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Atletica

La Torre: “Finalmente sta emergendo il talento di Fortunato. Jacobs è incredibile per la capacità motoria di apprendere”

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Marcell Jacobs
Marcell Jacobs / Lapresse

Nell’appuntamento numero 22 di Run2U, trasmissione che va in onda sul canale YouTube di OA Sport, condotta da Sabrina Sgalaberna e Danny Frisoni, l’ospite è stato Antonio La Torre, il Direttore Tecnico della FIDAL, che ha parlato del ruolo di DT e del futuro dell’atletica azzurra.

Il segreto del successo italiano: “Io credo che i nostri atleti abbiano capito che se teniamo questa compattezza di gruppo, questo continuo stimolarsi, si è visto in Coppa Europa a La Spezia, dove per problemi fisici una punta assoluta come Nadia Battocletti ed una delle nostre punte Yeman Crippa, che insieme ad Aouani rappresenta quanto di meglio in questo momento c’è in ambito di lunghe distanze, in modo particolare la maratona, ma che sanno difendersi molto bene anche in pista sui 10 km, avete visto che siamo riusciti ad avere un successo individuale, un secondo posto a squadre dietro una Francia fortissima, ed invece un primo posto con le donne che senza Nadia è il segno di quanto sta germogliando alle spalle di questi fenomeni ed è quella la cosa più importante“.

Il ruolo di direttore tecnico: “Adesso è molto più utile e bello parlare di risultati che continuano ad arrivare, pur avendo teste e opinioni diverse. Se ci si guarda indietro, a quando ho accettato questo incarico, che non pensavo potesse durare così a lungo, sinceramente ve lo dico, senza nessuna piaggeria, io ero convinto di arrivare a Tokyo 2020, 18 mesi, poi tornavo a fare il mestiere che mi piace da morire, che è fare il docente, quello di insegnare, e poi mi hanno trattenuto. Qui si tratta di decidere: o si torna a fare i Tafazzi o invece si prova ad affrontare le sfide del mondo, ed abbiamo provato ad affrontare le sfide che il mondo ci ha posto di fronte, aiutati indubbiamente da una generazione di fenomeni, parlo della prima ondata di Tokyo, quindi i 10 minuti che hanno cambiato la storia dello sport italiano in generale, con Tamberi prima e Jacobs subito dopo, e poi la staffetta, Palmisano e Stano“.

La fioritura del movimento italiano: “Dietro di loro, già nel 2022 sono cominciati ad emergere ai Campionati Mondiali indoor Fabbri e Simonelli, ed è stato tutto un continuo quasi passarsi il testimone, tant’è che lo scorso anno a Tokyo abbiamo fatto la miglior spedizione di sempre ai Campionati Mondiali all’aperto ed abbiamo scoperto che un ragazzo di 20 anni può vincere un titolo mondiale, quando ti chiami Mattia Furlani e sei un fenomeno, scopri che una ragazza come Nadia Battocletti può sfidare quelle che sembravano le gazzelle imbattibili degli altipiani, e quindi pian piano si levano, diciamo, una sorta di alibi mentali inutili, si scopre che è meglio provarci, poi sono più le volte che non ci si riesce, non è che è una strada in discesa, è una strada sulla quale bisogna continuamente, costantemente ragionare, aggiornarsi, però è molto più intrigante provare a dare il meglio di se stessi che non guardarsi le punte dei piedi, essere tristi, musoni e dove praticamente nessuno ti considera“.

Gli azzurri si stimolano a vicenda: “Questi ragazzi ci stanno dimostrando, per quello vanno guardati da molto vicino, che si può essere cittadini del mondo anche a 20 anni, a 25, a 28, a 30, i vecchi leoni mica mollano, perché anche Tamberi adesso sta finalmente di nuovo un po’ bene, avete visto cosa è stato capace di fare Jacobs la settimana scorsa al Golden Gala, ed è questo circolo di energia, dai giovanissimi fino ai capitani più maturi, che crea un clima tale, per cui Francesco Fortunato, anche se sembra un bambino, a 31 anni vince la Coppa del Mondo di marcia, vince a Podebrady col record europeo, vince la 10 km di Madrid, ormai sembra solo abituato a vincere, ci ha fatto disperare per un po’ di anni, lui stesso sa quanto talento ha dentro, ma finalmente riesce ad esprimerlo, liberandosi di un po’ di, passatemi il termine un po’ giovanilistico, e non riguarda solo Francesco ovviamente, un po’ di menate, e provare a fare le cose. Ecco, questo è un po’ quello che è successo in questi anni“.

Il futuro dell’atletica: “I percorsi non sono mai lisci, gli atleti non sbagliano gare di proposito, e a volte è proprio nella tenacia dei percorsi che poi si riprendono dei fili momentaneamente interrotti, si ritrovano delle sensazioni tecniche. In questo senso, Jacobs è incredibile, io ho assistito il giorno prima del Golden Gala, guardavo le sue partenze e sentivo quello che gli diceva Paolo Camossi: un istante dopo lui lo applicava. Ecco, in questo se c’è un segreto di Jacobs è proprio la capacità motoria di apprendere, e siccome studiacchio un po’, la settimana scorsa ad una Summer School di 100 ragazzi, giovani dottorandi, le promesse della ricerca italiana in ambito di Scienze dello Sport, li ho un po’ turbati alla fine dicendo ‘Guardate che forse stiamo cercando nei posti sbagliati, vanno bene tutte le caratteristiche tecniche, la forza, la potenza, sempre più si va affermando anche in ambito scientifico la ricerca del talento, chi è colui che diventerà sempre più bravo, quello che avrà la maggior velocità ad apprendere ed a saperla contestualizzare in un nuovo contesto, e quindi la velocità di adattarsi a contesti che stanno continuamente cambiando. Quindi non basta sapersi scegliere bene i genitori prima, bisogna poi essere capaci di applicare il proprio potenziale nelle situazioni date’. Anche su questo stiamo cercando di fare qualche cosa di diverso, non è semplicissimo, senza fare a tutti i costi gli scienziati, però direi che abbiamo fatto un altro piccolo passo in avanti nelle discussioni tra allenatori, che ci sono sempre. Per fortuna sento sempre più parlare di numeri e non solo di opinioni“.

CLICCA QUI PER L’INTERVISTA COMPLETA AD ANTONIO LA TORRE

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