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Billie Jean King Cup 2021: il mistero della fase finale… fantasma! L’utilità dei playoff e l’incertezza sul futuro

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C’è un aspetto in particolare che ancora non è stato definito della Billie Jean King Cup 2021, nuovo nome di quella che abbiamo tutti conosciuto come Fed Cup nel recente passato. La competizione vinta per quattro volte dall’Italia, infatti, ha recentemente vissuto cambiamenti piuttosto profondi soprattutto al suo vertice.

Com’è noto, il vecchio doppio World Group (ciascuno a otto squadre con sistema di spareggi per promozioni e retrocessioni) è stato rimpiazzato da un format fedele alla Coppa Davis nella sua attuale versione, con turno di qualificazione che qualifica per le Finals, in questa fattispecie a 12 con 8 vincitrici del turno preliminare, le due finaliste del 2019, una wild card e il Paese organizzatore. Il tutto all’interno di una competizione che mai ha brillato per stabilità della propria struttura (prima del periodo 2005-2019 si era visto di tutto, dalle Final Four al sistema stile World Group della Coppa Davis che fu).

Tutto regolare, se non fosse per un dettaglio importante. Le Finals del 2020 si sarebbero dovute tenere a Budapest, sulla terra indoor, nel mese di aprile, e dunque nel bel mezzo del viaggio verso il Roland Garros. Una sistemazione comoda per molte, già in Europa per la stagione sul mattone tritato. Il problema, però, si è avuto con l’esplosione della pandemia di Covid-19. Le Finals sono state rinviate di un anno, ma non solo: poche settimane fa, si è creata una ridda di voci a metà tra l’annullamento definitivo e il semplice rinvio. Ad oggi, sul sito ufficiale si legge “TBC”, da comunicare. La data originale di inizio doveva essere quella di ieri.

Questa situazione va ad aggiungersi a una serie di situazioni che l’ITF non sembra esser stata in grado di gestire con particolare acume negli ultimi anni. L’esempio più noto: la rivoluzione della Coppa Davis, anche a livello economico, si è trasformata in un boomerang per Madrid, che di sessioni per le sue Finals nel 2019 ne ha viste riempirsi poche, aggiungendo anche il problema di orari semplicemente assurdi ai quali sono terminati certi confronti (lo sanno bene Italia e Stati Uniti per quanto accaduto nel loro confronto). A metà 2020, L’Equipe non si fece troppi problemi a quantificare tra i 35 e i 50 milioni di euro (e forse anche di più) le perdite generate da quell’edizione: inoltre, sebbene il motivo ufficiale sia stato legato alla pandemia, il rinvio delle Finals è apparso a molti, troppi, una pura questione economica. Non è un caso se, per il 2021, sia stata effettuata la scelta di allungare i tempi e di integrare Innsbruck e Torino accanto a Madrid, anche se non è detto che la dislocazione su tre sedi risolva automaticamente tutti i mali.

Il fatto che la Billie Jean King Cup abbia vissuto una gestazione così complicata fa capire i termini delle difficoltà anche per quanto riguarda la competizione femminile, che pure i playoff per salire nelle qualificazioni del 2022 o scendere nei gruppi zonali li riesce a giocare. Si tratta di un primo passo, del quale l’Italia, stante la situazione della Romania, può approfittare, ma rimane sempre la sensazione di una navigazione a vista da parte della federazione mondiale. Non aiuta neppure il calendario della WTA, la cui seconda parte dev’essere ancora rilasciata anche se stanno emergendo sempre più indizi (come un torneo a Cleveland prima degli US Open). E neppure è da escludere che il calendario dopo Wimbledon (con il nodo evidente dello swing asiatico, dato l’estremo spostamento del tour verso l’Estremo Oriente anche in termini economici) e quello della fase più importante della competizione vinta dalla Francia nel 2019 (con tre punti su tre portati a casa da Kristina Mladenovic) possano essere annunciati a breve distanza tra di loro. Rimane però sempre una questione di se, che non ha ancora una chiarissima definizione.

Foto: LaPresse

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