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Ciclismo, nessun rimpianto per Fabio Aru giunto all’ultima fermata: “E’ la scelta giusta”

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Basta così, Fabio Aru si ferma qui. Il Cavaliere dei Quattro Mori ha affrontato la Vuelta a España con serenità, senza alcun rammarico e la voglia di chiudere nel migliore dei modi la carriera.

Sebbene il sardo abbia fatto vedere anche delle buone cose nel corso della gara in Spagna, non ci sono ripensamenti: “Ogni giorno, penso sempre di più che questa sia stata la scelta giusta“, l’ammissione del corridore del Team Qhubeka NextHash a Cyclingnews. “Forse lasciare dopo una prova di un giorno sarebbe stato diverso. In questo caso si vivono sensazioni diverse e tutto questo mi sta aiutando ad assorbire il peso della mia scelta”, ha aggiunto il ciclista italiano.

Una decisione che ha stupito, ma fino a un certo punto, dal momento che i risultati degli ultimi due anni avevano portato a questa chiosa. L’avvento nel citato Team Qhubeka NextHash faceva pensare che il sacro fuoco fosse ancora acceso e per questo che l’annuncio di Aru ha colto di sorpresa tanti degli addetti ai lavori per i tempi.

A prima vista sembrerebbe per lui una liberazione, ma il corridore ha smentito categoricamente: “La vedo solo come la fine di un capitolo. Ovviamente questa è stata la mia vita per più di 15 anni e la bicicletta, in un modo o nell’altro, rimarrà parte della mia vita, perché è stata la mia grande passione. Verrò a vedere qualche gara, ma è anche il momento di dedicare più tempo alla mia famiglia, di stare a casa”.

Una carriera da dividere in due parti distinte. Dopo l’avvento da professionista nel 2012 con l’Astana, il successo è arrivato quasi subito con il podio nel Giro d’Italia nel 2014 e il bis nel 2015, anno nel quale riuscì a vincere proprio la Vuelta a España. Nel 2017, nel Tour de France, l’azzurro vestì l’ambita Maglia Gialla per un paio di giorni e sembrava che potesse addirittura insidiare il trono di Chris Froome e del Team Sky. Alla fine della fiera vi fu un quinto posto, ma pareva davvero che quello potesse rappresentare una tappa di transito per traguardi ambiziosi.

I tre anni all’UAE Team Emirates sono stati un calvario e caratterizzati dai problemi fisici: l’operazione all’arteria iliaca della gamba e dall’infezione da Citomegalovirus. “Sono stati anni difficili e ho sofferto molto, ma mi sono stati da insegnamento perché la vita non è solo vincere, ci sono anche battute d’arresto e devi superarle. Sono diventato una persona migliore rispetto a prima. Ovviamente avrei preferito vivere meno delusioni di quelle che ho vissuto, ma questo non ha influito sulla mia decisione di ritirarmi. Alla fine è che ho lasciato la Sardegna tanti anni fa, quando ero molto giovane, e la mia famiglia è ancora lì. Ci sono tante cose legate a loro. E penso che per ognuno di noi arrivi un momento in cui vuoi cambiare qualcosa e iniziare un nuovo capitolo. Per me quel momento è arrivato adesso, e sono felice della mia scelta“.

Un passato nel quale polemiche e critiche non sono mancate, ricordando anche quello che accadde con Beppe Saronni: “Critiche che mi hanno ferito, ma questo mi ha fatto capire chi mi era veramente vicino e chi no”. E dunque, giunto all’ultimo giro di giostra, Aru si prepara ad affrontare le sfide di tutti i giorni.

Foto: Photo LiveMedia/DPPI/Laurent Lairys

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