Atletica
Alex Schwazer alza bandiera bianca: “Sono innocente, ma non ho più la forza di lottare”
Da giugno 2016 a giugno 2026, il copione si ripete. Alex Schwazer è risultato positivo ad un controllo antidoping effettuato lo scorso 24 aprile nell’ambito dei Campionati tedeschi di marcia, quando ha dominato la competizione sulle strade di Kelsterbach stabilendo il record italiano sulla distanza della maratona in 3h01:55. Nello specifico, il 41enne altoatesino è stato sospeso in via cautelare dall’agenzia antidoping tedesca per una positività all’eritropoietina (EPO) riscontrata sia nel campione di sangue che in quello delle urine.
In una conferenza stampa straordinaria, Schwazer si dichiara totalmente innocente (proprio come nel 2016, in seguito alla sua seconda positività che lo portò poi a scontare otto anni di squalifica): “Venerdì mattina ho ricevuto una mail che incredibilmente parla di positività all’Epo. Si parla di sangue urina della gara in Germania di aprile. Sono innocente, non ho assunto Epo né altre sostanze vietate. Stavolta non mi difenderò più perché non ho più la forza di farlo. Se penso agli anni dopo Rio e a tutte le battaglie con udienze, perizie, ricorsi io al solo pensiero di tutto questo non ce la faccio più“.
“Non voglio rovinare ciò che ho ora. Non inizierò una battaglia che mi può sfinire. A livello difensivo non faremo nulla, non mi importa niente. È più importante la mia vita e la mia persona. Chiederemo la controanalisi, a patto che venga esaminato un controllo di urina fatto a casa. Non ho fiducia nel sistema. Voglio rivolgere un pensiero a chi mi è stato vicino in questi anni, a chi magari ci sta male. Non dovete stare male, io nello sport forse non ci posso più stare e lo accetto. Ho la coscienza a posto, sono un innocente che è fortunato nella vita. Non mi devo preoccupare di questa situazione“, prosegue il campione olimpico della 50 a Pechino 2008.
Schwazer ha poi aggiunto, confermando di fatto la sua volontà di non portare avanti una nuova battaglia contro il sistema: “Lo sport è bello, ma non ho più fiducia nel sistema. È stato per anni parte importante della mia vita. Dopo Rio sono stati cinque anni fino alla chiusura del processo penale nel 2021 a passare nottate a leggere le memorie, sfinirsi perché le provette non venivano mandate. Io questa cosa non la voglio più fare, basta, non ci ripenso. Non voglio mettere a rischio la mia vita, dello sportivo non mi frega più nulla“.
Il nativo di Vipiteno si è poi concesso alle domande dei giornalisti, ribadendo alcuni concetti: “Posso solo dire che non ho assunto Epo, non so come sia finita nella provetta. Non lo voglio nemmeno sapere, non come 10 anni fa quando i miei giorni giravano intorno a queste domande. Altrimenti mi rovino. Sono un innocente e le altre cose non mi interessano“.
Sulla terza provetta di urina che si è fatto dare il suo ex allenatore Sandro Donati: “La terza provetta non esiste di solito. Tu delle provette A e B non vedi più nulla, ma delle urine c’era del residuo e abbiamo chiesto di tenerla e ce l’hanno concessa. Del sangue invece non è stato concesso“.
“Non so perché ce l’hanno con me ma non mi interessa più. Lo stato d’animo di 10 anni fa era diverso, ero determinato a fare il possibile per capire. Ma ora sono forte delle esperienze, so cosa vuol dire combattere e staccare da quel pensiero. Non lo voglio più fare, non voglio perdere lavoro e famiglia. Se mi metto a indagare mi sfinisco e mi perdo completamente, il rischio c’è. Non lo so e non mi interessa. Chiederemo la controanalisi se verrà analizzato il terzo campione in custodia a Sandro, altrimenti rinunciamo. Non farò più nulla, non metterò da parte la mia vita di persona per buttarmi in procedure. Non faremo nulla“, la riflessione finale di Schwazer.
