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Nuoto

Lorenzo Gargani: “Posso ancora limare 3-4 decimi nei 50 farfalla. E sto lavorando alla distanza doppia”

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Lorenzo Gargani

Nuova puntata di OA Focus, condotta da Alice Liverani e in onda sul canale Youtube di OA Sport. Ospite Lorenzo Gargani, protagonista dei 50 farfalla agli ultimi Assoluti Primaverili e vincitore del titolo tricolore. Un faccia a faccia intenso con uno degli specialisti più interessanti del panorama nazionale, capace di confermarsi ai vertici italiani anno dopo anno.

Dalla vittoria tricolore alle emozioni del podio, Gargani racconta cosa significa imporsi per quattro volte nei 50 farfalla, una delle gare più esplosive e spettacolari del nuoto mondiale, dove ogni dettaglio può fare la differenza tra successo e sconfitta. Una specialità, tra l’altro, che farà parte anche del programma olimpico a Los Angeles 2028.

Nel corso dell’intervista spazio anche alla sua storia personale: dagli anni vissuti a Ragusa, al lungo percorso a Udine, fino al recente trasferimento a Firenze per una nuova fase della carriera. Un viaggio fatto di sacrifici, crescita e ricerca continua del miglioramento.

Si parla poi della tecnica dei 50 farfalla, del lavoro invisibile dietro una gara che dura pochi secondi, dei cambiamenti che lo hanno portato al salto di qualità e degli obiettivi futuri, con lo sguardo rivolto al livello internazionale. Alla piscina Nannini di Firenze, nella nuova casa sportiva della Rari Nantes, Gargani si racconta con lucidità e naturalezza.

Sono nato a Ragusa nel 2000 e ho nuotato lì per circa 15 anni“, spiega. “Poi mi sono spostato a Udine per motivi familiari e ho continuato lì per circa dieci anni. Da pochi mesi sono a Firenze“. Un cambio recente, che rappresenta l’inizio di una nuova fase tecnica e personale.

L’approdo al nuoto non è stato immediato né scontato. “Ho iniziato a 4-5 anni facendo più sport: nuoto, calcio e altri ancora. Poi verso i 7-8 anni ho dovuto scegliere“. La decisione arrivò anche per una necessità fisica: “Ero un bambino molto attivo e dovevo scaricare questa energia. I medici consigliarono lo sport e così ho continuato con il nuoto“.

Curioso pensare che oggi sia uno dei migliori velocisti italiani, considerando le difficoltà iniziali: “Da piccolo avevo quasi paura dell’acqua. Piangevo prima di entrare in piscina e anche prima delle gare. Però quando entravo mi trasformavo, ero completamente a mio agio“. Un rapporto con l’acqua diventato col tempo naturale: “Credo sia qualcosa di innato, ma l’inizio non è stato semplice“.

Il percorso agonistico, infatti, non è stato precoce nei risultati. Gargani non era uno di quei talenti esplosi subito: “Fino ai 18 anni avevo un livello normalissimo. Riuscivo a qualificarmi agli italiani, ma non ho mai vinto medaglie nei Criteria“. Una crescita lenta, legata anche allo sviluppo fisico: “Mi sono sviluppato più tardi rispetto ai miei coetanei. L’esplosione è arrivata tra il 2018 e il 2019“.

All’inizio nuotava tutto: “Facevo dai 100 ai 400, anche i 400 misti. Il delfino c’è sempre stato, ma andavo forte soprattutto a stile libero“. La specializzazione è arrivata gradualmente: “Ho scelto la farfalla principalmente per i risultati“.

Oggi, quella scelta lo ha portato ai vertici nazionali, con quattro titoli e tempi stabilmente sotto i 23″50, fino al recente 23″31 agli Assoluti di Riccione 2026. Ma qual è il segreto della sua farfalla? “Non credo ci sia un segreto. È un movimento che mi viene molto naturale, più dello stile libero, dove faccio più fatica tecnicamente“. A questa predisposizione si unisce un lavoro meticoloso: “Guardo molto gli altri atleti, cerco di prendere spunti, soprattutto sul recupero aereo e sulla fase subacquea, e poi provo a replicarli in allenamento“.

Dietro una gara di poco più di 23 secondi c’è un lavoro enorme, spesso invisibile. E non solo in acqua. Gargani è infatti anche uno studente di Medicina all’Università di Udine: una doppia carriera tutt’altro che semplice. “Medicina è sempre stata la mia passione. Mi affascina il funzionamento del corpo e delle patologie. Non mi sono mai pentito di questa scelta“.

Un impegno che, paradossalmente, aiuta anche in vasca: “Mi permette di staccare mentalmente dal nuoto. Quando ti concentri solo su una cosa, a volte è controproducente. Fare entrambe le cose è più vantaggioso“. A Firenze, sotto una nuova guida tecnica (Paolo Palchetti), Gargani sta lavorando soprattutto sulla qualità della nuotata. “Sono qui perché credo di poter fare di più. Quest’anno mi sono concentrato sul miglioramento tecnico più che sui risultati“.

Il margine, secondo lui, c’è: “Posso limare 3-4 decimi. Devo solo nuotare meglio tecnicamente e soprattutto essere più lucido in gara“. Un aspetto chiave, perché nei 50 metri ogni dettaglio pesa: “All’ultimo campionato italiano ho nuotato più di cuore che di testa, ed è stato controproducente“. Il problema principale? L’equilibrio tra frequenza e ampiezza: “Riesco a mantenere frequenze molto elevate, ma così perdo armonia. Devo trovare il giusto compromesso“.

Anche la componente mentale è centrale, ma Gargani ha le idee chiare: “Non credo di aver bisogno di un supporto esterno. Devo semplicemente cambiare la memoria della mia nuotata e riproporre in gara quello che faccio in allenamento“. L’esperienza lo ha già aiutato: “Prima ero molto agitato, ora sono più tranquillo e consapevole“.

In un contesto nazionale sempre più competitivo, il rispetto per gli avversari è massimo: “Non parlerei di paura, ma di attenzione. Il livello in Italia è alto e non bisogna sottovalutare nessuno“. Lo sguardo è rivolto avanti. “Voglio arrivare al mio limite, nuotare quei decimi in meno e poter dire di aver dato tutto“. Nel breve periodo, gli obiettivi sono chiari: “Fare bene agli Europei, ai Giochi del Mediterraneo e portare avanti anche i 100 farfalla“. Una scelta controcorrente, considerando la sua specialità: “Non voglio concentrarmi solo su una gara. Voglio fare bene sia nei 50 che nei 100“.

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