Olimpiadi, pagelle Italia 5 agosto: abbuffata di medaglie. Vincono gli outsider, deludono i favoriti

PAGELLE ITALIA OLIMPIADI TOKYO 2020 5 AGOSTO 

Andrea Dallavalle ed Emanuel Ihemeje (atletica), 6: restano fuori dai migliori 8 nella finale del triplo, ma si tratta di due ragazzi su cui fare sicuro affidamento in futuro. Tokyo ha rappresentato un punto di partenza: la stoffa c’è.

Zane Weir (atletica), 8: firma il primato personale in 21,41 metri e chiude al 5° posto la finale del getto del peso. Personalità da vendere per questo italo-sudafricano dai margini di miglioramento ancora ampi. E chissà che non possa nascere una bella rivalità con Leonardo Fabbri che faccia benissimo ad entrambi. Senza dimenticare anche Nick Ponzio.

Elena Vallortigara (atletica), 6: manca la qualificazione alla finale del salto in alto per 2 cm. Un peccato, perché i tentativi a 1,95 erano apparsi tutt’altro che velleitari.

Alessia Trost (atletica), 5: chiude 20ma su 31 iscritte le qualificazioni del salto in alto con un modesto 1,90. Gara anonima per colei che da giovane veniva considerata una sicura promessa dell’atletica italiana, mai del tutto mantenuta.

4×100 femminile (atletica), 7,5: Irene Siragusa, Gloria Hooper, Anna Bongiorni e Vittoria Fontana realizzano il record italiano, ma restano fuori dalla finale. Sono state sfortunate con il sorteggio, perché nella seconda semifinale, molto meno competitiva, avrebbero superato il turno.

4×100 maschile (atletica), 8: Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, Eseosa Desalu e Filippo Tortu accedono in finale con il record italiano ed il 4° tempo complessivo, pur senza essersi presi alcun rischio con i cambi. Domani bisognerà provarci in tutti i modi, a costo di sbagliare: la medaglia non è utopia e sarebbe un risultato stupefacente.

Ivan Federico ed Alessandro Mazzara (skateboard), 5: sono giovanissimi e pagano l’emozione del debutto, non riuscendo ad avvicinarsi alle otto posizioni che qualificavano per la finale.

Manfredi Rizza (canoa velocità), 9: si era intuito che fosse in forma strepitosa sin dalla prima batteria. Riporta l’Italia sul podio in questa disciplina dopo 13 anni con un argento pesante. Aveva le armi per salire sul gradino più alto: l’ungherese ha vinto l’oro grazie ad una miglior partenza e ad un colpo di reni sul traguardo, con tanto di impennata della canoa.

Gregorio Paltrinieri (nuoto di fondo), 9,5: la forza di volontà di questo campione non conosce eguali. Due mesi fa era steso dalla mononucleosi, il forfait dai Giochi sembrava inevitabile. Invece torna a casa con l’argento negli 800 sl ed il bronzo in acque libere. E siamo sicuri che questa esperienza lo renderà ancora più affamato in vista di Parigi 2024.

Elia Viviani (ciclismo su pista), 8: un bronzo che vale tantissimo, perché arriva a distanza di ben 5 anni dall’oro di Rio 2016 ed in una disciplina, l’omnium, che di quell’epoca ha mantenuto solo il nominativo. Dopo una brutta partenza nelle prime due prove, cambia passo con il successo nella gara ad eliminazione, poi dà spettacolo con una grande rimonta nella corsa a punti. Se su strada era smarrito da un paio di stagioni, nel suo habitat naturale della pista ha ritrovato se stesso. Ed ora è pronto ad attaccare ancora nella madison con Simone Consonni.

Mario Sanzullo (nuoto di fondo), 5: non entra mai in gara, paga i ritmi alti e chiude 14° ad oltre 4 minuti e mezzo.

Viviana Bottaro (karate), 8: diciamo la verità, il bronzo dell’azzurra era il più scontato di tutti i Giochi per l’Italia. Il kata, per intenderci, somiglia molto al nuoto artistico, dove le classifiche sono cristallizzate e le gerarchie apparentemente inscalfibili. Era noto che la spagnola Sanchez fosse la n.1 davanti alla giapponese Shimizu, con Bottaro e Lau (Hong Kong) destinate al bronzo: è andata esattamente così. Ciò non toglie che la portacolori del Bel Paese abbia meritatamente conquistato un risultato storico, perché si tratta della prima medaglia ottenuta dal karate italiano.

Angelo Crescenzo (karate), senza voto: la sua Olimpiade finisce quasi subito a causa di un infortunio.

Sarah Jodoin Di Maria (tuffi), 6,5: chiude 14ma a soli 7 punti dalla finale della piattaforma. Ha soli 21 anni e può costruirsi un buon futuro, soprattutto in un contesto europeo.

Frank Chamizo (lotta), 6: il sogno olimpico si infrange nuovamente in semifinale, proprio come a Rio 2016. A nostro avviso il Chamizo di allora non si è mai più rivisto. Con il salto di categoria dai -65 ai -74 kg, l’italo-cubano ha perso quello strapotere nei confronti degli avversari in termini di elasticità, dinamismo ed esplosività (in parte anche a causa dell’età). Contro avversari più alti e dotati fisicamente, il 29enne non riesce più a dominare come un tempo, dando vita ad incontri quasi sempre equilibrati, che si decidono sugli episodi. Chamizo ha già dichiarato che ci riproverà a Parigi, ma il tempo diventa un nemico sempre più inesorabile. Intanto domani ci sarà un bronzo non semplice da conquistare.

Samuele Burgo-Luca Beccaro (canoa velocità), 5: fuori dalla finale del K2 1000 metri, in verità mai neppure in corsa per entrarvi. Non sono riusciti a progredire dopo i buoni segnali lanciati ai Mondiali 2019.

Massimo Stano (atletica), 10 e lode: è l’Olimpiade delle sorprese per l’Italia. Chi è favorito, spesso e volentieri fallisce (pensiamo, solo per fare qualche esempio, a Manuel Lombardo, Frank Chamizo o anche la Nazionale di volley femminile); chi non è atteso, stupisce e vince. Da anni il pugliese era pronto per il ‘botto’, ma gli era sempre mancato l’acuto. Aveva collezionato diverse delusioni cocenti, su tutte quella dei Mondiali 2019. Nel giorno giusto si è preso la rivincita in maniera straordinaria, con una progressione che, uno alla volta, ha sfiancato tutti gli avversari. Giù il cappello.

Francesco Fortunato (atletica), 7: si mantiene a lungo a ridosso della top10 nella 20 km di marcia, poi chiude 15°. Bravo, una gara gagliarda e di sacrificio.

Federico Tontodonati (atletica), 6: al di là del 44° posto ad oltre 10 minuti, rimarrà sempre il ricordo del momento in cui, doppiato, incoraggia e sprona il compagno di squadra Massimo Stano lanciato verso la gloria. Anche queste sono le Olimpiadi.

4×400 femminile (atletica), 6: le azzurre realizzano il primato stagionale in semifinale, ma l’atto conclusivo era oggettivamente fuori portata per Maria Benedicta Chigbolu, Alice Mangione, Petra Nardelli e Rebecca Borga.

Foto: Lapresse

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ultimo aggiornamento: 05-08-2021


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