Nuoto
Ilaria Bianchi: “Continuo a fare i 50 farfalla perché mi diverto. Quando vinsi il Mondiale nel 2012…”
Uno dei volti più importanti del nuoto in Italia, soprattutto nella farfalla, in questo terzo millennio. Ilaria Bianchi è stata protagonista al Bistrot Gastarea di Castel San Pietro Terme in una serata dedicata alla campionessa del mondo in vasca corta nel 2012.
Le prime Olimpiadi a Pechino 2008: “Allora, io sono sempre stata una sportiva molto coi piedi per terra. Nel senso che le cose mi succedevano, ma io ho sempre vissuto il momento. Il primo campionato mondiale junior, nel 2006, è stato il primo vero passaggio importante: da lì la situazione è diventata un po’ più seria. In quel momento, infatti, avevo già ottenuto un tempo molto buono per l’Italia, e da lì ho iniziato a sognare davvero la possibilità di partecipare alle Olimpiadi due anni dopo, cosa che fino a quel momento sembrava un po’ irrealizzabile. Io l’ho scoperto quasi per caso, attraverso un aneddoto, perché in realtà l’ho saputo da un giornalista che mi ha chiamato la mattina e mi ha detto: “Ma cosa ne pensa di questa convocazione?”. E io ho risposto: “Quale?”. In batteria faccio il record italiano. Diciamo che erano anche appena usciti i costumoni nuovi, quindi c’era stato un miglioramento generale del nuoto, perché avevamo questi costumoni interi in gomma, che facevano migliorare anche di un secondo sui 100, quindi comunque era abbastanza normale, non dico ovvio, ma facile fare il record in quel momento. Però io ho fatto una batteria bene, record italiano, sono entrata in semifinale con il settimo tempo, a 18 anni, e ho detto: “Boh, faccio la semifinale, proviamo”. E in realtà ero stata portata per la staffetta mista. In semifinale mi ricordo di aver cambiato l’elastico degli occhialini, perché si stava rompendo. Ho detto: “Ma perché non cambiare l’elastico degli occhialini già nella semifinale olimpica?”. Vabbè, l’ho cambiato. Però erano troppo lenti: io all’epoca me li mettevo fuori dalla cuffia e mi sono scesi, perché erano troppo lenti. Quindi credo ci siano ancora delle foto di me con gli occhialini così. Nella seconda vasca, perché in virata mi sono schiantata, mi sono rotta un dito, perché ovviamente non vedevo, avevo gli occhialini pieni d’acqua, e mi sono schiantata contro la piastra. Però ho finito la gara. Ho detto: “No, non posso fermarmi”. Alla virata sono andata in difficoltà”.
Il momento più importante della carriera è stato però a Londra nel 2012: “Ho fatto tre record italiani, mi sembra, dalla batteria alla semifinale e alla finale. Però era un periodo in cui avevo lavorato tanto, ero un’atleta già più matura rispetto al 2008, avevo già 22 anni e stavo iniziando a immedesimarmi sempre di più nell’atleta professionista, quindi era già un momento un po’ diverso. Mi sentivo effettivamente in un altro mood, proprio a livello di atleta. Sono riuscita a fare semifinale e finale olimpica, con il quinto posto. Strepitoso insomma”.
L’oro ai Mondiali in vasca corta a Istanbul nel 2012: “Nei giorni precedenti avevo già guardato le altre gare, anche perché c’erano state le staffette miste. Quindi sapevo già chi ci fosse e più o meno quali tempi stessero facendo. Il fatto di averle viste e di aver visto i loro tempi mi ha dato ancora più sicurezza in quel momento, anche perché era un periodo in cui mi ero allenata talmente tanto che per me era una situazione tutta o niente. Sono entrata in acqua sapendo, in quel momento, di essere la più forte. E quando ho toccato non è stato ovvio, è sempre bellissimo, ma è stata una sorpresa. Ci sono state un po’ di emozioni, sì, ma in quel momento ero soprattutto felice di essere riuscita a fare quello che volevo fare: vincere e nuotare la gara come l’avevo sempre immaginata, per cui mi ero allenata così tanto. Forse per questo non si è vista la sorpresa, perché magari quando vinci dici: “Cavolo, sono sorpresa di aver vinto, come ho fatto?”. In quel momento, però, non era così per me. Avevo vinto perché ero la più forte in acqua in quel momento e l’avevo dimostrato, quindi non mi sono sentita di esultare troppo: ho solo pensato “ce l’ho fatta, ho vinto io”. Basta”.
Sulla questione di raddoppiare la distanza: “Non è mai stata una gara che ho preso in considerazione fino a quando non è arrivato quel momento. Nel senso che il 100, in quel periodo, mi bastava. Però negli anni avevo accumulato talmente tanto lavoro, ed ero talmente sicura della mia resistenza sul delfino, che a un certo punto, da atleta già molto matura, ho pensato: “Perché no?”. Al Sette Colli facevano il 100 stile, e io ho detto: “Il terzo giorno c’è il 200 delfino, devo stare lì, perché tanto non mi mandano a casa mai. Su tre giorni, anche se ho due gare, devo restare fino al terzo”. Cavolo. E mi facevano fare sempre il 100 stile. Ho pensato: “Vabbè, non facevo una finale B, c’è il 200 delfino il terzo giorno: perché non buttarci?”. Avevo una mole di lavoro tale che, in quel momento, mi sembrava quello giusto per provare il 200 delfino. E al primo tentativo è andata molto bene: al Sette Colli ho nuotato il 200 delfino in 2’08”, che era un tempo molto buono in quel momento, e quindi me lo sono portato un po’ avanti. In vasca corta mi veniva anche meglio, perché è una gara completamente diversa, e mi sono tolta qualche soddisfazione. In realtà ho visto che non c’era tutta questa gente che voleva farlo, soprattutto a livello femminile, quindi mi sono detta: “Perché non buttarsi?”.
Sul futuro ritiro: “Ho diminuito i ritmi ovviamente perché non ho più vent’anni. Mi vedrete in piscina finché mi divertirò. Nel senso, per quello che devo fare, alla fine io ho già dato i miei risultati, li ho già ottenuti, quindi sono contenta di quello che è stato. Ovviamente cerco di andare avanti il più possibile, facendo solo il cinquantino per ora. Quindi, finché sarò in piscina e non mi vedrete fare cinque allenamenti a settimana, andrà bene così. Finché ho voglia, farò questo 50. Poi, quando non mi vedrete più, vorrà dire che ho smesso”.
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