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Wimbledon 2026, i precedenti di Jannik Sinner. Dagli esordi del 2019 al trionfo del 2025
Jannik Sinner che entra a Wimbledon 2026 da campione in carica dell’anno precedente. Una cosa che, nel singolare maschile, in Italia non s’era mai vista né vissuta. E invece, l’anno scorso, è accaduto, con l’ormai celebre vittoria su Carlos Alcaraz che fu anche straordinaria rivincita, soprattutto a livello mentale, rispetto al Roland Garros di appena un mese prima. Ma quella di Sinner a Wimbledon è una storia che, paradossalmente, tanto bene non era partita.
Occorre in questo caso partire dal 2019. E neanche da Wimbledon, ma da Roehampton, il luogo dove ancora oggi si tengono le qualificazioni. Sinner, infatti, affrontò in quella sede Alex Bolt, australiano noto per la sua pericolosità sui prati allora come oggi. E, in effetti, il match fu tra i più duri e, per chi vi riuscì ad assistere, anche interessanti dell’intero lotto del tabellone cadetto. Lo vinse, però, Bolt, per 2-6 7-5 12-10 (allora c’era ancora il set decisivo a oltranza, in quell’anno fu varata la conclusione sul 12-12: l’unificazione al tie-break lungo del quinto set per gli Slam sarebbe venuta più avanti).
Nel 2021, invece, Sinner arrivò a Wimbledon, stavolta come numero 23 del mondo, non sotto una buona stella. Qualche risultato era mancato, l’erba del Queen’s lo aveva respinto (anzi, lo aveva fatto Jack Draper che allora ancora in pochi conoscevano, ma aveva già grande talento). E gli toccò un avversario sempre complesso, Marton Fucsovics. L’ungherese non solo vinse per 5-7 6-3 7-5 6-3, ma s’involò fino ai quarti di finale, dove a eliminarlo pensò Novak Djokovic.
Il 2022, invece, fu l’anno in cui cominciò a esserci un miglior feeling tra Jannik e l’erba, e non solo ai Championships. Al classe 2001 toccò subito Stan Wawrinka, lo svizzero che a dispetto dei grandi risultati non ha mai digerito particolarmente i prati. Dopo il 7-5 4-6 6-3 6-2 all’elvetico e il 6-4 6-3 5-7 6-2 allo svedese Mikael Ymer, venne il momento di John Isner: anche il gigante USA fu estromesso per 6-4 7-6(4) 6-3. Agli ottavi, l’inevitabile: Carlos Alcaraz. I due furono piazzati sul Centre Court, Sinner iniziò a spron battuto rispondendo profondissimo, poi lo spagnolo riuscì a riaversi, ma non a rimontare. Finì 6-1 6-4 6-7(8) 6-3 e Jannik andò ai quarti di finale, dove c’era Novak Djokovic. Dopo due set, però, il tabellone diceva 7-5 6-2 per l’italiano. Poi il serbo si riprese l’inerzia e volò via: 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2.
Nel 2023, poi, la situazione migliorò ancora. Dopo due turni praticamente di routine con gli argentini Juan Manuel Cerundolo (6-2 6-2 6-2) e Diego Schwartzman ormai molto sceso di livello (7-5 6-1 6-2), toccò al francese Quentin Halys (3-6 6-2 6-3 6-4) e al colombiano Daniel Elahi Galan (7-6(4) 6-4 6-3), uno capace di dar fastidio anche sui prati. In uno spot di tabellone dalle tante eliminazioni o autoeliminazioni, ai quarti ci fu il russo Roman Safiullin: finì 6-4 3-6 6-2 6-2. In semifinale di nuovo Djokovic: il paradosso fu che il match finì 6-3 6-4 7-6(4) per il serbo, ma l’italiano si dimostrò più vicino nel livello rispetto a un anno prima. La prova provata si sarebbe avuta nei dieci giorni tra ATP Finals e Coppa Davis.
2024. L’anno in cui Jannik arrivò a Wimbledon da numero 1 del mondo, una prima volta assoluta. Dopo un 6-3 6-4 3-6 6-3 contro il tedesco Yannick Hanfmann, venne il derby (che nessuno avrebbe voluto a questo punto) con Matteo Berrettini, che finì 7-6(3) 7-6(4) 2-6 7-6(4) e raccolse quasi un milione di telespettatori su Sky. Tranquillo il terzo turno con il serbo Miomir Kecmanovic (6-1 6-4 6-2), risolto bene l’ottavo con l’USA Ben Shelton (6-2 6-4 7-6(9), tre set spesso tranquilli), venne il quarto con Daniil Medvedev. Del quale, oggi, si sa tutto: Sinner era già a conoscenza del caso Clostebol che sarebbe esploso un mese più tardi e quella notte dormì male, anzi non dormì. E, in campo, si sentì quasi svenire, dovendo uscire dal campo per riprendersi. In queste condizioni il match ebbe contorni surreali, ma finì a Medvedev per 6-7(7) 6-4 7-6(4) 2-6 6-3.
Nel 2025, invece, da “vendicare” c’era la conclusione del Roland Garros. Tre turni senza l’ombra di un problema (6-4 6-3 6-0 a Luca Nardi, 6-1 6-1 6-3 all’australiano Aleksandar Vukic, 6-1 6-3 6-1 allo spagnolo Pedro Martinez), poi, agli ottavi, Grigor Dimitrov. Nei primi punti Sinner cadde ed ebbe problemi a un braccio: si sarebbe poi scoperto che aveva perso un po’ di potenza nei colpi. Ad ogni buon conto, il bulgaro giocò una partita per due set praticamente perfetta, facendo sognare i tanti che lo avevano seguito fin da quando sembrava sempre nell’ombra di Federer per tipo di gioco. Poi una caduta sul finale di secondo set da parte di Dimitrov, apparentemente insignificante, ma i cui drammatici effetti si videro sul 3-6 5-7 2-2, nel terzo set, a tetto chiuso: una spalla andata, l’infortunio e l’inevitabile ritiro, con la costernazione generale di tutti, Sinner compreso.
Anche così, Jannik dovette prendere le sue precauzioni, nella forma di un lungo corsetto sul braccio offeso con il quale, ad ogni modo, proseguì il torneo. Ritrovò Ben Shelton ai quarti, e finì 7-6(2) 6-4 6-4, poi in semifinale match senza storia contro un Novak Djokovic anche lui con qualche noia fisica al ginocchio destro causata dalla caduta nel finale del quarto contro Flavio Cobolli. Com’è come non è, finì 6-3 6-3 6-4 e Jannik si guadagnò la prima finale a Wimbledon. L’avversario? Sempre lui, Carlos Alcaraz. Che riuscì a vincere il primo set, ma si trovò poi a dover subire un clamoroso ultimo game del secondo e tanti, piccoli, splendidi dettagli che dissero una sola cosa: 4-6 6-4 6-4 6-4, e Jannik Sinner, nella prima finale giocata alle 16:00 britanniche (le 17:00 italiane) nella storia dei Championships, ce l’aveva fatta.
