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MotoGP, il Mondiale 2026 è femmina. Volubile e senza padroni. Cinque pretendenti alla “mano iridata”

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Marco Bezzecchi
Bezzecchi Lapresse

La sera di domenica 31 maggio, Marco Bezzecchi era leader incontrastato del Mondiale di MotoGP. Al di là dell’aritmetica, che lo poneva al comando della classifica iridata con 17 punti di vantaggio sul compagno di squadra Jorge Martin e con più di 100 lunghezze di margine sullo spauracchio Marc Marquez, la sensazione era quella di trovarsi di fronte a un pilota con il profilo del potenziale Campione del Mondo.

Anzi, l’impressione corroborata dai fatti era di avere a che fare con il più forte. Non poteva essere altrimenti dopo il filotto vincente sul finire della stagione 2025 e dopo aver conseguito quattro affermazioni su sette GP nel 2026. Certo, c’era il vulnus della Sprint, ma la criticità appariva gestibile. Rappresentava l’unico aspetto su cui lavorare.

Poi è arrivato il mese di giugno e, con esso, un autentico buco nero nel rendimento del riminese. Tutto ha cominciato a girar male al Balaton Park, dove è stato abbattuto da Martinator. Lì, Bez, non ha avuto colpe. Poi c’è stato il fattaccio di Brno, seguito dal bruttissimo capitombolo di Assen. È evidente come sia stata persa la serenità, con il rischio di compromettere anche la salute.

From hero to zero, per parafrasare un detto britannico. Più o meno l’equivalente del nostro “dalle stelle alle stalle”. Bezzecchi ha perso la prima posizione nella classifica generale a favore di Martin, ma soprattutto ha visto Marquez avvicinarsi a 33 punti. Peraltro, dove sta scritto che siano solo i due spagnoli i rivali per il titolo? Sono i più accreditati, nulla quaestio, ma Fabio Di Giannantonio è un cagnaccio indomito e questo Ai Ogura non va derubricato tanto a cuor leggero.

Ovviamente, adesso nei confronti del #72, è cominciato il tiro al piccione. Uno dei due sport nazionali rimasti in Italia dopo la caduta in disgrazia del calcio. L’altro è quello di salire sul carro del vincitore. Nel caso di Bezzecchi, il carro si è svuotato repentinamente e Marco è rimasto solo a fare da cocchiere a dei cavalli imbizzarriti. Nulla a che vedere con la razionalità.

Di razionale, comunque, c’è poco nell’attuale mondo delle due ruote. Assen ci ha confermato che questo Mondiale di MotoGP è femmina. Anzi, donna. Volubile, senza padroni e determinata a concedersi solo a chi merita davvero. I pretendenti sono tanti. Almeno cinque, tutti con credenziali differenti, ma ognuno di essi determinato a conquistare ‘La Mondialessa’, se così può essere definita.

Il quintetto citato è racchiuso in 40 punti, poco più di una gara, quando non siamo ancora a metà stagione. Bezzecchi ha cominciato da “sfidante designato”, è diventato “il favorito” e ora è passato al ruolo di “bidone”. Marquez ha iniziato da “Campione in pectore”, è passato al ruolo di “infermo”, ora è “il favorito”. Martin e Di Giannantonio mantengono lo stesso profilo, mentre nelle ultime settimane Ogura è salito prepotentemente di colpi.

La verità è che non ci sono certezze e che i valori cambiano a seconda degli umori di una stagione affascinante. Ora si tira il fiato prima della tappa tedesca. Tutti i riflettori saranno puntati su Marquez, il Sachsenring è “casa sua”. Però, alla luce di quanto sta accadendo nelle ultime settimane, nulla può essere dato per scontato. Neppure la sua supremazia in terra teutonica.

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