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Mauro Pini: “Con Vinatzer dobbiamo arrivare ad avere le carte in mano. In Italia troppa specializzazione”
Lavoro e cambio di mentalità. Sono stati un po’ questi i punti focali di quanto raccontato da Mauro Pini, responsabile tecnico di slalom e gigante della squadra italiana, nel corso dell’ultima puntata di Salotto Bianco, condotta da Dario Puppo e Massimiliano Ambesi, in onda sul canale YouTube di OA Sport. Una chiacchierata fatta insieme ad Alex Vinatzer, che sta cercando di portare avanti quel progetto legato a slalom e gigante per evolversi in entrambe le discipline in maniera convincente.
Da questo punto di vista, il secondo posto nella gara tra le porte larghe di Beaver Creek e il podio sfiorato tra i pali stretti in Val d’Isère confortano in vista dell’appuntamento più importante, ovvero le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina. Un movimento che può contare anche sul ritorno ad alti livelli di Tommaso Sala in slalom, reduce dall’infortunio al crociato del novembre 2024.
Il tecnico del Canton Ticino ha fatto il punto della situazione: “Siamo a gennaio, nel mese clou. Quest’anno è ancora più importante perché saranno le ultime gare prima delle tanto attese Olimpiadi in casa. Siamo riusciti a dare un nuovo trend a tutto il gruppo delle discipline tecniche: sin dall’estate la squadra ha reagito bene alle introduzioni che abbiamo fatto, con una certa visione a corto termine per questa stagione, ma chiaramente con un occhio anche al futuro. I numeri del team non sono grandissimi: sei atleti più i giovani che inseriamo dalla seconda squadra, che opera in Coppa Europa, ecc. C’è qualche giovane interessante e speriamo che ne approfittino: non hanno nulla da perdere“.
Sugli obiettivi di Vinatzer: “Siamo partiti da outsider e lo dimostravano anche i numeri di partenza; il primo passo è stato quello di un lavoro tecnico, anche in base al fatto che la FIS non vuole piste troppo ghiacciate, quindi bisogna essere in grado di adattarsi a nevi più morbide, con una sciata più fluida e ordinata, partendo da questa base. Il lavoro tecnico è poi chiaramente legato all’aspetto mentale: è un incastro. Con Alex, poi, il primo obiettivo era quello di migliorare i pettorali: ora in gigante è nei 15 e ci stiamo avvicinando alle posizioni dove si giocano le cose che contano e dove chi ha il mazzo di carte in mano fa la differenza. Sono sicuro che ce la giocheremo anche noi“.
Pini ha poi approfondito un argomento importante, legato all’eccessiva specializzazione che c’è in Italia, un aspetto che lui vuole cambiare avendo alle spalle l’esperienza svizzera: “Per me c’è questo contrasto legato a una specializzazione un po’ troppo precoce. Al giorno d’oggi uno sciatore completo deve avere almeno due discipline sotto controllo: una non esclude l’altra, anzi c’è un rafforzamento di entrambe. Lo sappiamo benissimo che la curva del gigante è la madre di tutto il concetto tecnico. Non possiamo tralasciare questo discorso ed è il percorso intrapreso con Alex, ma vorremmo fare lo stesso con altri atleti, specialmente i più giovani. Stiamo tracciando il futuro delle squadre nazionali“.
In ottica olimpica, il focus è stato anche sulla composizione della squadra ai Giochi, con dieci pass sugli undici a disposizione in campo maschile: “Tante piccole nazioni si sono inserite e la situazione cambia anche per le grandi squadre; pensiamo alla Francia, attualmente con sei posti. Proprio in questi giorni, con il direttore tecnico Massimo Carca, stiamo facendo le riflessioni del caso, anche in base al programma olimpico, partendo dalla velocità e proseguendo poi con la team combined, lo slalom, il gigante, ecc. I ragazzi hanno ancora l’opportunità, con le prossime gare, di marcare il segno per prendersi la qualifica. Sarebbe l’ideale. I criteri sono quelli della top-5 per ottenere la qualificazione, poi ci sarà la decisione tecnica e, chiaramente, anche scelte forti da fare, visti i regolamenti stilati“.
Sulla Night Race della 3Tre, in programma questa sera tra i pali stretti di Madonna di Campiglio:
“L’ho vissuta come allenatore della Svizzera e poi l’ho anche commentata per la TV elvetica. Ho sempre visto la Miramonti con molto rispetto. È uno slalom bello da fare e da vivere. È una gara un po’ corta, uno sprint: sarà giocata sul filo dei centesimi, bisogna cogliere l’attimo e andare a tutta, ben presenti con la mente e sugli sci“.
