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Matteo Sartori: “L’esperienza di Parigi una botta per ripartire verso Los Angeles. A disposizione per tutte le barche”

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Si parla di canottaggio nell’ultima puntata di OA Focus, il programma in onda sul canale YouTube di OA Sport e condotto da Alice Liverani. L’ospite, infatti, è stato Matteo Sartori, sicuramente uno dei migliori canottieri per l’Italia in questo momento. Una lunga intervista in cui si ripercorre una carriera ancora molto giovane (23 anni), passando anche per l’amore verso il canottaggio, ereditato da un papà che ha fatto la storia dello sport italiano, come Alessio Sartori.

Un amore con il canottaggio fin da bambino, complice anche una famiglia di sportivi ed un papà speciale: “Ho una famiglia di sportivi e la maggior parte sono canottieri. Ovviamente ho mio padre in casa che ha fatto cinque Olimpiadi consecutive, vincendo anche tre medaglie. L’ho sentito un po’ come un richiamo personale, l’ho sentito dentro di me il sentimento di cominciare questo sport. Vorrei fare anche meglio di quanto ha fatto mio papà, ma so che è veramente difficile, visto che è tra i più medagliati della storia dello sport italiano, ma ci proverò. Mio papà però non voleva che iniziassi a fare canottaggio, ma mi ha sempre spinto a fare altri sport ed ho iniziato infatti con il basket, ma non era il mio. Io sono parecchio testardo e ho continuato sull’idea di fare canottaggio e a dieci anni mi sono messo con i remi in acqua. Per scherzo nei confronti di papà con alcuni tecnici, suoi amici, abbiamo deciso di mettermi su una canoa, ma dopo pochi metri mi sono ribaltato. Non era proprio dunque per me come il canottaggio”. 

Essere considerato il ‘figlio di’ non ha mai pesato a Matteo: “Ho superato questa cosa qui, ma in verità non mi è mai veramente pesata. Essere presentato come il figlio di Alessio Sartori è anche giusto, perchè comunque lui ha scritto una pagina della storia dello sport italiano. Io semplicemente sto scrivendo la mia. Non mi è mai pesato il mio cognome e anzi ne vado fiero. Mio padre è stato orgoglioso della mia presenza olimpica e sicuramente per me è stata una soddisfazione enorme”

Proprio sull’esperienza a Parigi 2024: “Nonostante il risultato non sia stato quello sperato, visto che venivamo da importanti risultati nel 2024, come prima esperienza olimpica non ho nulla da recriminare. Mi ha dato la possibilità di come funziona uno sport olimpico, della pressione che c’è al momento dell’evento olimpico. Mondiali, Europei e Coppa del Mondo sono gare a sé stanti, l’Olimpiade è un’altra cosa. Purtroppo è mancata un po’ di lucidità ed esperienza. Questo cambio repentino ed improvviso non ce lo aspettavamo, ma dovevamo essere noi più forti e lucidi. Sono certo che non avremmo fatto medaglia e probabilmente non saremmo finiti neanche in finale A, ma saremmo stati un equipaggio da finale B comodamente. Sarebbe stato un bel risultato dopo tutto quello che ci è successo. Non è andata così purtroppo, ma sono anche quella situazioni che ti fanno crescere, maturare. Serve avere una botta così che ti possa lanciare per i prossimi anni. Non è stato bello, ma so che seminando tanto posso raccogliere a Los Angeles 2028”. 

Sartori parla anche della recente esperienza da tedoforo, che lo ha davvero colpito ed emozionato: “E’ stata una cosa surreale. Ho veramente capito l’affetto che ha la gente per noi. Quando sei in gara, magari preso dall’adrenalina e dal momento, non dai quell’attenzione a chi sta lì per te, soffre e tifa per te. Nel momento in cui mi è capitata questa occasione di fare il tedoforo, che mi rimarrà per tutta la vita, ero veramente lucido al 100% e ho capito quanto affetto e amore la gente ha per noi. Quando mi sono trovato in centro a Sabaudia, mi sembrava di essere in uno stadio. Tantissima gente, il boato, tutti con i telefoni, io mi sono trovato veramente spiazzato. Una cosa veramente difficile da pensare, con gente che mi chiamava ovunque. Ho avuto finalmente la possibilità di guardare le persone negli occhi, che tifava per me e sapeva quale era il mio ruolo. Sapevo che la mia città era li per me, per noi, visto che era presente con mio papà. Il cambio della torcia con mio papà a reso tutto ancora più magico. Una passerella di 100 metri piena di entusiasmo e con tante persone che apprezzavano tutto quello che abbiamo fatto per questa città veramente meravigliosa. Un’emozione davvero unica“.

Settimane importanti per la preparazione: “Siamo nel momento importante della stagione non dal punto di vista delle gare, ma un punto di vista della preparazione. Faremo gli ultimi carichi con un raduno che terminerà intorno al 10 di febbraio. Finiremo il ciclo invernale di preparazione a marzo per poi concentrarci sulle gare”.

Un periodo importante per la carriera del canottiere laziale: “Sto facendo quello che non ho fatto l’anno scorso, anche perchè si trattava di un anno di transizione dopo l’Olimpiade, visto che è anche cambiata la direzione tecnica, la presidenza. Quindi c’è stato un cambiamento generale. Ho dovuto capire in questo anno come muovermi in un programma totalmente nuovo. Dal punto di vista mentale sto cercando di essere più pignolo con me stesso per migliorare i miei migliori tempi”.

Il grande appuntamento della stagione: “A fine agosto ci sarà il Mondiale di Amsterdam e l’obiettivo è fare bene. Non so in che barca, ma in questo momento non me ne sto preoccupando. In questo momento della stagione ci stiamo concentrando solo sui singoli e nei prossimi raduni cominceremo a fare delle selezioni e a tirare le somme. Da quelle selezioni verranno fuori le barche che ci accompagneranno per tutta la stagione. So che sarà un bel Mondiale, perchè in qualsiasi specialità posso dare il mio valore e sicuramente ci divertiremo”.

In chiusura un ricordo di Davide Tizzano, il presidente della Federcanottaggio che è morto a fine dicembre scorso all’età di 57 anni: “Io avevo un bellissimo rapporto con lui. Agli Europei del 2025, ed io ero neofita del quattro di coppia, ricordo che mi trovavo sul lettino del fisioterapista, mi chiama lui e mi dice ‘Non dire niente, ma dimmi solo che va tutto bene. Non dire a nessuno che ti ho chiamato, ma volevo sapere da te se andava tutto bene’. Io gli ho detto ‘Davide non preoccuparti, sta andando tutto bene’. Sicuramente è stato un bello schiaffo la sua morte, perchè pochi giorni prima della sua scomparsa aveva realizzato il Gran Calà del canottaggio a Firenze che è stato meraviglioso. Lui ci ha lasciato un videomessaggio dove abbiamo visto che era in condizioni critiche, ma la speranza era quella che andasse per il meglio. Davide è stato un grande dal punto di vista sportivo, ma soprattutto umano. Ci ha fatto capire come fare sport e come ci si diverte a fare canottaggio”. 

INTERVISTA MATTEO SARTORI 

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