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Paolo Canè: “Solo in 2 o 3 possono mettere Sinner in difficoltà. Alcaraz difficilmente battibile”

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Carlos Alcaraz - Jannik Sinner
Alcaraz - Sinner / LaPresse

Incisivo e preciso come il suo rovescio a una mano. Paolo Canè ha offerto spunti interessanti nell’ultima puntata di TennisMania condotta da Dario Puppo (telecronista di Eurosport), in onda sul canale Youtube di OA Sport. Ci si è soffermati sui temi d’attualità, come è logico sia, partendo da quanto accaduto nella semifinale del Masters1000 di Indian Wells tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, vinta dallo spagnolo.

Canè ha iniziato il suo intervento da uno degli episodi del confronto, il tuffo di Sinner a inizio terzo set e il cui contraccolpo a terra si è fatto sentire: “Arrivare in corsa in quella maniera, su una palla corta, ci si fa male e si accusa dal punto di vista fisico e mentale“.

Parlando poi in maniera specifica di quanto accaduto: “Sinner ha battuto giocatori forti a Indian Wells, che doveva battere. Ha giocato con Kokkinakis, Struff, Shelton, tutti molto pericolosi, che però non reggono il suo palleggio. Contro Alcaraz le cose sono andate diversamente, dopo un primo set dominato da Jannik e durato neanche 30′. Lo spagnolo ha saputo concentrarsi al 100%,  decidendo di rallentare il gioco, mettendo palle più alte per poi accelerare all’improvviso. E’ un po’ il segreto contro Sinner, ma lo sanno fare in due/tre al mondo, non di più. Oggettivamente, quando Alcaraz riesce a scegliere ogni giocata che ha per ogni singolo punto è difficilmente battibile. Lui ha quattro/cinque soluzioni che altri non hanno“.

Analizzando invece Sinner, Canè ha aggiunto: “È un ragazzo molto intelligente e maturo e ha dato una lezione a tutti nei giorni precedenti, dicendo chiaramente che non poteva vincere tutte le partite d’ora in avanti. È consapevole di quello che sta facendo perché gli piace giocare a tennis, punto. A Miami poi le condizioni sono diverse, se Jannik sta bene arriva in fondo. Dipende da lui ed è il bello perché gli altri devono fare qualcosa in più, come ha fatto Alcaraz e non è detto che lo spagnolo ci riesca con la stessa efficacia, ricordando anche le caratteristiche della superficie di Indian Wells (lenta, ndr). Su questa superficie, se tutto procede normalmente, Sinner lo vedo all’ultimo atto. Lui ha le idee molto chiare. Gli suggerisco, però, di tuffarsi di meno sul cemento (sorride, ndr)“.

Non è stata solo la settimana di Sinner, ma anche quella del ritorno di Matteo Berrettini, spintosi fino alla Finale del Challenger di Phoenix: “Ha remato tanto da fondo, cercando di trovare la condizione atletica. Sempre molto attento con il servizio ed esplosivo con il dritto e si è mosso molto bene. La cosa importante quando non giochi da tanto tempo è quella di correre e lottare su ogni palla ed è quanto ha fatto, dimenticandosi di quale torneo sia. Si è messo a testa bassa a lavorare. In Finale ha perso contro Borges, che è un ottimo giocatore e agli Australian Open aveva battuto Dimitrov e Davidovich Fokina“, ha sottolineato Canè.

Non deve aver fretta, deve aver voglia di lottare su ogni punto. Sono sicuro che potrà scalare la classifica, è una questione fisica e di stimoli. Ha bisogno di vincere partite. Con questa impostazione di Roig, basata anche sullo scambio da fondo, gli dà un po’ più di tranquillità, potendo gestire meglio la situazione con lo slice di rovescio“, ha aggiunto l’ex giocatore nostrano.

Un ultima battuta su Luca Nardi, capace di battere Novak Djokovic a Indian Wells: “Nardi mi ricorda Fognini nell’esecuzione del rovescio e della palla corta, come velocità dei piedi. Deve migliorare con il dritto e soprattutto con il servizio. Diamogli tempo, il giocatore ha dimostrato di esserci e ha uno staff dietro organizzato“.

VIDEO INTERVISTA PAOLO CANÈ