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Ciclismo

Davide Piganzoli: “Con Tiberi e Pellizzari c’è sana rivalità. Resto alla Polti per crescere ancora”

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Davide Piganzoli
Piganzoli / Lapresse

Davide Piganzoli, valtellinese e classe 2002, non è uno scalatore puro ma il prototipo del corridore moderno che va for­te in salita e si difende bene a cronometro, molto regolare e con ottime doti di recupero.  Per il portacolori della Polti Kometa il recente Giro d’Italia è stato il suo primo Grande Giro in carriera e ha già dimostrato di avere la giusta stoffa e grandi margini di miglioramento: in classifica generale è arrivato 13esimo, quarto invece in quella di miglior giovane.

Al tuo primo Giro d’Italia sei arrivato 13°: entrare nei 15 era il tuo obiettivo o ti aspettavi ancora meglio?

“L’obiettivo iniziale era quello di puntare ad una tappa e di correre bene anche perché non sapevo come avrei tenuto sulle tre settimane essendo il mio primo Grande Giro, ma il risultato finale ha dato tanto morale sia a me che alla squadra”.

Qualche addetto ai lavori pensa che sarebbe stato meglio uscire di classifica e provare a giocarsi una vittoria di tappa che sarebbe stata nelle tue corde: come rispondi?

“Mi sono trovato nella condizione di poter fare classifica e quindi ho deciso di provare a sfruttare l’occasione. Una vittoria di tappa sarebbe sicuramente stata emozionante, ma per essere stato il primo anno sono molto soddisfatto”. 

Hai denotato doti importanti da regolarista. Sia in salita sia a cronometro, però, ti è mancato qualcosa nei confronti dei migliori: hai già individuato le lacune e sai come lavorarci?

“Perdo un po’ a cronometro, ma su questo ci lavorerò già da quest’anno e poi mi manca un po’ di ritmo in salita, ma so che sono tutte cose che posso colmare con il giusto allenamento e l’esperienza”. 

Cosa è cambiato in squadra con l’arrivo dello storico sponsor Polti?

“Ha fatto molto piacere ed è stata una ventata d’aria fresca in squadra, ci ha dato sicuramente grande motivazione e stimoli”. 

Hai già le idee chiare per il 2025? Rimarrai alla Polti o farai il salto nel World Tour?

“Penso che un altro anno alla Polti mi possa fare bene e mi permetterà di fare ulteriore esperienza, poi a fine dell’anno prossimo sarò in scadenza di contratto e quindi per il 2026 valuterò cosa fare”. 

Al Giro d’Italia hai capito di poter diventare un corridore da corse a tappe o è ancora presto per questo verdetto?

“Al momento è molto presto, però credo che il Giro di quest’anno come prima risposta possa essere più che positiva, poi l’anno prossimo vedremo come andrà”. 

Ci sono tanti giovani interessanti per il futuro dell’Italia: tu, Tiberi, Pellizzari…Ti stimola questa rivalità con i tuoi connazionali?

“Fa piacere perché ci conosciamo e ognuno è felice dei risultati dall’altro. Chiaramente c’è anche un po’ di sana rivalità ma è normale e bello che ci sia”. 

Quale sarà il tuo calendario per la seconda parte di stagione?

“Andrò a Bormio in raduno con la squadra ad inizio luglio e poi lavorerò per il finale di stagione e quindi con le corse italiane”.

Ad oggi quale pensi che sia il tuo punto di forza come corridore? E quello debole?

“Penso di essere abbastanza forte mentalmente e questo in un futuro piò essere un punto a mio favore, invece soffro leggermente gli attacchi in corsa e so che è un punto su cui devo e posso migliorare”. 

Come si viveva in gruppo al Giro d’Italia la superiorità di Pogacar?

“Quando andava via la fuga in gruppo c’era un po’ più di bagarre, ma per il resto è solo che un piacere e un onore correre al fianco di un campione come lui”. 

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