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Tiro a segno, intervista ad Anna Korakaki: essere tedofora, Tokyo 2021 e un messaggio per l’Italia


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C’è il tiro a segno, ma non solo nel magico mondo di Anna Korakaki: la tiratrice greca classe 1996 che alle ultime Olimpiadi di Rio 2016 è stata universalmente riconosciuta come uno dei personaggi rivelazione della scena a Cinque Cerchi. Dalla città di Drama al tetto del mondo il passo non è stato così breve per chi, a soli ventiquattro anni, può vantare un palmares che comprende un oro e un bronzo olimpico a cui aggiungere anche la medaglia più preziosa anche a livello iridato.

Nella terra ellenica è ormai un’atleta di riferimento, tanto da meritarsi qualche mese fa lo storico riconoscimento di diventare la prima tedofora donna della storia a ricevere la fiamma olimpica direttamente dal braciere di Olimpia.

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In questa intervista realizzata qualche giorno fa, servendoci ormai delle applicazioni tecnologiche che tutti abbiamo imparato a conoscere, siamo riusciti a chiederle un po’ di tutto partendo dal periodo di confinamento per concludere con un messaggio all’Italia passando per l’attività sportiva e le aspettative per il futuro.

Anna, come hai speso il tuo tempo durante il periodo di lockdown?
“Penso che il lockdown sia stato difficile in tutti i paesi del mondo per tantissima gente. Personalmente, vista la gravità della situazione, mi sono preoccupata di mettermi in una situazione di sicurezza sanitaria. Oltre a questo, ho cercato di tenermi occupata con varie attività: ho letto ogni libro possibile contenuto nella mia libreria, mi sono presa cura della casa, mi sono allenata con esercizi domestici e, a essere onesti, ho anche giocato coi videogames. Quest’ultima è una cosa che solitamente non faccio, anche perchè richiede un notevole sforzo per gli occhi. Infine mi sono appassionata anche alla botanica: è stato un periodo non facile, ma è passato”.

Com’è ora la situazione in Grecia: hai ripreso ad allenarti?
“Se posso usare questo termine, posso dirvi che la Grecia è stato uno di quei Paesi ‘fortunati’ a non avere moltissimi casi, a cui però ha fatto da subito grande attenzione. Il sistema sanitario non è collassato, ma ci siamo dovuti sottoporre a un periodo di grande attenzione: nel periodo fra metà marzo e fine aprile infatti non ho potuto allenarmi, ma ora abbiamo ripreso le nostre attività dopo la decisione del Ministro dello Sport e del Comitato Olimpico Nazionale. Gli allenamenti sono consentiti solo a chi era già qualificato per Tokyo o è un atleta d’interesse nazionale a caccia della qualificazione olimpica. E’ stata una sensazione speciale quella di ritornare a praticare la propria attività”.

Prima che il mondo si fermasse per questo sfortunato evento, tu eri diventata la prima tedofora donna della storia dei Giochi Olimpici a ricevere la fiaccola: cosa hai provato in quel momento?
“Il momento in cui mi hanno annunciato al telefono questa cosa era già stato grande di per sè. E’ stato tutto magnifico: non ero solo il primo tedoforo, ma la prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia olimpica. Potete capire che per me è stato un grande onore già dall’annuncio. Ho cercato di vivere il momento assaporando tutte le emozioni possibili. E’ una cosa grandissima che non dimenticherò mai”.

Quali sono le tue aspettative e ambizioni in vista di Tokyo 2021? A Rio 2016 hai vinto un oro e un bronzo e ora sei anche campionessa del mondo in carica dai 10m. Ti aspetti più pressione su di te?
“A Tokyo ci penso e so di sicuro che avrò più pressione rispetto a cinque anni fa. A Rio erano i miei primi Giochi, ero più piccola, avevo solo 20 anni. Ero sicuramente più rilassata. 
Si tratta di mettere tutto nella giusta prospettiva, se andassi in Giappone con il pensiero esclusivo di conquistare altre medaglie di certo mi metterei più pressione addosso: devo andare lì tranquilla, pensando a quello che ho fatto e ragionando su obiettivi intermedi. Nel tiro non puoi ragionare troppo a lungo termine: il primo step sarà quello di qualificarsi a tutte e due le finali in programma, poi da lì competere per le medaglie”.

Qual è il tuo rapporto con tuo fratello Dionisis Korakakis, che sappiamo essere anche tuo partner nei contest di Mixed Team?
“Il rapporto con mio fratello è speciale. Per certi versi mi sento benedetta e fortunata a poter gareggiare con lui al mio fianco nelle gare di Mixed Team dai 10m. Abbiamo molto in comune, siamo cresciuti insieme: è bello sparare con lui, anche perchè ci allena nostro padre. Ci godiamo tutto questo”.

Completa queste due frasi.
La rivale più dura da battere in gara è…
“Scrivere la fine di questa frase non è semplice e ora vi spiego perchè. E’ difficile indicare una sola avversaria da battere, perchè nel lotto delle pretendenti alla vittoria delle gare internazionali di solito ci sono almeno 10 o 15 tiratrici che possono ambire a imporsi. E’ un gruppo che di base si equivale. Se dovessi indicare un nome per i 10m vi direi l’ucraina Olena Kostevych, mentre nei 25m farei il nome della tedesca Monika Karsch. Ho parlato quindi di due europee, ma è impossibile sottovalutare le tiratrici cinesi”.

La rivale con cui ho un rapporto d’amicizia è…
“Tutte sono mie amiche, con Zorana Arunovic (Serbia, ndr) e Antoaneta Boneva (Bulgaria, ndr) ho un’amicizia che va oltre e che ci rende unite”.

Nel passato hai mai provato a tirare oltre che con la pistola anche con la carabina?
“Questa è una storia divertente e bizzarra. A quasi tutti i tiratori del mondo quando iniziano viene data una carabina per esercitarsi o provare a cimentarsi col tiro a segno,  ma questo non è successo con me. Quando sono entrata nel poligono della mia città, a dodici anni, mio padre e il mio allenatore mi hanno subito dato in mano una pistola. Non ho avuto un introduzione al mondo del tiro come gli altri: non ho mai usato la carabina, né alcun sostegno iniziale per aiutarmi a sorreggere l’arma. Mi hanno messo subito la pistola in mano e ho iniziato il mio percorso”.

Sei abile sia nella gara da 10m ad aria compressa sia in quella dai 25m a fuoco: in quale ti trovi meglio?
“Se me lo aveste chiesto quale anno fa vi avrei risposto senza ombra di dubbio che la gara dai 10m era quella dove mi trovavo meglio, ma nel corso degli anni posso dire che in tutti e due i contest ora mi sento a mio agio. E’ praticamente lo stesso”

Puoi salutare l’Italia con un tuo messaggio…
“Sento la ‘responsabilità’ (intesa come importanza del momento, ndr) di lanciare un messaggio al vostro Paese. So che la situazione non è facile: vi siamo vicini in tutti i sensi, oltre che a livello geografico e culturale. Abbiamo visto quello che è successo tramite la tv: cose non facili, il lavoro della vostra gente è stato incessante. 
Non abbassate la guardia ora che i casi stanno scendendo e che le riaperture stanno iniziando: è il momento di stare attenti come mai prima d’ora. Tornare a uscire e pensare alla normalità è una cosa giusta, ma va fatta seguendo le regole scrupolosamente per il bene di ognuno. Non vedo l’ora che tutto finisca, sogno di tornare a visitare l’Italia ancora “. 

michele.cassano@oasport.it

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Foto: Shutterstock.com

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