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Martin Marcellusi: “Al Sud pochi soldi nel ciclismo. Sembra che sia vecchio, ma ho 26 anni…”
Martin Marcellusi è stato il grande ospite della prima puntata stagionale di Bike Today, trasmissione visibile sul canale Youtube di OA Sport. Il corridore laziale classe 2000 rappresenta uno dei punti di riferimento della Bardiani CSF in vista della prossima stagione, dopo aver vissuto un 2025 a due facce in cui ha comunque dimostrato a sprazzi di poter raggiungere ottimi risultati anche in corse di alto livello.
Il 25enne nativo di Roma sta completando la fase di preparazione invernale con un ritiro in Spagna insieme al resto della squadra: “Diciamo che procede bene, si fa fatica come è giusto che sia. Ormai le gare sono molto vicine, quindi stiamo mettendo fatica nelle gambe che può tornarci utile più avanti“. Marcellusi ha poi tracciato un bilancio della scorsa annata agonistica: “Sono partito forte, tanto forte. Già qui in Spagna a Maiorca ho ottenuto un secondo posto, poi l’ho ripetuto al Gran Camino sempre in Spagna e al Giro d’Italia sono andato forte. Poi purtroppo ho avuto una brutta caduta al Campionato Italiano che mi ha tenuto fermo quasi un mese e da lì, complici anche un po’ di problemi con la caduta, poi il matrimonio e altro non sono più riuscito a esprimermi al meglio. È stata molto deludente la seconda parte della stagione e purtroppo non è dipeso da me“.
Sulle ambizioni del team, supportato da un nuovo sponsor: “Beh, diciamo che lo sponsor è entrato nel finale di stagione dell’anno scorso, quindi gli obiettivi sarebbero stati gli stessi anche senza, però come Professional italiana noi puntiamo tanto sempre sul Giro d’Italia che è la corsa più importante del calendario per noi, quindi cerchiamo di fare il meglio per arrivare al meglio a quell’appuntamento. Il calendario gare? Sicuramente parto qui a Valencia, poi ci spostiamo a Maiorca. Poi ci saranno le solite gare, quelle in Francia di aprile, la Tirreno-Adriatico, la Milano-Sanremo se dovessimo ricevere l’invito. E comunque sempre più o meno il calendario dell’anno scorso, nessuno stravolgimento insomma”
Sugli obiettivi personali per il 2026: “L’obiettivo è vincere, provare a vincere una tappa al Giro. L’anno scorso ci ho provato più e più volte, qualche volta ci sono andato molto vicino, però quest’anno spero di riuscirci. Il gap rispetto ai corridori del World Tour? Diciamo che quando ho ottenuto dei risultati non sono stato da meno, insomma, di questi corridori World Tour, però c’è ancora da lavorare. Sembra che io sia vecchio, però fondamentalmente devo ancora fare 26 anni, quindi spero di avvicinarmi sempre di più a quel livello lì. Io devo molto ai Reverberi, è 5 anni che sono con loro. Ho sempre fatto il massimo per ripagare la fiducia che mi hanno dato per far diventare la la mia passione un lavoro. Però anche loro credo che sappiano che un corridore punta sempre al top. Il World Tour è il top e ogni corridore che è qui penso che voglia fare il salto“.
Sulle sue corse preferite: “Io mi trovo tanto bene nelle gare in Francia dove ci sono continui strappi, vento, strade strette. Però anche l’anno scorso al Giro ho fatto ottavo anche nella tappa in Albania che era mossa, anche se poi me l’hanno tolto. Poi ho fatto settimo a Napoli in una volata di gruppo e ho fatto sesto sul Sestriere, quindi penso che mi difendo un po’ ovunque ma non spicco da nessuna parte. Il mio idolo nel ciclismo? Un corridore che ho sempre ammirato, che purtroppo non è ancora in attività, è Sagan. Altri idoli non ne ho“.
Sulla clamorosa notizia del ritiro di Simon Yates: “Non me lo aspettavo, però non è una cosa che mi ha stupito. Questo è uno sport che richiede tanto, che richiede tanti sacrifici e quindi ci sta che un corridore che ha appena vinto il Giro d’Italia si senta appagato e non ha più lo stimolo di continuare ancora un anno. Il ciclismo è stressante? Quando devo andare via da casa da mia moglie è difficoltoso, poi dopo quando sei in compagnia ti passa, però comunque è uno sport ti toglie veramente tanto. Tanto ti dà e tanto ti toglie, insomma“.
Sulle difficoltà di emergere al Sud in Italia e di arrivare al ciclismo che conta: “Avendo fatto fino a Juniores al Sud posso dire che è stato difficile, perché un ragazzo di 15, 16 o 17 anni che ogni sabato deve partire, fare magari 5 ore di furgone per andare a fare una gara di 70 km alla lunga diventa difficile per un ragazzino. La differenza è tutta nei soldi. Al Sud non ci sono grossi sponsor che investono nel ciclismo e quindi meno gare, meno squadre, meno compagnia in allenamento e tutto si ritorce contro il corridore“.
Su alcuni dei giovani talenti azzurri più interessanti: “Finn è sicuramente il futuro italiano, è un corridore che ha fatto vedere negli ultimi due anni cose che in Italia prima in pochi avevano fatto, però non lo conosco personalmente, quindi mi fermo a quello che ho visto in tv. Per quanto riguarda Pellizzari, ci ho corso 3 anni insieme. Posso dire che oltre a essere un campione, un futuro campione e anche presente, è sicuramente un ragazzo umile con il quale ho un rapporto di amicizia e so che comunque è una persona buona“.
Marcellusi non esclude infine l’ipotesi di ottenere in futuro la convocazione in Nazionale per un grande evento: “Diciamo che chi è che non sogna di vestire la divisa della nazionale? Solo che, come ne parlavamo prima, bisogna fare ancora un piccolo salto di qualità. Comunque la speranza c’è sempre, sarebbe un onore e vediamo, vediamo, nulla è impossibile“.
