F1 GP Abu Dhabi 2020: da assegnare il ruolo di vice-campione e il 3° posto nel Mondiale costruttori

Anche il Mondiale di Formula Uno 2020 è giunto al suo epilogo. Domenica 13 dicembre la 71ma edizione del campionato iridato si concluderà con il Gran Premio di Abu Dhabi, che reciterà il ruolo di atto conclusivo per la nona volta nella sua storia e per la settima stagione consecutiva. Infatti, dal 2014 a oggi, l’appuntamento degli Emirati Arabi ha sempre chiuso l’annata agonistica, come era già avvenuto anche nel 2009 e nel 2010.

ATTUALITA’

Il GP di Abu Dhabi 2020 non lancia tematiche particolari, dopotutto entrambi i titoli iridati sono già stati conquistati matematicamente da tempo sia da Lewis Hamilton che dalla Mercedes. Restano in palio alcuni piazzamenti di prestigio, a cominciare dal ruolo di vice-campione alle spalle del trentacinquenne britannico. A giocarsi il secondo posto nella classifica piloti troviamo Valtteri Bottas e Max Verstappen. Il finlandese della Mercedes vanta 16 punti di vantaggio sull’olandese della Red Bull e si trova, quindi, in una posizione di forza. Dunque, anche in caso di successo con giro veloce da parte del ventitreenne del Limburgo, al trentunenne finnico sarebbe sufficiente concludere quinto per assicurarsi la seconda posizione nella graduatoria assoluta. Ovviamente, se Mighty Max non dovesse vincere, al nordico basterebbe un ottavo posto.

Decisamente più interessante la sfida per la terza posizione nel Mondiale costruttori, che coinvolge principalmente la Racing Point e la McLaren, separate da sole 10 lunghezze. Per il team di base a Silverstone sarebbe un risultato storico, ottenuto in passato solo nel 1999, quando la scuderia aveva ancora i connotati originali, ovvero quelli della Jordan. La squadra di Woking, invece, anela il podio per la prima volta dal 2012, ovvero dall’ultima stagione in cui ha potuto contare su Lewis Hamilton. In linea teorica anche la Renault potrebbe avere qualche velleità, ma 22 punti di ritardo dalla Racing Point non sono semplici da recuperare.

Per la Ferrari non c’è granché in palio. Il sesto posto nel Mondiale Costruttori è pressoché certo (41 lunghezze dalla Renault non si recuperano se non con un’improbabile doppietta, mentre il vantaggio di 28 punti sull’Alpha Tauri è tutto sommato rassicurante). Per quanto riguarda Charles Leclerc, le speranze di chiudere il campionato in quinta posizione sono ridotte al lumicino, in quanto Daniel Ricciardo ha 14 lunghezze di margine. Il monegasco, forte di 98 punti, deve piuttosto guardarsi le spalle dal futuro compagno di squadra Carlos Sainz (97) e da Alexander Albon (93).

STORIA

Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, stipulò un accordo con la Formula Uno già nel 2007, anno in cui venne annunciato il fatto che dal 2009 si sarebbe disputato un Gran Premio proprio nella nazione degli sceicchi. Sull’isola di Yas, situata circa 30 km da Abu Dhabi, cominciò quindi la costruzione del faraonico autodromo che oggi conosciamo come Yas Marina Circuit. Il Gran Premio di Abu Dhabi, che in questo 2020 giunge alla sua 12ma edizione, si è sempre disputato in notturna ed è sempre stato collocato a fine stagione, rappresentando sovente l’atto conclusivo.
In tre occasioni è stato decisivo per l’assegnazione del Titolo Mondiale (2010, 2014, 2016). Andiamo dunque a ripercorrere quelle tre gare, a cui si aggiunge quella del 2012, che pur non essendo l’ultima dell’anno merita di essere ricordata.

2010 – Ad Abu Dhabi si chiude uno dei Mondiali più elettrizzanti di sempre. La stagione è stata semplicemente imprevedibile e ha vissuto su una marea di alti e bassi da parte di tutti i protagonisti. Lo dimostra il fatto che, per la prima volta nella storia, ben quattro piloti arrivano all’ultima gara ancora teoricamente in lizza per il titolo! La classifica iridata vede in testa Fernando Alonso con 246 punti, seguito da Mark Webber a 238, Sebastian Vettel a 231 e Lewis Hamilton a 222. In realtà, molti osservatori sono convinti che la lotta riguardi principalmente lo spagnolo e l’australiano; il tedesco viene visto come il terzo incomodo, mentre il britannico ha bisogno di un autentico miracolo. Dopo la partenza Vettel è davanti a tutti, seguito da Hamilton, Button, Alonso e Webber. Entra subito in scena la safety car per ripulire la pista dai detriti generati dalla violenta collisione tra Michael Schumacher e Vitantonio Liuzzi. Così, durante la neutralizzazione, alcuni ne approfittano per effettuare l’unico pit-stop della loro gara. Quando le ostilità riprendono le posizioni non cambiano e, con la corrente situazione di classifica, sarebbe il ferrarista a vincere il titolo. Tuttavia, all’undicesimo dei cinquantacinque giri in programma, Webber rientra ai box per montare un nuovo set di pneumatici dopo aver leggermente danneggiato la sua posteriore destra in un contatto con le barriere. Alla Ferrari si discute il da farsi e si decide di “coprire” l’australiano, richiamando Alonso, il quale torna in pista dodicesimo, appena davanti a Mark. Nell’immediato la mossa da’ i frutti sperati nei confronti di Webber, ma alla lunga si rivela un clamoroso autogol strategico. Lo spagnolo si ritrova infatti impantanato a centro gruppo alle spalle di Vitaly Petrov, il quale è uno dei piloti fermatisi durante il regime di safety-car. Il russo, quindi non dovrà più rientrare in pit-lane e deve essere superato in pista. Però, per quaranta lunghe tornate, Alonso non riesce in alcun modo a trovare il varco per scavalcare la Renault, mentre Vettel resta saldamente in testa. Seb vince la gara e, a sorpresa, anche il Mondiale, poiché marca 25 punti contro i 6 portati in dote dal settimo posto finale di Nando. In questo modo il tedesco diventa il più giovane Campione del Mondo di tutti i tempi, arpionando l’Iride di una stagione letteralmente folle.

2012 – Il Gran Premio di Abu Dhabi è il terz’ultimo appuntamento stagionale. La lotta per il titolo iridato riguarda la Red Bull di Sebastian Vettel e la Ferrari di Fernando Alonso. Il tedesco vanta 13 punti di vantaggio sullo spagnolo, che però a Yas Marina si trova di fronte a una ghiottissima occasione per recuperare terreno. Infatti durante le qualifiche i tecnici della Red Bull commettono un clamoroso errore, inserendo meno benzina del previsto nella vettura del teutonico, che resta in panne lungo il tracciato e, avendo meno di un litro di carburante nel suo serbatoio, viene squalificato. Così Seb si trova costretto a partire dalla pit-lane. Alla partenza Vettel è scatenato e si fa strada dalle retrovie non senza qualche contatto che ammacca la sua ala anteriore. Dopo otto giri è già dodicesimo, ma durante una safety car centra in pieno un pannello di segnalazione per evitare di tamponare Daniel Ricciardo, distruggendo il musetto. Dunque è costretto a rientrare ai box, finendo nuovamente in coda al gruppo. Il tedesco riparte alla carica, mentre Alonso occupa la quarta posizione, che diventa rapidamente seconda quando il battistrada Lewis Hamilton si ritira per un problema tecnico e quando l’iberico sorpassa la Williams di Pastor Maldonado. Nando non riesce ad avere ragione di Kimi Räikkönen, dovendosi accontentare della piazza d’onore. Vettel, invece, riesce a risalire sino al terzo posto, limitando al minimo i danni nell’ottica della sfida iridata.

2014 – È il primo anno dell’era turbo-ibrida e la Mercedes ha dominato in lungo e in largo, essendosi imposta in 15 delle 18 gare disputate prima dell’appuntamento conclusivo. I due piloti della Casa di Stoccarda, Lewis Hamilton e Nico Rosberg, si sono sfidati nell’arco di tutta la stagione per la leadership iridata. Il britannico ha ottenuto ben 10 vittorie, contro le 5 del tedesco, che però è salito sul podio in 16 occasioni, a fronte delle 15 dell’inglese. Di conseguenza si arriva all’atto conclusivo con il Mondiale ancora in bilico. Hamilton ha 334 punti, Rosberg 317. In condizioni normali, 17 lunghezze di vantaggio sarebbero un margine di relativa tranquillità, ma non nel 2014. Infatti quell’anno, per la prima e unica volta nella storia, l’ultima gara della stagione assegna punti raddoppiati! Di conseguenza, se Nico dovesse vincere, Lewis dovrebbe arrivare giocoforza secondo per laurearsi Campione. Al tempo stesso, se il britannico dovesse ritirarsi, al tedesco basterebbe chiudere quinto per scavalcarlo. Dunque c’è una certa incertezza, soprattutto dopo che Rosberg realizza la pole position. Alla partenza, però, Hamilton scatta meglio e prende il comando. I due restano vicinissimi per quasi metà gara, dopodiché si verifica il colpo di scena di un problema meccanico su una delle due Mercedes! Non è però quella dell’inglese a soffrire una defaillance, bensì quella del teutonico, vittima di un calo di potenza sulla sua power unit. Lewis ha così la strada spianata verso il suo secondo titolo mondiale, mentre Nico scivola fuori dalla zona punti e si deve accontentare della piazza d’onore iridata.

2016 – Esattamente come due anni prima, la Mercedes fa il bello e il cattivo tempo, vincendo 18 dei 20 GP in programma prima della gara finale, alla quale i due alfieri della Stella a tre punte arrivano in piena bagarre per il titolo iridato. Stavolta, però, è Nico Rosberg a essere in vantaggio su Lewis Hamilton, in quanto il tedesco vanta 367 punti, contro i 355 del britannico. Di conseguenza, per sovvertire la situazione, l’inglese ha bisogno di vincere, sperando che il compagno di squadra non salga sul podio. Però la superiorità delle Mercedes è marcata e consente a entrambi di prendere il sopravvento sul resto del gruppo. Hamilton è in testa, mentre Rosberg naviga comodamente in seconda posizione. Conscio del risultato necessario per arpionare il titolo, il britannico nei giri finali decide di rischiare il tutto per tutto, rallentando notevolmente il suo ritmo, allo scopo di farsi raggiungere da quanti più inseguitori possibile. In questo modo l’inglese spera di mettere in difficoltà il teutonico, con l’obiettivo di farlo minacciare da avversari in grado di mettergli i bastoni tra le ruote. La disperata mossa di Lewis funziona, poiché Sebastian Vettel e Max Verstappen raggiungono le due Mercedes. Tuttavia, il ferrarista e l’olandese hanno entrambi le gomme alla frutta dopo essersi scornati per il terzo posto. In questo modo Rosberg riesce a contenere senza troppi patemi chi è apparso alle sue spalle, chiudendo secondo e laureandosi Campione del Mondo. Sarà anche l’ultima gara della sua carriera, poiché dopo aver conquistato l’Iride, Nico decide di ritirarsi da numero 1.

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