” e di continuare questa mia progressione negli 800, anche per capire dove sia il mio limite. È questa la ricerca che sto facendo“.

Sulle condizioni di Elena Bellò: “Penso che abbia avuto un problema fisico durante l’inverno, però non lo so con certezza. L’ho vista al raduno, mi ha detto che ha avuto questo infortunio e che sta riprendendo, però mi pare che abbia già gareggiato“.

Sulle aspettative per le gare di Birmingham: “È un campionato del mondo. C’è un livello che non abbiamo mai visto nella storia degli 800 femminili e questo può essere solo uno stimolo. Sarà un campionato come tutti gli altri, chiaramente molto, molto complicato. Io lo considero quasi più un Mondiale che un Europeo, perché i primi cinque tempi al mondo sono tutti europei. Bisognerà correre forte fin dall’inizio, ma alla fine questo è il nostro lavoro. Sapremo come andrà solo quando spareranno lo starter e inizierò a correre. Gli 800 sono gare completamente imprevedibili, soprattutto nei campionati, quindi ci penseremo al momento giusto“.

Sulle sensazioni provate ai blocchi di partenza: “Quando sono alla partenza sono molto concentrata su quello che devo fare. Che sia un meeting o un campionato, mi do delle istruzioni e, insieme a Emilio, riflettiamo spesso su una lettura della gara per aiutarmi e darmi delle risposte nel caso mi trovassi in determinate situazioni. Sono molto concentrata, non guardo tanto le altre: sono completamente focalizzata sul mio obiettivo. Poi, però, con tutte le altre ragazze abbiamo un bellissimo rapporto perché gli 800 sono una disciplina estremamente faticosa e, bene o male, ci sosteniamo tutte a vicenda, perché conosciamo la fatica che comporta“.

Sulla capacità di pianificare ogni aspetto: “C’è sempre una parte di improvvisazione, però, almeno dal mio punto di vista, mi piace avere una traccia, una sceneggiatura sulla quale poi poter improvvisare. Alcune situazioni si verificano così velocemente che, se non le hai già previste mentalmente, non riesci a reagire in tempo. Inoltre, quando si scende in pista bisogna avere le idee molto chiare su quello che si deve fare: non puoi affrontare una gara con la testa tra le nuvole, devi essere focalizzato e determinato“.

Sulla figura del mental coach: “Ho un mental coach dal 2020, si chiama Lorenzo Marconi, con il quale lavoro settimanalmente e mi trovo molto bene. Non avevo particolari ansie da prestazione o problemi di quel tipo, ma mi piaceva l’idea di avere una persona completamente esterna: non i tuoi genitori, non il tuo allenatore, che sono inevitabilmente molto coinvolti emotivamente nella tua vita e nei tuoi risultati. Lui è coinvolto, certo, ma resta una figura esterna con cui puoi confidarti e, soprattutto, lasciare andare alcune paure, esplorando i tuoi limiti mentali e caratteriali. È su questo che lavoro ormai da tanto tempo e ci credo molto. Grazie a questo percorso sono migliorata sia come atleta sia come persona. Mi ha aiutato ad affrontare le situazioni con maggiore tranquillità, a imparare come parlarmi, dove mettere l’attenzione e dove indirizzare le mie energie, soprattutto in vista dei momenti importanti o di quelli in cui le aspettative sono più alte. Credo che queste figure siano molto importanti e complementari all’allenamento: tutto deve funzionare insieme. Non si può prescindere dalla preparazione fisica: il corpo deve essere pronto, allenato, in forma, e l’allenatore è fondamentale perché è lui che ti porta ogni giorno in pista a dare il massimo. La mente, però, ogni tanto gioca brutti scherzi. A volte ottieni un otto o un nove su dieci perché mentalmente non sei del tutto pronta oppure ti sei portata dietro pensieri che non ti permettono di esprimerti al meglio, magari per paura o perché non riesci a restare ancorata al presente. Avere qualcuno che ti dà quell’aiuto in più ti permette, certe volte, di tirare fuori il tuo undici su dieci“.

Sul lavoro di visualizzazione: “La tecnica della visualizzazione consiste nell’immaginare una situazione, in prima o in terza persona, ed è uno strumento che si usa molto. Non è l’unica cosa che fai, ma è sicuramente molto importante perché ti aiuta a concentrarti sugli aspetti essenziali. Mi ricordo che, tanti anni fa, mi ero infortunata a un tendine del semimembranoso. Dovevo eseguire delle andature, ma con quella gamba non riuscivo a farle bene. Ne parlai con il mental coach e iniziammo a lavorare con la visualizzazione. Già solo immaginando quel movimento non riuscivo a farlo: vedevo tutto nero, come se dopo quell’infortunio fosse impossibile pensarmi mentre eseguivo quel gesto. Lavorando su questo aspetto, sbloccandomi e continuando ad allenarmi ogni giorno, siamo riusciti a trovare una soluzione anche dal punto di vista mentale. Perché, se non riesci nemmeno a chiudere gli occhi e immaginarti un movimento, come puoi aspettarti di farlo nella realtà? È uno strumento molto efficace, secondo me. Naturalmente richiede costanza e allenamento: non sono cose che si improvvisano. Bisogna applicarsi con continuità, ma io ne ho tratto grandi benefici“.

Sul miglioramento personale oltre che da atleta: “Quando vai a gareggiare su questi palcoscenici sei da solo. Hai tutti i riflettori puntati addosso e quindi, se non hai fatto i conti con le tue insicurezze o anche con le tue paure, rischi di non performare al 100%. Io, parlando delle difficoltà che ho avuto, a un certo punto non riuscivo a partire forte sugli 800 metri. Ero fissata con il passaggio ai 400, il 56 e così via. Lì dovevo convincere me stessa che sarei riuscita a reggere un passaggio così veloce. Piano piano, dopo tante prove, ci sono riuscita. Il mio personale dell’anno scorso l’ho fatto a Rabat, correndo una gara completamente diversa da tutte quelle che avevo sempre fatto: sono partita dietro la lepre, sono passata in 56″6 ai 400, quindi decisamente più forte di quello che, teoricamente, avrei dovuto fare. La vera vittoria, infatti lo scrissi anche nel mio post, non è stata tanto aver corso in 1’58″6, quanto aver fatto qualcosa di diverso da quello che mi ero sempre immaginata o da quello che pensavo di poter fare. Ho superato un mio limite mentale, quello di non poter partire forte, e alla fine è andata anche bene. È pazzesco, perché ti dà una consapevolezza di te stessa e una sicurezza che raramente ho trovato nella vita di tutti i giorni. È questo il bello dell’atletica, o comunque dello sport ad alto livello: ti permette di guardarti dentro e capire che o fai delle scelte per migliorarti oppure resti fermo sui tuoi tempi. Non c’è molto da fare. È un po’ come è successo nel tennis con Federer, Nadal e poi Djokovic, che si sono stimolati a vicenda. Guarda adesso Sinner e Alcaraz“.

Sulla particolarità dell’anello indossato al dito: “Fa parte della mia famiglia. Si chiama chevalier“. Sul Challenge inserito dalla Federazione due giorni prima dei Campionati Italiani: “Io non ho mai gareggiato al Challenge, però capisco il disagio di questi ragazzi. È chiaro che significherebbe fare un turno in più. È un po’ quello che è successo a Parigi con il turno di ripescaggio che ho dovuto affrontare. Io non capisco tanto il Challenge in sé. Secondo me sarebbe bello avere un Campionato Italiano Assoluto folto e pieno di partecipanti. Mi ricordo che quando ero piccola ottenni uno dei miei migliori risultati, la seconda prestazione italiana Allieve, proprio ai Campionati Italiani Assoluti. Penso che, più che per noi grandi, per i più giovani gli Assoluti possano rappresentare un’esperienza importantissima, perché ti confronti con atleti già maturi, anche se hai un’età molto giovane. Per me è stata un’esperienza che mi ha segnato tantissimo. Corsi con Baldassarri e Santiusti, che erano atlete molto forti; Santiusti, tra l’altro, in carriera ha corso in 1’58. La ricordo come un’esperienza estremamente formativa e penso che, in questo senso, i Campionati Italiani Assoluti potrebbero tornare a essere anche un momento di formazione per i più giovani. È la prima volta che ti confronti con atlete che fanno le Olimpiadi e i Mondiali. È un momento di crescita, perché solo confrontandoti con chi è più forte puoi migliorare. Non credo che ci sia molto da imparare battendo qualcuno che corre più piano“.

Sulla possibilità che il primato della Kratochvílová possa cadere: “Da quello che ho visto penso di sì. Per me quello che stiamo vedendo è un livello da record del mondo. Credo che Werro sia sulla strada giusta. Mi ha davvero impressionato quest’anno: è su un altro livello, un altro pianeta. Però sono curiosa di vedere anche come risponderà Keely Hodgkinson, perché secondo me arriverà una risposta da parte sua. E sono curiosa anche di capire come evolverà Ball in questa sua carriera sugli 800 metri. Sarà un trio che, secondo me, si stimolerà parecchio a vicenda e forse sarà proprio questa la chiave che permetterà di abbattere il record del mondo“.

Su chi è Eloisa quando non si allena e su come trascorre il tempo libero: “Non sono molto abituata a parlare di me. In tutti questi anni ho portato avanti anche il percorso accademico, che mi è sempre piaciuto e mi ha sempre stimolato. Sto finendo la laurea magistrale alla Luiss: mi mancano due esami e la tesi in Management e Finanza. Quando ho tempo libero studio, perché vorrei finirla il prima possibile. È chiaro che in questo periodo mi sono concentrata molto sull’atletica, però non ho mai abbandonato l’idea di concludere questo percorso. Faccio una vita molto dedicata allo sport, quindi mi riposo tanto, ma mi piace anche cucinare. Sono molto curiosa e mi piace sperimentare, anche perché crescendo ho dovuto capire molte cose dal punto di vista dell’alimentazione. Essendo donna, penso di parlare anche a nome di tante ragazze: molte, prima o poi, attraversano un periodo complicato nel rapporto con il cibo. Da lì è nata anche questa curiosità. Cucinare mi rilassa molto. Mi piace leggere, ascoltare musica, che adoro, e stare con i miei amici. Sono già una persona molto metodica, quindi cerco di non ingabbiarmi ancora di più. Anzi, quando posso ho bisogno di svagarmi. Sono fidanzata da otto anni. Il mio ragazzo si chiama Matteo e vive a Parigi, quindi quando ho tempo vado a trovarlo oppure viene lui a Roma“.

Sulla gara di Madrid: “Disputerò gli 800 metri allo stadio Vallehermoso. Per il momento non ci sarà la possibilità di gareggiare a Londra: ero in waiting list, ma non ci sono state cancellazioni. Poi parteciperò ai Campionati Italiani“.

Sul possibile dissidio con Marta Zenoni: “In realtà avevo già spiegato questa vicenda e non capisco perché si sia creata tutta questa polemica. Sono andata alle Universiadi di Bochum, dove ho preso un fortissimo raffreddore che mi è durato a lungo, anche dopo gli Italiani, gara nella quale già non stavo bene. Abbiamo corso con tanto vento, Marta ha vinto e io ho fatto comunque uno sforzo enorme. Finita la gara sono salita in ambulanza. Da pochi minuti dopo l’arrivo fino a poco prima della premiazione sono rimasta lì con il saturimetro e diversi medici che cercavano di farmi riprendere, perché facevo fatica a respirare. Sul podio stavo semplicemente cercando di non svenire. Guardavo dritto davanti a me e la signora che ci ha premiato, che conosco, mi teneva la mano perché rischiavo davvero di cadere. Ho soltanto cercato di restare in piedi, prendere la medaglia e basta. Tra l’altro, ogni volta che scendo dal podio mi tolgo la medaglia: è una mia abitudine, quindi non c’entra assolutamente nulla. Non è successo proprio niente. Anzi, con Marta ci siamo viste dopo, ho fatto i complimenti sia a lei sia al suo allenatore. Sono sempre stata un’atleta corretta. Semplicemente, in quel momento stavo davvero male. Mi dispiace che da quell’episodio sia nata un’idea che, oggettivamente, non è mai corrisposta alla realtà“.

Sui campi di atletica a Roma: “Ci sono la Farnesina, il Paolo Rosi, Caracalla, la Sapienza. Ce ne sono parecchi, tra cui anche la Cecchignola e almeno altri cinque in cui non sono mai andata“. I ringraziamenti al proprio team: “Ringrazio il mio allenatore, Emilio De Bonis, il mio mental coach, il mio fisioterapista e tutto il team che mi segue. E naturalmente la mia famiglia, che mi aiuta tantissimo. Insomma, devo dire grazie soprattutto a loro“.

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