Tennis
Bryan Shelton: “Ben a volte oltrepassa quel limite di aggressività e si autosabota”
Ben Shelton è uno dei giocatori in possesso delle caratteristiche per poter mettere in difficoltà Alcaraz e Sinner. L’americano non riesce però, in diverse circostanze, a valorizzare le proprie attitudini nel modo corretto. L’aggressività è certamente una delle sue peculiarità, ma spesso finisce per ritorcerglisi contro. Il padre Bryan ha parlato di questo e di altre interessanti tematiche.
Bryan Shelton, padre di Ben, si è confidato in un’intervista per il podcast dell’ex tennista Caroline Garcia e ha dichiarato: “Come allenatore, questa è la sfida, lavorare con un ragazzo come Ben, che è molto aggressivo. A volte però oltrepassa quel limite, si autosabota, e non arriva nemmeno al secondo o terzo turno del torneo”.
Sulla difficoltà di conciliare il ruolo di allenatore con quello di padre: “È difficile conciliare questi due ruoli: essere padre di un bambino ancora molto piccolo, che sta crescendo e scoprendo la vita, e allo stesso tempo essere il suo allenatore. Sì, a volte è dura. Ma credo che per me la chiave sia la pazienza e la comprensione. Sono sempre attento a come si sente Ben, mentalmente ed emotivamente, quando vuole parlare di tennis, del suo gioco, di argomenti legati a questo sport. Ne sono consapevole. E quando non ne ha voglia, lo so bene. Quindi rispetto entrambi. E credo che sia proprio questo a rendere sano il nostro rapporto”.
Sul messaggio da trasmettere al figlio: “Voglio che capisca che è un gioco, che sta giocando e che dovrebbe goderselo appieno, divertendosi. E quando mi vede e vede che mi diverto, che vinca o che perda, voglio ricordargli che non conta solo il risultato. Siamo competitivi, ma nella vita c’è di più del solo risultato. I risultati dovrebbero essere in qualche modo una conseguenza”.
Un attributo essenziale per avere successo nel tennis: “La fiducia è qualcosa che, se guardate intorno, anche tra i giocatori al vertice, i primi 100 al mondo, è qualcosa che va e viene durante la stagione. A volte, tutto fila liscio in modo naturale. Hanno quella fede interiore e quella sicurezza che continuerà, e iniziano a sentire la formula del successo. Sentono di non doverne nemmeno parlare. È semplicemente una sensazione che provano dentro quando le cose vanno bene. E non ci pensano troppo; sono semplicemente in un piacevole stato di flusso”.
Sul messaggio ai genitori che, come lui, sono anche allenatori: “Cerco sempre di fare domande. È un modo diverso di approcciare e insegnare ai propri figli come pensare, come risolvere i problemi, come arrivare a soluzioni e risoluzioni, come crescere e svilupparsi. Perché se diciamo costantemente ai nostri figli cosa fare, come farlo, come farlo meglio, diventa qualcosa di nostro e non di loro”.
