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Wilander spiega il boom del tennis italiano: “Come la Svezia degli anni ’80, Sinner ha aperto la strada”
Il tennis italiano continua a raccogliere risultati di altissimo livello e il Roland Garros 2026 ne ha offerto un’ulteriore dimostrazione. Nonostante l’eliminazione anticipata del numero uno del mondo Jannik Sinner, l’Italia ha saputo imporsi come protagonista assoluta sulla terra battuta parigina grazie alla finale raggiunta da Flavio Cobolli, alla doppia presenza in semifinale con lo stesso Cobolli e Matteo Arnaldi e ai tre azzurri approdati nei quarti di finale, completati da Matteo Berrettini.
Un exploit che, secondo Mats Wilander, non rappresenta affatto un episodio isolato. L’ex campione svedese, vincitore di tre edizioni del Roland Garros e oggi apprezzato commentatore televisivo, ha analizzato il fenomeno in un intervento pubblicato su L’Equipe, individuando numerose analogie tra l’attuale crescita del movimento italiano e la straordinaria epoca vissuta dalla Svezia negli anni Ottanta.
“Mi chiedono spesso di spiegare l’attuale successo del tennis italiano mettendolo a confronto con quello che noi svedesi abbiamo vissuto negli anni ’80. In effetti ci sono molti punti in comune“, afferma Wilander. Un paragone che non nasce dal caso. Lo svedese fu infatti uno dei protagonisti della generazione d’oro che, dopo l’esplosione di Björn Borg, portò il tennis svedese ai vertici mondiali attraverso campioni del calibro di Stefan Edberg e una lunga serie di giocatori stabilmente presenti nelle fasi finali dei grandi tornei.
Secondo Wilander, il primo elemento comune tra le due realtà è rappresentato dall’effetto trainante esercitato da un campione capace di fungere da modello per tutti gli altri. “All’inizio c’era solo Björn Borg, arrivato prima di tutti“, ricorda l’ex numero uno del mondo. “Dopo di lui sono emersi altri giocatori, ma non è successo molto fino a quando ho iniziato a vincere“.
Lo stesso meccanismo, a suo giudizio, si sta verificando oggi in Italia. “La situazione in Italia è molto simile. Tutti i giocatori conoscono Jannik Sinner. Tutti, inevitabilmente, lo hanno battuto una o più volte in allenamento. E allora pensano: ‘Perché non io? Non sono poi così lontano dal suo livell’“. Un processo che genera fiducia, ambizione e una continua crescita reciproca tra giocatori appartenenti alla stessa generazione.
Wilander sottolinea inoltre come il successo italiano sia il risultato di una combinazione di fattori strutturali e culturali. “Il sistema italiano, il gran numero di tornei Challenger organizzati sul territorio, la fedeltà dei giocatori ai propri allenatori per molti anni e l’eccellente formazione tecnica impartita dalla federazione sono tutti fattori che spiegano questo successo“.
Nell’analisi trova spazio anche il ruolo svolto da Fabio Fognini, figura che considera fondamentale per la diffusione della popolarità del tennis nel Paese. “Non bisogna sottovalutare neppure l’effetto Fabio Fognini. A modo suo, ha contribuito a rendere popolare il tennis in Italia“. Pur riconoscendone le contraddizioni caratteriali, lo svedese evidenzia come il ligure sia stato capace di conquistare il pubblico grazie al suo talento e alla sua personalità. “Quando era davvero motivato, è stato un giocatore da top-10, con una personalità straordinaria“.
Per Wilander, Fognini ha avuto un impatto che va oltre i risultati ottenuti in campo. “È stato lui a dare il via al movimento, perché ha reso il tennis qualcosa di affascinante e moderno. In conferenza stampa era carismatico, spiritoso, sempre capace di attirare l’attenzione“.
Infine, l’ex fuoriclasse svedese individua nella forza dell’emulazione uno degli aspetti decisivi per comprendere l’attuale momento d’oro del tennis italiano. “Quando un bambino di dieci anni vede Sinner vincere praticamente tutto, si può essere certi che sarà naturalmente attratto dal tennis. È così che nascono e si sviluppano nuove generazioni di talenti“.
