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Riccardo Riccò: “Dovevi chinare la testa, oggi su Pogacar nessuno dice niente. Nibali mi ha sempre temuto”
La seconda vita di Riccardo Riccò da imprenditore procede senza intoppi tra impegni che si accavallano e tante piccole soddisfazioni quotidiane. Gli errori commessi fanno ormai parte di un lontano e sempre più remoto passato, che non condiziona un presente sereno. L’emiliano ha accettato il suo destino e ha tramutato l’ora più buia in una occasione di redenzione personale. Un’esperienza che ora racconterà anche nelle scuole.
Come procede la tua attività con le gelaterie?
“Andiamo bene. Al momento quella a Rocca Malatina è chiusa, perché la apriamo solo in estate, mentre quella a Vignola è sempre aperta. Inoltre la Academy per chi vuole imparare a fare gelati e torte è sempre accessibile. La gelateria si chiama Chocoloco“.
I corridori attuali sono migliori di quelli dei tuoi tempi?
“Assolutamente no. Ogni epoca ha i suoi campioni. Ma quando mi dicono che adesso vanno molto più forte, che il livello si è alzato…Non sono d’accordo. Hanno fatto un bel dipinto. Poi concretamente, avendo la app Strava e vedendo i tempi che ci sono sulle salite, non vedo tutto questo andar forte nonostante tutti i preparatori, nutrizionisti e la tecnologia che hanno a disposizione. Se dai ai corridori di una volta quello che hanno i corridori di oggi, per me andrebbero più forte. Adesso vanno più forte principalmente per i mezzi meccanici. Nella preparazione hanno solo cambiato i nomi delle metodologie, ad esempio fondo medio adezzo viene chiamato z1, z2, etc., ma è la stessa cosa. Il ciclismo è quello, non si scappa“.
Perché davvero tanti corridori rimasti coinvolti in casi di doping oggi sono tranquillamente nel mondo del ciclismo, ricoprendo anche ruoli di primo piano come se nulla fosse, mentre tu sei stato completamente emarginato?
“Io non lecco il c..o a nessuno e le cose le dico in faccia. Loro hanno saputo chinare la testa e fare i finti bravi. Hanno saputo giocare bene le loro carte per rimanere nell’ambiente. Io faccio fatica, non ci riesco, non è il mio carattere. Ho sempre preferito le persone vere e farsi una litigata che poi finiva lì. Nel ciclismo di una volta dovevi stare zitto, chinare la testa e fare il finto agnellino. Oggi il ciclismo è cambiato, prima appena vincevi due corse di fila sorgevano dubbi e sospetti. Pogacar fa prestazioni fuori dal comune, ma nessuno dice niente. Una volta avrebbero subito alluso al doping. Era ora, questa è una differenza positiva. I corridori vanno protetti“.
Pensi che il tuo libro “Cuore di Cobra” abbia dato fastidio e contribuito a chiudere le porte nei tuoi confronti?
“Non lo so. Poi vedi Wiggins e Ullrich che hanno scritto libri pesanti, ma vengono chiamati lo stesso. Forse non piacevo perché ero scomodo e non stavo zitto“.
Si parla tanto di Lorenzo Finn e Giulio Pellizzari per il futuro del ciclismo italiano: che idea ti sei fatto di loro?
“Pellizzari ha già dimostrato di essere un corridore che può fare podio al prossimo Giro d’Italia, visto che sarà la punta della Red Bull; forse per vincere è ancora presto. Nelle tre settimane ha dimostrato di essere comeptitivo, da capire adesso come gestirà la pressione di essere capitano e dei media, non è da poco. Può lottare un domani per vincere un Grande Giro. Finn penso che abbia più doti naturali a livello di talento rispetto a Pellizzari, sta facendo un percorso graduale perfetto, però dobbiamo attendere un po’ “.
Riguardo ad Antonio Tiberi, si possono ancora nutrire aspettative?
“La passata stagione è stata un po’ sottotono. Ci può essere l’annata negativa, in cui ti gira tutto male, ma non darei la sentenza definitiva e aspetterei ancora un paio di anni. Gli va data un’altra occasione“.
In chi ti rivedi di più tra Finn, Pellizzari e Tiberi?
“A livello caratteriale non c’entravo niente con nessuno di loro. Finn è quello che si avvicina di più alle mie caratteristiche, Pellizzari e Tiberi più dei regolaristi alla Ivan Basso. Finn a cronometro va molto più forte di me, ma io ero più veloce, vincevo anche sprint con 30-40 corridori“.
Il ciclismo ti ha più dato o tolto nella tua vita?
“E’ una domanda a cui faccio fatica a rispondere. Mi ha dato tanto, è stato anche un insegnante di vita. Ti insegna a fare sacrifici, a non mollare mai: tutto questo mi è servito nella successiva vita lavorativa. Però mi ha anche tolto tanto. Gli errori li ho fatti, non si discute. C’è anche da dire, e non vuole essere una giustificazione, che l’ho fatto per arrivare dove volevo. Era un passaggio obbligatorio se volevi vincere certe corse, quindi non ho fatto niente di diverso da quello che facevano i miei colleghi, solo che loro sono stati più furbi“.
Hai pensato di andare nelle scuole per raccontare la tua storia e sensibilizzare i ragazzini?
“Devo andare in una scuola superiore a breve a fare una lezione dove parlerò della mia storia, della mia caduta e della mia rinascita come persona. Sarà alle scuole superiori di Vignola. Sarebbe bello raccontarla anche ai giovani ciclisti. Ho fatto degli errori, ma da quelli si lavora e si cresce“.
Che rapporto hai con Vincenzo Nibali?
“Io non ho rapporto con lui. Anzi, è lui che è sempre stato un po’ astioso nei miei confronti. Nel 2007 vinse il Giro d’Italia Danilo Di Luca, con cui ero molto amico ed era in squadra con Nibali alla Liquigas. Vincenzo mi ha sempre temuto come corridore. Di Luca mi disse che ogni volta, tutte le sere, aspettava i comunicati con i risultati per sapere com’ero arrivato io. Finché ho corso, andavo molto più forte di lui. Nibali aveva fatto poco quando io ero decollato, secondo me lui questo lo accusa ancora. Poi lui è sbocciato e io ho avuto i miei problemi. Non discuto le sue qualità, ma non ero di certo inferiore, anzi ero stato superiore finché ho corso“.
Come è nato il soprannome ‘Cobra’?
“Lo ha inventato Pregnolato, che è stato massaggiatore mio e di Pantani. Un giorno mentre mi massaggiava mi disse ‘ma te sei come un cobra. Tu guardi in faccia gli avversari prima di scattare e poi gli sputi in faccia il veleno’. Da lì è nato il soprannome“.
