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Flavio Cobolli rivela: “Crampo al polpaccio nel tie-break del quarto, nel quinto andato anche il quadricipite”
Tanti i pensieri in conferenza stampa, dopo la finale del Roland Garros persa contro Alexander Zverev, per Flavio Cobolli. Il capitolino cede, sì, ma in cinque set e dopo avercela messa davvero tutta per provare a regalare all’Italia uno Slam che, oramai, manca dal 1976, vale a dire dall’ormai lontano trionfo di Adriano Panatta. Il quale, oggi, è stato chiamato a premiare il vincitore. E che ne avrebbe voluto senz’altro vedere uno diverso.
Così comincia la conferenza stampa di Cobolli: “Prima di tutto voglio fare i complimenti a Sasha per questo titolo, penso che se lo meriti e penso anche che oggi, alla fine della partita, si sia meritato più di me la vittoria. Voglio però ringraziare anche me stesso per quello che ho fatto in queste due settimane. Non mi sarei mai aspettato in vita mia un risultato del genere e sono molto orgoglioso di me. Adesso voglio solo avere un grande sorriso, godermi la serata con gli amici, con le persone che amo. È sempre una finale di uno Slam: credo che in questa sala nessuno si aspettasse un risultato del genere da me, quindi devo essere orgoglioso di quello che ho fatto e continuare a provare, provare e provare ancora“.
Il tema della stanchezza dopo il quarto set rivela anche quanto sia costato, fisicamente, a Flavio questo match: “Mi chiedi se mi sono sentito stanco? Dopo il quarto set, sul 6-4 al tiebreak, ho sentito dei crampi al polpaccio. Ho provato a dare il massimo, al cambio di campo mi sono preso tutti e cinque i minuti, ma il polpaccio era andato e, alla fine, dopo il secondo game anche il quadricipite. Mi sono sentito completamente stanco e il mio corpo mi ha lasciato in campo“.
Sul modo di aver affrontato la finale: “Alla fine ha vinto lui, quindi alla fine si è meritato più di me la vittoria. Ho detto che se lo merita anche perché è Sasha, è qui da dieci anni e ha ottenuto tanti grandi risultati, penso che meriti uno Slam per quello che ha fatto in carriera. Oggi ho sentito un po’ di pressione, forse più di lui, però sono contento di come ho giocato la mia prima finale in uno Slam. Non è mai facile giocare per la prima volta su questo palcoscenico, in questo tipo di partite. Ho detto che si è meritato più di me la vittoria non solo perché ha vinto, ma anche per quello che ha fatto nella sua carriera”. E, ritornando sul tema: “Ho sentito un po’ che anche lui fosse stanco, però penso che si sia preso un po’ più tempo di me e magari questo lo ha aiutato. Come ho detto prima, sono dieci anni che è qui e forse conosce meglio di me i momenti cruciali e cosa deve fare. Penso però che nel quinto set fosse più fresco di me e alla fine è andata così“.
Ancora sul tie-break, sul dritto del 7-5: “Ho semplicemente chiuso gli occhi. Forse in entrambe le situazioni. Mi sentivo stanco nel tiebreak, però mi sono detto: ‘Vai, gioca, magari entra, vinci il set e poi vediamo cosa succede nel quinto’. Ho chiuso gli occhi e a volte questo aiuta“.
Sul tema di potenziale e nuovi obiettivi: “È qualcosa che non puoi prevedere. Però, come ho detto prima, continuerò a provare e riprovare. Quando raggiungi una prima finale, perché non una seconda? Alla fine penso di meritare di essere stato qui in queste settimane. Magari non nelle prossime dieci o quindici partecipazioni agli Slam, ma come ho detto anche nella cerimonia, sono ancora giovane, devo lavorare tanto, godermi questo percorso e, se riuscirò a lavorare e divertirmi con il giusto mix di cose, forse tornerò ancora in finale“. Il che si collega a un Cobolli nuovo: “Sicuramente ho un’autostima e una consapevolezza molto diverse rispetto a quando ho iniziato questo torneo, però credo che gli obiettivi siano sempre gli stessi. Ci siamo dati un obiettivo che adesso non voglio dirvi“.
Alla fine il punto di arrivo del 2026 intende essere lo stesso: “Torino è l’obiettivo dall’inizio dell’anno, stiamo lavorando per andarci. So che è molto difficile perché alla fine vanno solo in otto, però con il livello che ho espresso in queste settimane e con tanto lavoro dietro le quinte da parte del team sono sicuro che riuscirò ad andarci“.
Se il finale di terzo set può considerarsi un piccolo rimpianto oppure no: “Sì, cambiava tutto. Come ho detto prima, non sono ancora abituato a questo tipo di pressione. Sentivo di essere vicino, quindi nei momenti importanti, poi nel tiebreak del quarto, sentivo di non avere più niente da perdere e ho giocato forse un po’ più sciolto. Ma un set pari, 4–5, 30–0, forse ho avuto un po’ di fretta e quello mi ha penalizzato. Da queste scelte si impara e devo essere contento di come ho reagito, di come sono rimasto lì. Anche nel quinto, sotto, ci ho provato: mi è girato male un punto sul 3–0, magari se facevo quel break la partita si riapriva. Però, come ho detto anche alla premiazione, credo che questa partita vada presa con il sorriso: abbiamo dato tutto tutti, quindi non c’è motivo per avere rimpianti. Devo essere sereno e continuare così“.
Come si è avvicinato alla finale: “Ieri mi sentivo un po’ più nervoso, però l’ho gestita bene. Abbiamo fatto la solita routine che va avanti da due settimane. Oggi mi sono svegliato, ho dormito, non me l’aspettavo, però mi sono svegliato molto nervoso, con un buco allo stomaco clamoroso, una cosa che di solito non ho. Ho dovuto lottare anche con questo per affrontare la giornata. In campo ho capito che stavo facendo forse quello che non avrei dovuto fare e quindi, insieme a tutto il team, che oggi era abbastanza ampio, abbiamo provato a cambiare qualcosa, soluzioni diverse, in modo un po’ più istintivo, che alla fine è quello che so fare meglio“.
Fognini nell’angolo: “Fabio fa parte del team, quindi nelle giornate speciali è stato molto carino venire, non era scontato, è stato un privilegio averlo. Credo che tutti i miei amici, i miei nonni, tutte le persone che mi hanno cresciuto siano orgogliosi di me. Credo che alla fine di questa giornata mi daranno un abbraccio, perché abbiamo giocato una finale Slam e questo non ce lo toglie nessuno, quindi dobbiamo essere solo contenti. Credo che abbiano sentito molto la tensione tutti, anche la mia ragazza non riusciva quasi a parlare oggi e infatti me ne sono dovuto andare perché mi mettevano nervosismo. Mi sono abbastanza isolato, non ho ancora visto nessuno delle persone che sono qui, quindi adesso andremo tutti insieme a cena per salutarci“.
Tre ricordi per la vita da questa Parigi: “Sicuramente la coppa. Sicuramente il momento in cui Matteo mi ha detto che non sarebbe sceso in campo, è stato un po’ uno shock. E poi quando ho vinto con Auger-Aliassime, quando ho realizzato di aver fatto qualcosa di grande“.
Un po’ di sguardo in più sul Cobolli del passato, quello che è cresciuto: “Mia madre mi ha cresciuto. Non solo perché è mia madre, ma perché io non mi allenavo con papà: mi allenavo al Parioli con Vittorio Magnelli e giocavo a calcio a Trigoria e mio padre lo vedevo praticamente solo a cena. Stavo tutto il giorno con mia madre: mi portava ovunque, stava lì a tutti gli allenamenti. Fino ai 16–17 anni, quando non avevo la macchina, e a Roma puoi immaginare la pericolosità dei motorini, i miei non si sono mai fidati e hanno preferito sempre accompagnarmi. È come se non avessi quasi avuto un rapporto con mio padre fino ai 17 anni, da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme. Mia madre era esattamente quello che adesso è mio padre, praticamente. Va ringraziata, credo che si meriti di essere stata qui oggi. Non viene quasi mai, perché in famiglia siamo fatti così: parliamo poco, ma sentiamo il calore e la vicinanza anche senza dirci niente, con lei e con mio fratello. Mia madre ha un ruolo importante nella mia vita, ma credo che adesso abbia trovato il suo equilibrio stando a casa, con mio fratello, lavorando. Viene solo quando sente il bisogno di esserci e di portarmi qualche vibrazione positiva“.
Le sensazioni dopo il primo set ceduto rapidamente e altro: “Inadeguato non mi sono mai sentito in vita mia, soprattutto oggi, perché quello che ho fatto non me lo ha regalato nessuno. Si può capire la tensione che c’è in una finale Slam, soprattutto per un ragazzo che non è abituato a questo tipo di partite. Sono entrato in campo pieno, con le persone che amo, con il presidente che mette sempre molta tensione, quindi non è facile entrare in una finale Slam e rendere subito al meglio. Ho avuto bisogno di tempo e questo credo lo abbia aiutato, perché ha un’esperienza tale da entrare in campo e giocare subito il suo miglior tennis. Oggi era la partita della sua vita, credo che sia entrato nel migliore dei modi. Va analizzato il fatto che, dopo questo brutto primo set, sono riuscito a riprendermi e a ribaltare completamente la partita. Il rimpianto è arrivato nel terzo set, dove, come ho detto prima, potevo giocare meglio l’ultimo game, ma non è successo. Credo che quello sia l’unico rimpianto della partita. Ho servito per il set, non mi sono arreso, sono rimasto lì e ho vinto un tiebreak. Avevo una statistica nei tiebreak di 28–2, 28–3, e oggi lui ha perso l’unico tiebreak che ha giocato. Ci sono tante cose positive in questa partita e devo prendere più le cose positive che quelle negative. Le cose negative oggi erano un po’ superficiali, passavano in secondo piano per il tipo di partita che è stata“.
