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Nuoto

Cesare Butini: “Curtis ha dato impulso alla 4×100 sl. Assurdo il criterio di qualificazione dei 50 a Los Angeles”

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Cesare Butini
Cesare Butini / IPA Agency

Si è appena alzato il sipario sul Trofeo Settecolli 2026, celeberrima competizione di nuoto giunta alla sua sessantaduesima edizione in programma al Foro Italico di Roma da giovedì 26 giugno a sabato. A presentare l’evento, ovviamente ricco di tanti atleti azzurri, è stato Cesare Butini, Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di nuoto intervenuto ai microfoni di Swim Zone, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Enrico Spada, Alessia Polieri e Sofia Altavilla.

In prima battuta, il DT ha tracciato un bilancio sugli Assoluti di Riccione e sullo stato di salute di alcuni big acciaccati: “Riccione è stato un ottimo Campionato e ha confermato la bontà del movimento nazionale. Abbiamo ottenuto buoni risultati e anche alcuni record nazionali, soprattutto in campo femminile con Curtis e Angiolini. Per quanto riguarda gli infortuni, Martinenghi ha ripreso ad allenarsi da circa un mese, un mese e mezzo, e contiamo di rivederlo al Settecolli. Sarà una tappa importante per capire la sua condizione in vista degli Europei. Anche Viberti sta recuperando bene e ha già gareggiato al Mare Nostrum con risultati molto positivi. Per Alessandra Mao si è trattato solo di un leggero risentimento e, in via preventiva, abbiamo preferito non farla gareggiare agli Assoluti. Adesso la rivedremo al Settecolli e poi agli Europei Juniores. Nel complesso il movimento è abbastanza tranquillo e allineato. Qualche piccolo problema fisico in questa fase è normale”. 

Butini ha poi citato veterane come Di Pietro e Angiolini in vista degli Europei: “L’Europeo quest’anno avrà anche la presenza della Russia, quindi cambia il livello competitivo. Non sarà il medagliere del 2022, ma ci serve come passaggio verso il percorso olimpico. Verso Los Angeles 2028 dovremo lavorare su due binari: inserire i giovani come Mao, Curtis e altri 2006-2008, e mantenere lo zoccolo duro come Di Pietro, Angiolini, Frigo, Miressi e Paltrinieri. Le atlete più esperte non hanno età anagrafica che pesa, ma un’età emotiva che le mantiene competitive. Di Pietro, ad esempio, ha nuotato 24.84 nei 50 stile e 26.04 a delfino in un Regionale. Si tratta di un grande patrimonio da mantenere”. 

Sulle nuove leve del settore femminile di velocità il Direttore ha invece dichiarato: “Il settore velocità femminile ha fatto un salto in avanti importante. Il traino di Sara Curtis ha aiutato tutto il movimento. Anche le convocazioni hanno un ruolo motivazionale: danno stimolo e consapevolezza di poter entrare in Nazionale. Il mio ruolo è condividere e uniformare verso un obiettivo comune. Pensiamo a tempi come il 53.75 della Menicucci, ma anche alla Stevanato, classe 2006, sotto il 55. Avere più atlete sotto quei tempi è un segnale positivo. Su questo dobbiamo capire come recuperare in modo da poter avere le staffette femminili al passo delle staffette maschili. Dobbiamo recuperare atlete come Sofia Morini che ne 2024 era andata sotto 54. Abbiamo una potenzialità di staffetta nella 4×100 stile che ci colloca al quarto o quinto posto al mondo avendo un fenomeno  come Sara Curtis che ha nuotato 24.31 nei 50 stile, a due centesimi dal record italiano, e 54.05 nei 100. È un settore su cui spingere molto”.

Non è mancato un commento sul mezzofondo e sulle staffette miste: “Mezzofondo? E’ un settore dove abbiamo ancora lavoro da fare. Atleti come Paltrinieri e Quadarella sono uno zoccolo duro importante, ma dobbiamo prepararci al futuro. Per questo abbiamo già attivato progetti di raduni al centro federale di Ostia, perché il mezzofondo richiede tanto spazio acqua, due ore o due ore e mezza al giorno, che non tutte le società possono garantire. Al centro federale possiamo garantire continuità e qualità del lavoro. Al settore maschile c’è qualcosa all’orizzonte, vedi Volpe che è un 2008. Dobbiamo investire, ma abbiamo anche un De Tullio che è stato finalista olimpico. Le staffette sono sempre state un nostro punto delicato. Abbiamo una carenza nel dorso. Noi cerchiamo disperatamente una specialista nel dorso, su questo la possibilità è che cresca ancora Menicucci e schierare per ora la Curtis a dorso, ma questa è fantascienza. Nel passato abbiamo avuto anche squalifiche importanti. Posizionando la staffetta mista all’ultimo giorno è importante trovare delle motivazioni, ma al contempo creare un modo per portare la staffetta in finale non con gli atleti maggiormente di spicco. Quest’anno avremo il problema agli Europei, in cui ci sarà contemporaneamente la finale dei 100 dorso maschile con la 4×100 mista. Ci poniamo lo stesso problema dell’utilizzo di Ceccon che arriverà all’ottavo giorno di gara abbastanza provato perché non avrà un giorno di riposo”. 

Sulla farfalla: “La salute della doppia distanza dei 200 farfalla è buona perché, oltre agli atleti citati, c’è anche Palmisani che ha fatto il tempo limite per gli Europei, ma è in standby perché terzo come da regolamento. Anche Castaldi si è cimentata a Lublino in vasca corta ottenendo il terzo posto. Oltre a Borrelli, che è una 2005 molto giovane, questo gruppo rappresenta una possibile candidatura a medaglia almeno a livello europeo. Nella corta distanza abbiamo qualche difficoltà. Non tanto nei 50 metri, dove abbiamo il veterano Gargani che fa 23.3, Ceccon che può fare bene,  la sempreverde Di Pietro e anche Curtis che si è cimentata nei 50 farfalla. Le difficoltà maggiori sono nei 100 delfino, sia maschili che femminili. Attendiamo il recupero di Cocconcelli, assente ai Campionati Assoluti di aprile per infortunio, con l’auspicio di rivederla al Settecolli. Serve maggiore attenzione alla ricerca di un velocista nel delfino. Oggi non è più sufficiente, in ottica staffetta competitiva, avere un delfinista da 51.5 per competere a livello di medaglia. L’Italia oggi si misura con il termometro delle medaglie, non più solo con le finali. Nel settore femminile attendiamo ancora il rientro di Cocconcelli. Dispiace per la situazione di Scotto di Carlo, che era stata una buona emergenza alle Olimpiadi di Parigi 2024 con 57.7, ma non ha avuto continuità per infortuni e problemi vari. Dobbiamo investire su questo settore per avere non solo specialisti di singola gara, ma atleti inseribili in un sistema di staffetta mista competitivo, con grandi potenzialità europee e Mondiali.

L’introduzione dei 50 metri spariglierà le carte. Come si ta muovendo in tal senso la squadra azzurra in vista delle nuove regole?Riguardo ai 50 metri inseriti nel programma olimpico, noi abbiamo fatto delle rimostranze a World Aquatics. Passare attraverso la qualificazione olimpica con una gara di Coppa del Mondo del 2027 che qualifica soltanto i primi sei ad un Olimpiade nel 2028 preclude la possibilità di schierare il migliore che potrebbe uscire da quelle qualificazioni o dai trials che vengono fatti un mese mezzo prima dei Giochi. È chiaro che ci dobbiamo attrezzare nel caso venga confermata questa situazione, perché non è ancora stato definito il meccanismo tra rana, dorso e delfino nelle varie gare di Coppa del Mondo. È un regolamento abbastanza complesso che rischia di diventare un’assurdità. Hanno scombussolato anche il Mondiale dell’anno prossimo, sarà spalmato su 21 giorni. Dà l’idea di un anticipo marcato, sarà due settimane prima rispetto alla data iniziale che ci dà la possibilità di cominciare presto la preparazione per le Coppe del Mondo; è una complicanza che non ci voleva”. 

In ultimo, il DT ha parlato dei Giochi del Mediterraneo: “Mi collego a un discorso di programmazione. Noi finiamo gli Europei il 16 agosto e cominciamo la stagione successiva il primo dicembre con i Mondiali in vasca corta a Pechino. Questo comporta uno sforzo direttamente proporzionale alla tempistica dell’allenamento. Ho preferito dare la possibilità a degli atleti più giovani o meno esperti di gareggiare ai Giochi del Mediterraneo. Quindi sarà una squadra composta principalmente da atleti più giovani, mentre gli atleti più esperti non parteciperanno. Condividendo questa scelta con gli atleti stessi, anche quelli più esperti che avevano già partecipato a varie edizioni e che hanno già acquisito esperienza internazionale, abbiamo deciso di non farli gareggiare ai Giochi del Mediterraneo. I Giochi del Mediterraneo restano comunque una manifestazione importante, anche se oggi purtroppo alcune specialità, vedi le staffette 4×100 e 4×200 stile, non si disputano più perché non si è raggiunto il numero minimo di nazioni iscritte. Quindi porteremo una squadra della Nazionale maggiore, ma non di primissimo livello, con l’obiettivo di far fare esperienza agli atleti più giovani. Questo consentirà anche agli atleti che punteranno al Mondiale di Pechino di avere un periodo di recupero, circa dieci giorni di vacanza ad agosto, per poi riprendere la preparazione a settembre. Alcuni atleti hanno comunque espresso interesse a partecipare: ad esempio Razzetti, che è un agonista e non rinuncia volentieri alle gare. La manifestazione è stata progressivamente ridotta nel numero di giorni rispetto alle edizioni precedenti: da cinque giorni a Orano, e prima ancora era anche più lunga. È una manifestazione che resta importante, ma che oggi risente di una riduzione complessiva di partecipazione e durata”.

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