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Ciclismo

Danimarca ormai padrona del ciclismo: non solo Vingegaard. E non hanno una squadra World Tour…

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Jonas Vingegaard

La Danimarca sembra ormai essere diventata la grande padrona del ciclismo internazionale. Jonas Vingegaard ha vinto gli ultimi due Tour de France: lo scorso anno sconfisse a sorpresa lo sloveno Tadej Pogacar, reduce da due affermazioni consecutive alla Grande Boucle; nell’edizione andata in scena poche settimane fa ha invece duellato alla pari con il balcanico nelle prime due settimane e poi ha semplicemente demolito la concorrenza sfoderando una prestazione ai limiti del surreale a cronometro, seguita da un perentorio affondo in montagna.

L’alfiere della Jumbo Visma è al momento il miglior uomo nelle grandi corse a tappe, si è imposto nell’evento più prestigioso e importante a livello mondiale, si è preso tutte le copertine e in Patria è stato accolto come un eroe totale, ricevendo una festa in piazza in modalità regale. Il 26enne si è scatenato nel corso di questa annata agonistica, imponendosi anche al Giro del Delfinato, al Giro dei Paesi Baschi e al Gran Camino, giganteggiando in lungo e in largo in qualsiasi tipo di corsa a tappe. Addirittura cercherà la doppietta tra poche settimane alla Vuelta di Spagna.

Non soltanto corse a tappe ma anche Classiche Monumento, visto che Kasper Asgreen ha vinto il Giro delle Fiandre nel 2021 (quest’anno ha trionfato nella 18ma tappa del Tour de Fance). Magnus Cort Nielsen ha trionfato in due frazioni all’ultima Grande Boucle. Mads Pedersen ha invece vinto i Mondiali nel 2019 e anche domani partirà tra i grandi favoriti a Glasgow insieme all’olandese Mathieu van der Poel, ai belgi Wout van Aert e Remco Evenepoel, allo sloveno Tadej Pogacar.

Restando a Glasgow, oggi abbiamo assistito a due grandi numeri in occasione della rassegna iridata. Albert Philipsen ha trionfato nella prova in linea juniores con una micidiale rasoiata piazzata nel corso del penultimo giro e sembra essere un talento di notevole interesse in ottica di un passaggio tra i grandi. Il quartetto dell’inseguimento a squadre ha invece battuto l’Italia nella finale al Velodromo, riuscendo a vendicare la sconfitta rimediata nell’atto conclusivo delle Olimpiadi di Tokyo 2020.

A cosa è dovuto questo dominio imponente? Indubbiamente la cultura ciclistica di questo Paese ha un peso molto rilevante: spostarsi in bicicletta, anche per andare a lavoro, è abbastanza comune a quelle latitudini, i ciclisti sono rispettati e il rischio incidenti è molto contenuto. La mobilità a due ruote è incentivata, proprio come nei Paesi Bassi e in Belgio, e il fermento tra i giovani produce grandi effetti tra i professionisti (anche se il caso Vingegaard è così particolare e meriterebbe un capitolo a parte).

Anche la Danimarca, proprio come l’Italia, non ha una squadra di livello World Tour, aspetto su cui si è discusso parecchio negli ultimi anni e che indubbiamente è una causa della mancanza di grandi risultati per il Bel Paese. Bisognerebbe anche interrogarsi sugli investimenti economici, oltre all’importanza della sicurezza: quanti genitori in Italia si sentono sicuri di mandare in strada i propri figli? Senza dimenticarsi che la popolazione danese è circa un decimo rispetto a quella italiana: 6 milioni contro 60 milioni.

Foto: Lapresse

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