Sanremo 2021, il Pagellone (3 marzo). Svettano La Rappresentante di Lista e Malika, Willy Peyote stupisce, Gaia ancheggia ma affonda

Orietta Berti – “Quando ti sei innamorato” 5: a quasi 80 anni ci riporta indietro di 40. Applausi alla voce ancora cristallina, ma il brano è davvero fuori dal tempo, come presentarsi in frac all’happy hour in spiaggia.

Bugo – “E invece sì” 7.5: era passato in sordina il pezzo dello scorso anno travolto dal ciclone-Morgan, ma a posteriori meritava. Ebbene, se quello del 2020 era un primo indizio, questo è il secondo. Vocalmente non sarà impeccabile, ma il pezzo funziona, rimarrà nell’orecchio senza portare alla nausea da tormentone.

Gaia – “Cuore amaro” 4,5: manca Elettra Lamborghini, al suo posto quest’anno si presenta Gaia. Ancheggiamenti e ammiccamenti, con risultato deludente. E insufficiente.

Stato Sociale – “Combat pop” 7: un rock alla Bennato con rimandi e riferimenti a tematiche attuali, in un’atmosfera che resta come sempre scanzonata, che mira a tenere sospeso l’ascoltatore tra il ballare e il pensare. Non un uragano come “La vita in vacanza”, ma acchiapperà click e ascolti anche ben oltre il marzo festivaliero.

La Rappresentante di Lista – “Amare” 8: una prima volta di lusso, di quelle da ricordare. C’erano tante aspettative su di loro, e non le tradiscono. “Amare” è ‘durdastiana’ quanto basta, ma mixato anche con un sound più tradizionale, più melodico. Riuscitissimo, e Veronica una voce che si ricorda.

Malika – “Ti piaci così” 8.5: tra i pezzi più trascinanti e affascinanti del festival, sontuosa anche vocalmente, danza sulle note almeno quanto fa danzare chi è a casa e, ascoltandola, inchiodato sul divano proprio non riesce a stare.

Ermal Meta – “Un milione di cose da dirti” 7: se puntava a vincere il premio originalità, fallisce l’impresa, ma il suo è un pezzo di qualità e sostanza, che strizza decisamente l’occhio alla tradizione sanremese, con passaggi armonici molto gradevoli, ben scritto, ben costruito.

Extraliscio e Davide Toffolo – “Bianca luce nera” 6: portano il tango e le atmosfere gitane all’Ariston. Aria malinconica per un pezzo che è senza dubbio un unicum, che non resterà indimenticabile ma neppure verrà ricordato come il più brutto dell’edizione.

Random – “Torno a te” 4: una sorta di coppia sbiaditissima di Ultimo, condisce un brano di rara bruttezza con stonature varie e assortite. Demolito dall’ingombrante palco di Sanremo, un pesce fuor d’acqua.

Fuminacci – “Santa Marinella” 7: cantautorato vecchia scuola, nell’accezione positiva della definizione. “Spiazzante e divertente”, lo descrivevano così. Il lato scanzonato lo lascia fuori dall’Ariston, e va bene così, piace così.

Willy Peyote – “Mai dire mai (La locura)” 8: come per La rappresentante di lista, tante aspettative, e lui non tradisce. Lo aveva promesso: “prenderò in giro tutti, persino Sanremo”. Lo fa con una vena polemica dura, non eccessiva. Come si dice, severo ma giusto. Tra le note più positive della serata e dell’intero carrozzone festivaliero.

Gio Evan – “Arnica” 7: esibizione teatrale, un po’ ‘cristicchiana’. Il testo è denso, profondo, il crescendo finale armonico valorizza un brano che magari non subito, ma alla distanza uscirà. La critica, invece, lo premierà subito, c’è da scommetterci.

Irama – “La genesi del tuo colore” 5: due certezze. La prima è che è il brano più ‘tamarro’ di Sanremo 2021, la seconda è che, se arriveremo salvi da lockdown agli happy hour di ferragosto, questa canzone la troveremo lì, ad aspettarci. Purtroppo.

foto: LaPresse

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