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Biathlon, ‘Rivoluzione francese’! Fra le donne cambia totalmente la preparazione alla stagione

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Julia SImon
Julia Simon / La Presse

Per la Francia comincia un ciclo olimpico di capitale importanza, essendo quello che nel 2030 culminerà con un’edizione dei Giochi in casa. Uno degli sport dove i transalpini avranno modo di costruire una parte cospicua del loro medagliere è il biathlon, che non a caso ha regalato tante soddisfazioni in qualsiasi manifestazione a Cinque cerchi disputata negli ultimi 20 anni.

Giustamente, Oltralpe, si fanno le cose in grande. Per esempio è stato richiamato dalla Norvegia Siegfried Mazet, uno dei tecnici di tiro più stimati del mondo, il cui trasferimento tra i fiordi – avvenuto una decina di anni orsono – aveva generato scalpore. A ragion veduta, in quanto gli scandinavi hanno tutti innalzato progressivamente le proprie percentuali. Tuttavia, Mazet si occuperà solo del settore maschile.

È invece interessante notare una serie di cambiamenti che stanno interessando l’ambito femminile, dove la Francia è diventata la potenza egemone, come testimoniato dalla raffica di successi ottenuti nel ciclo olimpico 2023-2026. Cionondimeno, i transalpini non si sono adagiati sugli allori, anzi hanno optato per drastiche modifiche nell’approccio alla stagione agonistica.

La squadra femminile sarà guidata dall’italiano Patrick Favre e da Cyril Bourdais. Proprio quest’ultimo, nei giorni scorsi, ha annunciato che la preparazione comincerà a fine giugno, anziché a fine maggio. In buona sostanza, si ripartirà con ben un mese di ritardo rispetto alle abitudini. “Vogliamo prenderci tutto il tempo necessario per analizzare l’ultimo quadriennio e stilare programmi di allenamento personalizzati. Alcune atlete hanno già ricominciato ad allenarsi, altre invece sono ancora ferme. Quindi vogliamo che al primo raduno tutte possano godere di una buona condizione atletica”.

Questa decisione fa seguito a quella di cambiare totalmente la politica interna, poiché la divisione fra Squadra A e Squadra B è diventata solo formale. Tutte le donne si alleneranno assieme e saranno seguite allo stesso modo, come spiegato dal direttore agonistico Stephane Boutier. Ci sarà pertanto un macro-gruppo di 15 ragazze in ogni raduno. Questo significa che le tante giovani emergenti avranno modo di confrontarsi costantemente con le atlete di riferimento del movimento.

Oggettivamente, considerato il materiale umano a disposizione, sia nell’immediato che in prospettiva, la Francia del biathlon femminile fa paura. È difficile trovare, nei quasi quarant’anni di storia del settore rosa, una nazione che potesse godere contemporaneamente della stessa quantità e qualità di biathlete di primissimo piano. Bisogna scomodare la Germania di inizio XXI secolo e lì, verosimilmente, ci si ferma.

Vedremo come evolverà il quadriennio 2027-2030, durante il quale la squadra femminile francese mira a mietere successi. Il ciclo 2023-2026 si è chiuso con 2 Coppe del Mondo assolute su quattro; 8 ori iridati su quinici e 3 ori olimpici su cinque. Tradotto, la Francia ha raccolto da sola più del resto del mondo messo assieme. Il problema, per tutti gli altri, è che si vuole e soprattutto si può far meglio nell’immediato futuro…

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