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Lipowitz: ” Sarebbe bello che Evenepoel indossasse la maglia gialla dopo la cronosquadre. L’ultima settimana sarà dura”
Sono trascorsi solamente pochi giorni dalla conclusione del Giro d’Italia. L’attenzione però si è già spostata sull’inizio sempre più vicino del Tour de France. La corsa francese prenderà il via ad inizio luglio e presenterà un campo di partecipazione stratosferico che contribuirà sicuramente ad innalzare il livello dello spettacolo e renderà la lotta per il podio aperta a numerosi candidati. Nel novero dei corridori che puntano a vivere una corsa nella quale recitare un ruolo da protagonisti rientra sicuramente il tedesco Florian Lipowitz, alfiere della Red Bull-Bora-hansgrohe.
Florian Lipowitz, nel corso di una lunga intervista ad Eurosport Germania, si è soffermato sull’esito positivo della preparazione verso il Tour de France: “In linea di massima molto bene. Il tempo è fantastico. Un ritiro in altura è ovviamente sempre impegnativo. Bisogna prepararsi mentalmente a trascorrere qui tre settimane, perché non c’è molto altro da fare oltre a mangiare, dormire e allenarsi. L’atmosfera è ottima e anche la preparazione sta procedendo bene […] Dormiamo a poco più di 2300 metri. All’inizio, naturalmente, nei primi tre o quattro giorni restiamo sempre relativamente in alto. Qui c’è persino una strada su cui si può salire fino a 3000 metri. Lì cerchiamo naturalmente di acclimatarci il più rapidamente possibile. Quando iniziano gli allenamenti a intervalli, si scende per cercare di avere un po’ più di ossigeno per respirare. Dopodiché si risale in bici”.
Sull’esito delle risposte dal punto di vista fisico e sul confronto diretto con Pogačar: “Tutta la primavera mi ha regalato fiducia in me stesso. Dopo il Tour de France dell’anno scorso ho dovuto lottare un po’. Fino alla Catalogna è stato un periodo lungo e ho pensato molto. Per fortuna, di gara in gara è andata sempre meglio. Concludere il primo grande blocco di gare con il Romandia è stata una bella esperienza e mi ha dato molta fiducia in me stesso per la preparazione al Tour. Pogačar, prima delle classiche delle Ardenne, ha corso prevalentemente gare di un giorno; quindi, mi aspetto un Pogačar diverso al Tour”.
Sul momento difficile vissuto dopo il Tour dello scorso anno: “Fondamentalmente ho avuto difficoltà a riprendermi, a rilassarmi, a prendere le distanze dal ciclismo. Mi ci è voluto molto tempo per recuperare davvero. Volevo concludere bene la stagione in Italia, ma non appena ho intensificato gli allenamenti mi sono ammalato ripetutamente. Il corpo mi ha semplicemente detto che non ce la faceva più. Allora abbiamo deciso di concludere la stagione in anticipo. Sono stato otto settimane in pausa, mi sono ripreso bene mentalmente. Il ritorno all’allenamento non è stato proprio piacevole, ma per me personalmente è stata una primavera molto bella e questo mi ha ridato fiducia in vista del Tour”.
Su una gara da affrontare senza troppe pressioni, vista anche la contemporanea presenza di Evenepoel: “È un compito molto difficile. Cerco di non mettermi troppa pressione, per questo è positivo che affrontiamo il Tour come coppia di leader. In questo modo possiamo dividerci la pressione e trarne vantaggio. Durante il Tour vedrò quanto sarà grande il trambusto, come gestirò tutto ciò che ruota attorno al ciclismo. Ma penso di aver imparato molto l’anno scorso e di essere cresciuto come persona, e quindi di poterlo gestire meglio”.
Sulla doppia leadership come strumento perdi avere più chance a disposizione, ma sarà poi la strada a determinare le gerarchie: “Sarebbe bello che Remco indossasse la Maglia Gialla dopo la cronosquadre, sarebbe un grande obiettivo per noi come squadra. Ma anche altre squadre ci puntano. L’ultima settimana del Tour sarà molto dura, fino ad allora non si possono trarre conclusioni. Remco è un ciclista molto forte, uno dei migliori in circolazione. Ha vinto la Vuelta. È arrivato terzo al Tour, quindi è in grado di affrontare tre settimane di gara e anche lunghe salite. Spero che possiamo trarre vantaggio l’uno dall’altro e avere più carte da giocare”.
Su una gara molto più combattuta rispetto a quella dello scorso anno e con tanti pretendenti al podio: “Non la definirei una lotta a tre, perché ci sono molti corridori che hanno possibilità di salire sul podio. Vingegaard sta andando alla grande e al Giro d’Italia ha fatto un ulteriore passo avanti. Dipenderà da quanto sarà stanco al termine del Giro. Ciononostante, è ancora due passi avanti a tutti gli altri. In tre settimane di Tour de France possono succedere molte cose, bisogna anche riuscire a superarlo senza cadute. Per questo credo che la gara per il terzo posto sia aperta. Battere Pogacar o Vingegaard è ovviamente molto difficile. Credo che Paul Seixas renderà loro la vita decisamente difficile. Ha corso molto bene quest’anno, il passo avanti che ha fatto rispetto all’anno scorso è stato enorme. Sarà un avversario difficile per entrambi”.
