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Tennis

Novak Djokovic: “Alcaraz è già leggendario, lui e Sinner si giocheranno i grandi titoli nei prossimi anni”

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Novak Djokovic
Novak Djokovic / LaPresse

Certo, Novak Djokovic non è contento di aver perso la finale degli Australian Open. Ma, allo stesso tempo, fa capire che, a 38 anni, ha raggiunto un certo tipo di equilibrio che gli consente di vedere le cose con soddisfazione.

Così comincia parlando di Carlos Alcaraz nell’ultima sua conferenza stampa: “Non so cosa dire loro, ma posso dire che per me è sempre un piacere giocarci contro, perché è davvero uno dei migliori giocatori che abbia affrontato in carriera. Ti fa giocare il tuo miglior tennis per batterlo, ed è quello che ho fatto per un set e mezzo. Poi le cose sono cambiate e ha meritato di vincere“.

Poi il bilancio è sulla finale e su quel che sente: “Ci credo sempre nel poter competere. Altrimenti non sarei qui, e l’ho detto molte volte. Che abbia potuto battere Jannik in cinque e lottare con Carlos in quattro è notevole. Certo, sono dispiaciuto per come mi sono sentito nel secondo e terzo set dopo una grande partenza, mi sentivo bene con me stesso e poi le cose sono cambiate. Così è. Questo è lo sport, ma chiaramente, quando tracci una linea e fai un bilancio di quello che è accaduto nelle ultime due settimane, è un risultato incredibile per me arrivare a giocare la finale, essere a due set dal vincerla. Chiaramente dopo una sconfitta c’è amarezza, ma nonostante tutto devo essere felice del risultato“.

Una piccola nota: “Beh, non ho mai amato parlato di cose che succedono nel fisico o nella salute, perché in quel caso si passa per uno che cerca scuse e non riconosce il credito al vincitore, e non sarà questo il momento in cui cambierò linea. Semplicemente congratulo Carlos. Ha vinto meritatamente in campo oggi“. All’insistenza: “No, non parlerò di nulla“.

Un bilancio della partita: “Il primo set è stato uno dei migliori che abbia giocato negli ultimi due anni. Poi ho riguadagnato energia e inerzia a metà quarto. Ho chiesto una mano al pubblico. Ha risposto. Poi c’è stato un brutto errore sul 4-4 e palla break, quel dritto, l’avevo visto bene. Il dritto mi ha lasciato nei momenti importanti. Succede. Uno-due colpi possono cambiare l’inerzia del match e girare le cose, ed è successo. Sì, sono dispiaciuto di non aver potuto mantenere quel tipo di feeling che avevo nel primo set. Avevo molti scenari tipo “e se…” in mente. Devi solo accettare che è così“.

Tra elogi ad Alcaraz e autocritica: “Sapevo che è un giocatore a tutto campo, molto intelligente che ovviamente cambia tattiche e varia il suo gioco in base a come sente che l’avversario sta giocando. Sapevo che avrebbe cambiato le cose e avrebbe alzato il livello. Sapevo cosa dovevo fare, ma sono accadute alcune cose e la mia energia e il mio livello sono andati da Nord a Sud in due game. A metà quarto set, quando ho recuperato e avevo di nuovo energie, ero vicino. Ma non era oggi il giorno“.

Ritorna il concetto del percorso e dei colpi di fortuna: “Certo, sono stato fortunato a non giocare il quarto turno e due set nei quarti, ne abbiamo parlato. Di nuovo, sono grato. Ora dopo il match è difficile essere positivi e sorridere, perché sei competitivo e non vuoi perdere, e non ti piace. Quel tipo di feeling lì. Ma in generale è senz’altro stato un fantastico torneo. Certo, sapevo di doverne battere due sulla strada per il titolo. Uno l’ho battuto, ed è grande, un passo in avanti rispetto a come sono andato negli Slam l’anno scorso. Molto bello, incoraggiante. Ma non abbastanza per me. Continuerò a spingere e vedere se avrò un’altra chance“.

Non c’è nessuna speranza persa, anzi: “Continuo a credere, e l’ho sempre fatto, di poter vincere uno Slam, ovunque, di vincere ovunque vada, ma non me l’aspettavo. Questo è diverso. Ho abbassato le mie aspettative negli ultimi due anni, il che mi consente di lasciar andare un po’ di stress in più non necessario. C’è sempre tensione e stress e pressione, e non voglio esserne soverchiato. Poi è anche bello che io non sia sempre il favorito per vincere gli Slam. Penso che quello ti dia un po’ di motivazione in più quando si arriva ai turni finali. Sono riuscito a battere Jannik, due volte campione uscente qui, e che aveva vinto gli ultimi cinque match contro di me, sono orgoglioso di questo. Match incredibile, risultato incredibile. Ma a parlarmi dieci minuti dopo aver perso la finale è ovvio che io sia un po’ giù di tono dopo aver perso. Ma, di nuovo, ho perso contro un numero 1 del mondo e un giocatore già leggendario“.

Sull’aspetto mentale appena citato: “Mi aspetto che questa sensazione non resterà con me a lungo con quest’intensità. Ho giocato tanti grandi incontri, ne ho persi e ne ho vinti. Più vinti che persi, per fortuna. So come gestire queste cose dal punto di vista mentale o emozionale. Per me, il modo migliore di fare i conti con qualsiasi cosa dopo la fine di una competizione è stare con la mia famiglia, ed è qualcosa che non vedo l’ora di fare, ed è l’unica cosa a cui sto pensando ora: tornare ad abbracciare i miei cari“.

Infine un bilancio di ciò che è Alcaraz ora, con un bell’accenno anche a Sinner: “Penso che i risultati siano già una testimonianza della sua già stellare carriera. Non ho altro che superlativi per lui. Penso a quello che ha detto, e merita ogni singolo complimento che ha dai colleghi, ma anche dalla comunità tennistica. Parliamo di un ragazzo giovane, tranquillo. Buoni valori, buona famiglia. E già un giocatore leggendario che ha già lasciato un grande segno nei libri di storia del tennis, a soli 22 anni. Impressionante, senza dubbio. La prima volta che ci ho giocato aveva cosa, 11-12 anni? (sorride) No, a parte scherzi, ne aveva 18-19. Già vedevi che era destinato a grandi cose. Ma molto è cambiato da allora. Ha migliorato fisicamente, mentalmente, nel gioco. Guarda sempre a come migliorare sé stesso e il gioco, che è esattamente la mentalità che serve a un campione. Non ci si ferma mai a far evolvere il proprio gioco, devi progredire, altrimenti regredisci perché chiunque altro progredisce. Lui ha tutto, il pacchetto completo. Come ho detto, è un ragazzo tranquillo e molto rispettato. Congratulazioni a lui, al team, alla famiglia. Ha solo 22 anni, è incredibile. Tutto è possibile nel suo caso, non ci sono dubbi. Se può fare quello che ha fatto, sette Slam alla sua età e tutto il resto, è pronto, andrà avanti ancora per tantissimo. Poi, ovviamente, c’è Sinner. Loro due combatteranno per i grandi titoli, e quelli giovani come me tenteranno di raggiungerli (sorride)”.

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