MotoGP, la vittoria di Pirro della Ducati. Gioco di squadra, questo sconosciuto: così il Mondiale non si vince

Per la Ducati il Gran Premio di Francia di MotoGP è andato in archivio con una vittoria di Pirro. Non nel senso che il primo a tagliare il traguardo è stato il bravo Michele, storico collaudatore della Casa di Borgo Panigale, bensì nel significato proverbiale del modo di dire, il quale si rifà agli avvenimenti storici del terzo secolo avanti Cristo, quando Pirro re dell’Epiro condusse una guerra contro i romani durante la quale vinse diverse battaglie, rivelatisi però successi effimeri e privi di qualsiasi vantaggio concreto sul piano strategico. Esattamente quanto accaduto quest’oggi a Le Mans per il team italiano.

Infatti si sarà anche imposto Danilo Petrucci, il quale ha conquistato la seconda affermazione della carriera in MotoGP, ma a conti fatti Ducati non esce benissimo dall’appuntamento transalpino. Alla luce delle premesse, vedere Andrea Dovizioso recuperare solamente 6 punti a Fabio Quartararo in una giornata in cui il francese ha sofferto le pene dell’inferno, così come Joan Mir e Maverick Viñales, sa tanto di sconfitta in prospettiva iridata. Il trentaquattrenne forlivese è ancora in corsa per il Mondiale, in quanto paga 18 lunghezze a El Diablo quando mancano cinque gare al termine della stagione,  cionondimeno quella odierna sa tanto di occasione sprecata.

Francamente, alla luce della situazione creatasi, ha stonato il breve duello tra i due centauri del Ducati Factory Team avvenuto proprio nel passaggio cruciale della gara. Quando Dovizioso ha superato Petrucci, quest’ultimo ha prontamente risposto, dando vita a una bagarre che ha successivamente spinto Alex Rins a tentare un sorpasso impossibile nei confronti di ben tre Desmosedici GP20 contemporaneamente! Proprio in quel momento Dovizioso ha pagato pesantemente dazio, ritrovandosi preso a sandwich tra il compagno di squadra all’esterno e lo spagnolo della Suzuki all’interno. Andrea è stato costretto a frenare violentemente. In questo modo il trentaquattrenne forlivese ha perso contatto con il gruppo di testa, trovandosi braccato da Alex Marquez e Pol Espargaro. A conti fatti, il tempo perduto in questo frangente ha probabilmente impedito al Dovi di difendere quantomeno la seconda posizione sino alla bandiera a scacchi. Se invece non si fosse verificato alcun corpo a corpo tra i due ducatisti, il team di Borgo Panigale avrebbe potuto festeggiare una doppietta.

Intendiamoci, la vittoria di Petrucci è stata legittima e meritata, ma vedere la Ducati numero 9 e la numero 04 sfidarsi all’arma bianca ha dimostrato come non vi sia stata alcuna pianificazione strategica in seno alla Casa di Borgo Panigale, che ha lasciato i propri piloti liberi di scornarsi a piacimento ed eventualmente di danneggiarsi a vicenda. Alfine Petrux ha vinto comunque, mentre Dovi ha lasciato sul piatto 7 preziosissimi punti nella corsa all’Iride. Non si poteva certo chiedere all’ormai trentenne umbro di “scansarsi” e farsi da parte, rinunciando alla vittoria, però al tempo stesso, prima della gara, sarebbe stato auspicabile mettere nero su bianco a tavolino delle “regole di ingaggio” tra i due. In questo modo si sarebbe potuta evitare una guerra civile rivelatasi controproducente nel momento più importante del Gran Premio.

Attenzione, non si tratta di un discorso fatto “con il senno di poi”, perché l’argomento “ordini di squadra” era già uscito pubblicamente nella giornata di giovedì durante la conferenza stampa antecedente al weekend. Ovviamente, in quel caso, se ne era parlato soprattutto in merito alla Suzuki. Proprio per questa ragione il concetto non può certo essere alieno ad altri team in corsa per il titolo, Ducati compresa. Il peccato originale di consentire la bagarre tra i due piloti ufficiali ha generato un effetto domino negativo.

Una mancanza pesante, soprattutto considerando come la casa di Borgo Panigale debba rimontare nella lotta all’Iride e sia quindi costretta a utilizzare tutti i mezzi per recuperare punti. Peraltro l’assenza di pianificazione strategica antecedente al GP si affastella alle colpe che quest’oggi può avere avuto Dovizioso, il quale è probabilmente stato troppo remissivo nella prima parte di gara, durante la quale non ha sfruttato la doppia gomma morbida (Petrucci e Miller, poi ritiratosi, avevano invece una media all’anteriore), non riuscendo a capitalizzare il vantaggio che nelle fasi iniziali della corsa poteva essere dato dalla mescola più tenera.

Insomma, in casa Ducati anche quest’anno il Mondiale sta andando in fumo. Stavolta non perché il fenomeno Marc Marquez si è messo di traverso, bensì perché sia al centauro di punta, sia al team, manca sempre il proverbiale centesimo per fare l’euro. Alla fine, l’odierna timidezza di Dovi e l’assenza di visione a lungo termine da parte della squadra hanno partorito il risultato odierno. È arrivata una vittoria, certo, ma come detto una vittoria di Pirro, in quanto priva di qualsiasi valore strategico nella lotta per il titolo.

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Foto: La Presse

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