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Pista di bob Milano-Cortina 2026: oggi e domani le giornate decisive per Cesana Pariol

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Mancano ancora due anni alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, ma oggi e domani saranno giornate decisive per il futuro delle gare di bob, skeleton e slittino. L’Italia spera ancora di poterle disputare sul proprio territorio, evitando un clamoroso ed imbarazzante trasferimento fuori dai confini italiani, con Austria o Svizzera che potrebbero essere indicate come sedi alternative dal CIO.

La speranza italiana porta al budello di Cesana Pariol, sponsorizzata candidamente dal Ministro dello Sport, Andrea Abodi, che sta spingendo per il riutilizzo della pista che era già stata utilizzata per i Giochi del 2006 di Torino. Diciassette anni dopo il budello si trova praticamente abbandonato e il tema principale diventa come gestire l’impianto di generazione del freddo.

Oggi a Palazzo Chigi si terrà una cabina di regia dove verranno discussi tutti i temi principali. Verrà illustrata inoltre una relazione tecnica redatta da Simico, che ha anche effettuato una prova per vedere se la centrale di produzione del freddo funzioni e anche per la tenuta delle condutture per portare l’ammoniaca. Sembra che potrebbero servire per 50 tonnellate di ammoniaca, ma Simico ha presentato nel dossier anche una possibilità di usare sistemi indiretti di produzione del freddo, con le tonnellate che scenderebbero drasticamente da 50 a 1-2.

Dopo la cabina di regia a Palazzo Chigi, ci sarà un incontro in Fondazione Milano-Cortina ed è previsto sicuramente uno scontro tra le varie componenti politiche. Il Governatore del Veneto Luca Zaia potrebbe richiedere anche un indennizzo per la perdita delle gare di bob, skeleton e slittino o addirittura il trasferimento di altri sport dalla Lombardia al Veneto. Saranno giornate sicuramente di trepidazione e tensione per una vicenda che comunque non valorizza di certo lo sport italiano. Non bisogna dimenticare che rimane poi la data inderogabile del gennaio-febbraio 2025 come ultimo termine per i test di collaudo del CIO. C’è assolutamente da fare molto in fretta, visto che di tempo se ne è già perso abbastanza.

FOTO: LaPresse