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Pattinaggio di figura, Europei in chiaroscuro per l’Italia tra gioia e pressione. Ora serve entrare “in bolla”
Splendidi lampi, ma anche momenti d’ombra, forse dettati da una pressione maggiore rispetto al solito. Ci sono due chiavi di lettura per analizzare quanto fatto dalla Nazionale italiana di pattinaggio artistico ai Campionati Europei 2026 di Sheffield, rassegna andata in scena la scorsa settimana presso l’Utilita Arena. Da un lato infatti i nostri ragazzi sono riusciti ad ottenere complessivamente più medaglie rispetto alle altre Nazioni, dall’altro però hanno perso la leadership nel medagliere, andata invece alla Georgia, capace di trionfare nelle coppie e nell’individuale maschile. Un bottino comunque significativo, certamente, ma che poteva essere potenzialmente anche più ricco, complici alcune prestazioni complicate che hanno rallentato il cammino di alcuni protagonisti.
Partiamo dalle note positive. Ed è impossibile non cominciare parlando di Charléne Guignard-Marco Fabbri che, dopo tre titoli consecutivi, hanno sì ceduto il passo ai superiori Laurence Fournier Beaudry-Guillaume Cizeron ma anche finalmente battuto il binomio “bestia nera” formato da Lilah Fear-Lewis Gibson, classificatosi terzo anche per via di una sbavatura nel set di twizzles nella free dance. Sul ghiaccio britannico si è consumato esattamente quello che su queste pagine auspicavamo alla vigilia: la speranza era infatti quella di vedere gli allievi di Barbara Fusar Poli a distanza ravvicinata dagli avversari d’oltremanica nel segmento più breve, in modo da poter sferrare un eventuale attacco in quello più lungo.
Sia chiaro, la generosità verso i padroni di casa Fear-Gibson si è palesata anche in questa occasione, in particolar modo per via del pannello giudicante solito a far schizzare in altissimo i GOE ben al di là di quanto espresso davvero in pista (soprattutto negli elementi coreografici). Tuttavia – in direzione opposta a quanto successo in autunno con le controversie ed ingiustizie su larga scala del Grand Prix – Marco e Charléne possono tirare un sospiro di sollievo. I loro punteggi infatti sono stati finalmente idonei e congegnali al loro livello, in barba a chi ha tentato di affossarli – o forse meglio dire destabilizzarli – in tutti i modi possibili. Ora in ottica Milano Cortina 2026 può succedere di tutto. Il ridimensionamento degli inglesi, l’incognita dei canadesi Gilles-Poirier e l’ambizione degli italiani infiammerà l’Unipol Arena con una gara speriamo memorabile solo per bellezza e non per altro.
Tra i giganti di questa rassegna continentale figura anche Matteo Rizzo, splendida medaglia d’argento probabilmente in uno dei momenti più difficili della sua carriera. Dopo mesi di prestazioni altalenanti, il gioiellino azzurro ha trovato la quadra nel posto giusto ed al momento giusto. La chiave di volta è stato il quadruplo toeloop, salto finalmente ritrovato e presentato con dei nuovi passi d’ingresso. L’atleta seguito da Deborah Sacchi, Ondrej Hotarek e papà Valter si è accaparrato la medaglia seguendo lo stesso modus operandi degli altre metalli conquistati in precedenza, puntando quindi su pulizia e qualità, aspettando gli incespichi altrui. La sua gioia, tra l’altro, è stata duplice, perché proprio a Sheffiled il nativo di Roma si è assicurato anche il secondo spot olimpico (con lui ci sarà Daniel Grassl), con la certezza di essere della partita a Milano per la terza Olimpiade dopo PyeongChang 2018 e Pechino 2022.
Di enorme significato anche la medaglia di bronzo ottenuta da Lara Naki Gutmann nonostante un libero traballante, vissuto con la tensione di essere tra le più papabili per la top-3. Non sono situazioni semplici da gestire per una pattinatrice entrata in una dimensione completamente diversa rispetto al passato. Era infatti la prima volta che la trentina affrontava un Europeo con la pressione di poter perdere una medaglia invece che conquistarla.
Ci sono stati degli errori, è vero, ma Lara Naki ha avuto il merito di gettare il cuore oltre l’ostacolo ed il coraggio di cambiare spartito in corsa recuperando la fondamentale combinazione triplo lutz/euler/triplo salchow in zona bonus dopo aver bucato l’elemento in apertura di programma. È stata questa la mossa che le ha consentito di salire sul gradino più basso che, altrimenti, sarebbe andato alla belga Nina Pinzarrone, anche lei fallosa così come praticamente tutte le pretendenti al titolo fatta eccezione per Niina Petrokina, un vero carro armato (le sue condizioni erano incerte alla vigilia) nonché probabilmente l’unica vera outsider europea in vista dei Giochi, dove in chiave Italia bisognerà lavorare tanto più che altro sotto il profilo mentale, o meglio sulla gestione dei momenti estremamente tensivi, che saranno una costante.
La pressione ha infatti giocato brutti scherzi. A pagarne le conseguenze maggiormente è stato Daniel Grassl. L’altoatesino, alla vigilia uno dei favoritissimi per l’oro, dopo essere rimasto in corsa al termine dello short si è reso artefice di un libero negativo, viziato da tre cadute e molteplici errori negli elementi di salto, tanto da sprofondare addirittura al tredicesimo posto. Sappiamo benissimo le potenzialità di Daniel, tra l’altro magistralmente esposte da lui stesso nei mesi scorsi con le brillanti performance al Grand Prix, finale compresa. Per la cruciale gara a squadre del Team Event, servirà la sua versione migliore per contrastare la lucidità disarmante del georgiano Nika Egadze, neo Campione d’Europa sfoggiando appunto freddezza e lucidità al netto di un pattinaggio tutt’altro che irresistibile. Vuoti di sceneggiatura anche per Anna Pezzetta, terza a seguito dello short e frenata da un free imperfetto che l’ha inchiodata all’ottavo posto finale. Bene invece Sarina Joos, sesta e brava a lasciare poco e niente sul piatto, mentre risulta complesso decifrare Nikolaj Memola, reduce da un periodo troppo complicato a livello di infortuni per poter puntare al vertice.
Ci si aspettava di più infine anche da Rebecca Ghilardi-Filippo Ambrosini, chiamati ad essere la coppia di punta a causa del forfait di Sara Conti e Niccolò Macii. A Sheffield è però mancata quella continuità tanto cercata a più riprese, in particolar modo negli elementi di salto, sia in parallelo che lanciati. Bellissimi invece di altri elementi d’insieme come i sollevamenti. La sesta piazza, lontanissima dalla top 3 occupata dai georgiani Metelkina-Berulava, dai tedeschi Hase-Volodin e dagli ungheresi Pavlova-Sviatchenko, è sicuramente un risultato al di sotto delle aspettative. Ma attenzione: proprio a proposito di pressione, i pattinatori seguiti da Daniel Aggiano e Raffaella Cazzaniga potranno concedersi il lusso a Milano Cortina di pattinare senza troppa tensione alle spalle, e potrebbe essere molto importante ai fini della performance.
Ma tutti, nessuno escluso, dovranno entrare in una sorta di bolla personale. Perché quanto visto fino a questo momento sarà incomparabile con quello che vedremo a partire dal 6 gennaio. Da sport minore, il pattinaggio di figura entrerà nelle case degli italiani, diventerà anche se per poco tempo trend topic, argomento di discussione quotidiano al di fuori dei soliti canali, con tutti i pro ed i contro del caso. Bisogna fare quadrato, isolarsi, entrare in pista. Pattinare. Possiamo farcela.
