MotoGP, Jorge Lorenzo: “Il ritorno in Ducati è stato più di un’idea, Marquez rimane il migliore, deluso da Vinales”



Ha annunciato il ritiro ormai da tempo, ma Jorge Lorenzo continua a far parlare di sé anche da lontano. Lo spagnolo, dopo l’addio alla MotoGP al termine della sua (ben poco soddisfacente) esperienza con la Honda, ha intrapreso la strada del collaudatore della Yamaha ma, incredibile a dirsi, il suo nome viene sempre legato a quello della Ducati, come è successo anche negli ultimi periodi. Anzi, secondo qualcuno è stato uno dei motivi per cui Andrea Dovizioso ha deciso di salutare il team di Borgo Panigale. Ma, esattamente, cosa sta facendo il maiorchino in questi giorni e, soprattutto, cosa bolle in pentola per il suo futuro? L’occasione per saperne di più è una lunga intervista che il cinque volte iridato ha rilasciato a motorsport.com. Di seguito gli spunti più interessanti della chiacchierata.

Il racconto parte da come procede la vita di Jorge Lorenzo post-ritiro. “Sono molto felice. Ho tutto il tempo per poter fare quello che mi appassiona. Quando sono a casa, per continuare a restare in forma, mi sono imposto una routine: la mattina mi alleno e poi il pomeriggio è libero per poter studiare, pianificare il mio futuro o semplicemente divertirmi. Il vuoto dopo ritiro? Non lo nego. In base ai momenti, le gare mi mancano un po’, ma mai quanto la sensazione di vincere, che è unica ed impossibile da replicare, ed i festeggiamenti con il team dopo un gran risultato. Altri aspetti non mi mancano per niente, come gli infortuni o il nervoso pre-gara della domenica. Bisogna accettare che nella vita non si può avere tutto, io sono arrivato ad un punto in cui, dopo ciò che avevo ottenuto, sul piatto della bilancia pesavano più gli aspetti negativi che quelli positivi”.

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Cosa c’era di vero sul possibile ritorno in Ducati? “È stata una possibilità reale, che è arrivata sul punto di materializzarsi. Dicono che sia stato io ad offrirmi? Non è stato esattamente così. Durante il lock-down, Gigi Dall’igna mi ha chiamato per farmi gli auguri di compleanno. Abbiamo parlato di questioni personali, delle famiglie ed altro. Alla fine della conversazione gli ho chiesto, per curiosità, il futuro del team e dei piloti. Poco dopo, Michele Pirro mi ha inviato un messaggio un po’ scherzoso ed un po’ serio chiedendomi se volessi tornare in Ducati. Tra la chiamata di Gigi ed il messaggio di Michele ho visto che c’era un certo interesse da parte del team di Borgo Panigale e ho cominciato a pensare all’idea di tornare davvero a correre. Forse per l’essere stato chiuso tanti mesi o perché mi mancava quella sensazione provocata dalle vittorie, ma quella chiamata mi aveva messo in testa la possibilità di tornare a correre. Abbiamo iniziato le negoziazioni, ma man mano che si avvicinava il momento di firmare, sentivo che acquisivano un peso maggiore le cose a cui avrei dovuto rinunciare nuovamente. Dopo molti giorni di dubbi, ho deciso che mi dispiaceva molto, ma dovevo dire di no a Gigi. Mi è dispiaciuto davvero, perché l’ho messo contro la fabbrica ed avrei potuto evitare. Se avessi avuto le idee più chiare, non avremmo nemmeno avviato le negoziazioni. La cosa certa è che gli sarò sempre grato per la fiducia dimostrata, ma in quel momento ho sentito che dovevo pensare solo a me e sono arrivato alla conclusione che non mi bastava più essere pilota a tempo pieno”.

A questo punto, quindi, il ritorno alle competizioni si allontana? “Ogni anno che passa, diminuiscono le possibilità. Sinceramente, dopo aver preso questa decisione così difficile, penso di poter definire chiusa la mia carriera da pilota. Anche se mi piacerebbe rimanere in questo mondo in qualche modo”.

Fabio Quartararo e Valentino Rossi hanno rivelato di non aver compreso per quale motivo Yamaha non ti abbia sfruttato come collaudatore. Qual è il motivo? “Secondo quanto mi ha comunicato Yamaha all’epoca, il Coronavirus aveva provocato alcuni problemi logistici con il personale che doveva viaggiare dal Giappone. É stato un vero peccato non poter apportare la mia esperienza. La mia priorità è proseguire. Spero che Yamaha continui ad avere fiducia in me e soprattutto che esista la volontà di sviluppare un test team che contribuisca alla crescita della moto. Penso di poter fare molto con la mia esperienza e sensibilità. Posso dire, però, senza far nomi, che ho ricevuto anche altre proposte”.

Come si può valutare questo “pazzo” Mondiale 2020? “Penso che Dorna abbia fatto un lavoro magnifico modificando il regolamento negli ultimi tempi per aumentare l’equilibrio fra i costruttori. Questo si vede tanto nella classifica dei tempi come nella distribuzione delle vittorie. Inoltre è chiaro che il pilota più forte non possa correre e questo ha influito sulla mente degli altri. L’assenza di Marc ha fatto sì che altri piloti si vedessero con opportunità reali di essere campioni. Al momento non c’è alcun dubbio sul fatto che continua ad essere il più forte e completo della griglia. Sono sicuro del fatto che vincerebbe gare e lotterebbe per il mondiale”.

Pensi che le difficoltà di Honda riflettano la necessità di rivedere concettualmente la moto come sostenevi tu?Non penso che la priorità di Honda quando mi prese fosse quella di fare una moto più facile, anche se sicuramente ci saremmo riusciti se fossi rimasto. La cosa certa è che Marquez ha uno stile inimitabile ed ogni anno la moto si è adattata a lui sempre di più, allontanandosi dalle caratteristiche degli altri piloti della marca. Marc continua a vincere titoli con la Honda, non penso che la fabbrica decida di intraprendere un’altra strada”.

Cosa pensi della decisione di Dovizioso di lasciare la Ducati senza avere un’alternativa per il 2021? “Credo che Dovi ed il suo agente avessero ben chiaro quali condizioni avrebbero accettato e quali no. Magari hanno pensato che Ducati avrebbe ceduto, ma questo non è accaduto. Il mercato si è mosso molto velocemente, quindi le opzioni che ha attualmente non sono molte”.

Bagnaia o su Zarco come compagno di squadra di Miller in Ducati nel 2021? “La logica mi porta a pensare che il prescelto sarà Pecco. Soprattutto dopo la grande gara che ha fatto a Misano, nonostante non fosse fisicamente al 100%. Ha un gran futuro davanti a sé ed in qualche modo il suo modo di guidare mi ricorda un po’ il mio, basato sul passo in curva molto veloce ed uno stile di guida pulito ed elegante”.

Ti aspettavi di più da Maverick Vinales senza Marc Marquez? “Un po’ sì. Prima di iniziare la stagione mi aspettavo molto da Maverick, perché lo avevo visto in grande spolvero, sia alla fine del 2019 sia nei test invernali. Sembrava che avesse trovato la fiducia e la convinzione per fare il passo in avanti. Tuttavia, al momento questo non è successo e nello stesso tempo ha avuto sfortuna nelle due gare in Austria. Talento e velocità non mancano, ma per vincere i titoli c’è bisogno che tutti i pezzi siano al loro posto. Spero che ci riesca”.

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alessandro.passanti@oasport.it

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Foto: Lapresse

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