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MotoGP, Marco Bezzecchi vittima delle sue azioni. Sono giorni di fuoco, ma per fortuna si torna subito a correre!

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Marco Bezzecchi
Marco Bezzecchi / IPA Sport

Non sono e non saranno giorni semplici per Marco Bezzecchi. Fortunatamente, già domenica 28 giugno si corre ad Assen. Dunque non vi sarà alcuna pausa dopo il disgraziato Gran Premio di Cechia, durante il quale il ventisettenne riminese è stato squalificato per aver tirato uno schiaffo a un addetto alla pista che stava gestendo maldestramente la RS-GP rimasta nella ghiaia.

Una sanzione severissima, comminata per evitare che si creasse un precedente. Ossia, se il romagnolo non fosse stato escluso dal resto del GP, si sarebbe avuta una situazione per la quale, un domani, la norma avrebbe potuto essere nullificata de facto. Chiunque avesse colpito un marshall, avrebbe potuto appellarsi al precedente della mancata esclusione di Bezzecchi, con buone possibilità di sfangarla.

Inutile quindi recriminare, patetico strepitare al “complotto per favorire Marquez”, inquietante lagnarsi del fatto che questa squalifica non sia aderente al contesto sportivo, etichettandola come l’ennesimo esempio di imperante buonismo e della dinamica che “non si possa più dire o fare nulla”. No, signori, qui si ragiona seguendo le logiche del diritto, perché tali hanno imposto l’esclusione del riminese.

Il problema, per Marco, è che nel mondo d’oggi nulla viene perdonato tanto facilmente e tutto ciò che “fa rumore” viene ampliato da un’assordante eco mediatica. Ne consegue che, da sabato 20 giugno, la sua figura sia diventata divisiva. Da un lato c’è chi lo considera un ‘Bad Boy’ o un ‘Brat’, una sorta di teppistello immaturo che rischia di essersi giocato il Mondiale per un’azione d’impulso. Dall’altro lato c’è chi lo vede come un ‘Ribelle’, un ‘Maverick’, colpito dai pedanti padroni del vapore.

In realtà, Bezzecchi non è né l’uno, né l’altro. Semplicemente è un giovane uomo di 27 anni che, in un momento in cui vagonate di adrenalina si erano appena gettate nelle sue vene, ha agito d’istinto. Può capitare a chiunque di noi. Proprio per questo, non ha senso gettare la croce addosso al #72, né elevarlo a eroe antisistema.

Ecco perché fondamentale si possa tornare a correre immediatamente, per ridurre al minimo lo iato tra il fattaccio di Brno e qualunque cosa avverrà ad Assen. In questo modo, Marco avrà modo di tornare a far parlare di sé solo, ed esclusivamente, per i risultati ottenuti, o non ottenuti, in pista. Assen è un tracciato che gli ha sempre detto bene, l’augurio è quello di vederlo al vertice, in maniera tale da cestinare in fretta qualsiasi etichetta e qualsivoglia discorso davvero extrasportivo.

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