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Il sussulto tardivo di Giovanni Borsotti: meritava le Olimpiadi, zavorra infortunio

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Giovanni Borsotti
Borsotti / Lapresse

Giovanni Borsotti ha battuto un colpo di coda nel gigante di Schladming, prova valida per la Coppa del Mondo di sci alpino andata in scena sulla mitica pista Planai. Presentatosi al cancelletto di partenza con il pettorale numero 33, è riuscito a qualificarsi alla seconda manche con il nono riscontro cronometrico e ha conservato il proprio piazzamento, chiudendo così in nona posizione sulla neve austriaca con un ritardo di 2.01 dallo svizzero Loic Meillard.

Si tratta di un risultato non di poco conto per il 35enne, che è tornato in gara a un mese e mezzo dalla sua ultima uscita agonistica: lo scorso 13 dicembre non concluse la seconda manche del gigante in Val d’Isere e poi si dovette fermare a causa di un infortunio. Durante un allenamento rimediò la rottura del tendine dell’adduttore e uno strappo addominale, decidendo di non sottoporsi a un intervento chirurgico e di intraprendere un percorso conservativo in modo da rimettere gli sci a metà gennaio.

Obiettivo riuscito e risultato davvero di spessore (è tornato in top-10 nel massimo circuito internazionale itinerante a distanza di due anni abbondanti dal nono posto nel gigante dell’Alta Badia datato 18 dicembre 2023), ma purtroppo non è bastato per meritarsi la convocazione alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. La lista dei partecipanti ai Giochi è stata diramata ieri dalla FISI e il riscontro odierno non ha nei fatti valenza nella corsa per essere al via sulla Stelvio di Bormio.

Giovanni Borsotti avrebbe meritato il palcoscenico a cinque cerchi visto l’impegno profuso per rientrare e la stoccata odierna, in una stagione dove era stato 24mo a Soelden, 29mo a Copper Mountain e 20mo a Beaver Creek, prima della già citata uscita in Val d’Isere e dell’infortunio. L’Italia schiererà sicuramente tre gigantisti ai Giochi (Alex Vinatzer, Luca De Aliprandini e Tobias Kastlunger), con un quarto posto vacante che potrebbe essere preso, ad esempio, da Giovanni Franzoni.