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Francesca Porcellato: “Inclusione a volte più decantata che reale. Basta eroismo, siamo atleti come gli altri”

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Francesca Porcellato
Francesca Porcellato / LaPresse

Francesca Porcellato è stata la gradita ospite dell’ultima puntata di Run2u, in onda sul canale Youtube di OA Sport. L’atleta paralimpica classe 1970 è, senza ombra di dubbio, una colonna dello sport italiano. Dopotutto stiamo parlando di un’atleta paralimpica, fondista e paraciclista che vanta qualcosa come 13 partecipazioni ai Giochi paralimpici (10 ai Giochi estivi e 3 a quelli invernali) con la bellezza di 15 medaglie conquistate.

Una caratteristica notevole della nativa di Castelfranco Veneto è l’essere passata dai Giochi Paralimpici Estivi a quelli Invernali: “Sicuramente è stata un decisione arrivata un po’ per caso, ma molto voluta. Da sempre volevo disputare una Paralimpiade in casa davanti al proprio pubblico. Il sogno c’era. Solo che è capitata invernale. Mi hanno chiesto di provare a sciare ma non pensavo facesse per me. Invece ho provato e mi sono subito innamorata. Mi mancava la tecnica, infatti a Torino 2006 arrivai ultima e penultima nel fondo. Però il fisico c’era perché ero allenata dalle maratone. Ho dovuto lavorare tanto e a lungo su molti aspetti, la tecnica in primis”.

“Nello sci di fondo si tratta di una piccola slitta – spiega l’atleta soprannominata la “Rossa volante” – una seggiolina in carbonio con sotto gli sci fissi, spingendoci con i bastoncini. La difficoltà non è tanto la spinta, quanto non hai il freno. Non puoi fare lo spazzaneve, per cui tutto arriva dai bastoni che ti fanno curvare e frenare. Idem nella salita, nella quale rischi di tornare indietro”.

La vincitrice della maratona di New York, Londra, Boston e Parigi spiega quali siano stati gli aspetti meno semplici: “Sicuramente per me la difficoltà è stata fisica ma è stata soprattutto mentale. Io arrivavo da un approccio di una disciplina per la quale sapevo tutto. Invece ho dovuto resettare tutto perché lo sci di fondo è completamente diverso. A livello psicologico è stato complicato, mentre a livello fisico ho fatto alcuni cambiamenti per usare meglio la forza. In gara pensavo ma sapevo che dovevo dimenticare le maratone. Una bella sfida, che ho visto e mi ha dato tanto orgoglio. A Vancouver, con quella medaglia al collo, mi sono detta brava”.

Francesca Porcellato passa poi ad analizzare la situazione del movimento paralimpico: “Siamo cresciuti molto negli anni ma c’è sempre da migliorare. C’è inclusione ma a volte è più decantata che reale. Tutto quello che facciamo lo facciamo per crescere. I social ed i mass media ci stanno aiutando molto per abbattere le barriere e rendere tutto più inclusivo. Cosa cambierei? I termini di comunicazione. Siamo atleti come gli altri, utilizziamo mezzi sportivi meno convenzionali, dobbiamo togliere l’eroismo. Non siamo eroi, ma atleti che fanno grandi prestazi0ni, come gli atleti olimpici. Sicuramente abbiamo storie importanti alle spalle che hanno deviato la nostra vita, a volte l’hanno arricchita, quindi non ci sono solo cose negative. Vorrei si parlasse di più delle prestazioni in poche parole. Ad ogni modo già essere alle Paralimpiadi è come vincere una medaglia”.

La fuoriclasse veneta si racconta:Sono una persona tranquilla, mi piace stare in mezzo alla gente e adoro viaggiare. La mia storia? Ho avuto un incidente a 18 mesi investita da un camion ho riportato moltissime lesioni, fortunatamente nessuna letale. L’unica veramente importante alla spina dorsale paraplegica, non ho più uso arti inferiori. Dai 6 anni ho avuto la carrozzina e da quel momento ho avuto la voglia di spingerla più velocemente possibile. Ogni giorno finiti i compiti mi andavo ad allenare nelle strade del mio paese. Poi piano piano ho iniziato con una società sportiva e ho dato il via alla mia carriera. Una carriera che non mi ha tolto nulla alla mia vita privata. Sono una donna privilegiata perché ho potuto inseguire i miei sogni. Mai avrei immaginato di vivere una vita così bella”.

Il presente di Francesca Porcellato parla ancora di sport, anche se dietro le quinte:Ora sto lavorando per Milano Cortina. Non vedo l’ora che si parta davvero con le Cerimonie. Queste Olimpiadi si può dire che le ho viste nascere, dopotutto ero anche presente al momento dell’assegnazione. Davvero emozionante l’organizzazione da dietro le quinte anche se ovviamente è più bello fare l’atleta”.

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA COMPLETA DI RUN2U

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