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Nicholas Mungai, judo: “Posso qualificarmi senza la quota continentale. Il rinvio di Tokyo 2021 un vantaggio per recuperare dai problemi fisici”



La lunga sospensione del World Tour di judo permette a svariati atleti di prendere fiato e soprattutto in alcuni casi di recuperare definitivamente dagli infortuni. Tra questi c’è sicuramente Nicholas Mungai, judoka in forza all’Esercito reduce da un anno e mezzo estremamente complicato dal punto di vista fisico a causa di tre lesioni muscolari che hanno inevitabilmente condizionato l’andamento della sua ultima stagione agonistica. Il pistoiese classe 1993, anche grazie al brillante quinto posto ottenuto lo scorso ottobre nel Grand Slam di Brasilia, sarebbe comunque virtualmente qualificato per l’Olimpiade di Tokyo nella categoria 90 kg sfruttando la quota continentale. L’azzurro, prodotto dell’Akiyama di Settimo Torinese, si è raccontato nella seguente intervista concessa a OA Sport.

Nicholas, la tua stagione agonistica si è interrotta di fatto a inizio febbraio con il Grand Slam di Parigi a causa dell’emergenza sanitaria. Come hai trascorso questi ultimi mesi lontano dalle competizioni?

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Essenzialmente li ho trascorsi ovviamente a casa allenandomi con i mezzi che avevo a disposizione, quindi elastici vari, piccoli sovraccarichi e qualche tavoletta propriocettiva. Dato che proprio nell’ultima competizione ho avuto l’ennesimo infortunio di quest’anno, mi sono concentrato in maniera particolare sul recupero non avendo più la pressione delle gare e della qualificazione“.

Il calendario del World Tour dovrebbe essere sospeso almeno fino a inizio settembre, è stato difficile allenarsi con intensità senza avere un obiettivo preciso in agenda su cui puntare nei prossimi mesi?

Non è stato facile, però con un po’ di fantasia e di ingegno, anche grazie ai miei allenatori, credo di aver mantenuto comunque una buona condizione di forma. Soprattutto da quando è stato possibile tornare a correre fuori, mi è stato possibile fare dei lavori più intensi”.

Nell’ultimo anno e mezzo sei stato condizionato da diversi problemi fisici. Pensi che il rinvio dell’Olimpiade al 2021 possa essere dunque un vantaggio per te?

Sinceramente penso che in qualche modo possa avermi giovato. Nel male comunque bisogna sempre guardare ai lati positivi, per cui questo rinvio mi da un po’ di tempo e di tranquillità per risolvere i miei problemi fisici. Nell’ultimo anno ho avuto tre lesioni muscolari abbastanza gravi che hanno un po’ influenzato l’andamento della mia stagione agonistica, così almeno ho avuto il tempo di curare nei dettagli il recupero dai vari problemi”.

Dopo alcuni mesi complicati nella scorsa stagione ti sei però riscattato in Brasile con un incoraggiante quinto posto nel Grand Slam. Ci puoi raccontare meglio il tuo percorso in quel torneo?

“In precedenza avevo affrontato una serie di gare dopo aver rimediato nel Grand Slam in Russia la rottura completa dei tendini del gran dorsale, però non volendo forzare il recupero non mi sentivo ancora perfettamente in forma. Poi ho fatto il Mondiale dove stavo bene ma non è arrivato il risultato, mentre in seguito sono riuscito ad andare in Brasile con ottime sensazioni. Lì ho cominciato la gara affrontando un ragazzo cinese (Xuewen Wang, ndr) con cui avevo perso un paio d’anni prima ed inizialmente ero un po’ nervoso, ma dopo aver superato il primo scalino mi sono tranquillizzato un po’ e la gara è andata avanti. Ho vinto un altro incontro contro un giovane tedesco (Falk Petersilka, ndr), che ha fatto buoni risultati nella categoria junior, poi ho perso con lo spagnolo campione del mondo nel 2018 (Nikoloz Sherazadishvili, ndr). Non è stato un grande incontro, ho perso di tre sanzioni, però comunque essendo arrivato ai quarti ho avuto la possibilità di accedere ai ripescaggi. Lì ho affrontato l’atleta brasiliano (Rafael Macedo, ndr) contro cui mi ero strappato il dorsale a marzo in Russia, per cui avevo un po’ di tensione dato che non è mai facile avere il pensiero dell’infortunio. Sono riuscito però a fare punto nel primo minuto e vedevo che andando avanti con l’incontro mi sentivo sempre più sicuro sul lavoro sulle prese e riuscivo a gestire bene la situazione senza problemi, per cui sono stato in grado di portare a casa il combattimento. Nella finale per il terzo posto ho combattuto col ragazzo sloveno che adesso gareggia per la Turchia (Mihael Zgank, ndr), campione europeo in carica, e lì ho gestito un po’ male la situazione perché sono arrivato al Golden Score in vantaggio di due sanzioni a uno e poi ho perso un po’ il controllo dell’incontro venendo sconfitto per i tre shido. Comunque è stata una gara che mi ha restituito un po’ di fiducia dopo il brutto periodo precedente, perché un quinto posto in un Grand Slam mi ha dato un po’ di punti e mi ha fatto risalire nel ranking mondiale. Peccato però che il martedì successivo alla gara ho avuto un altro infortunio che mi ha rallentato di nuovo, ma quei punti mi hanno permesso di rimanere a galla nel ranking olimpico”.

In attesa di capire come si concluderanno le qualificazioni olimpiche, tu saresti al momento qualificato grazie alla quota continentale. Quali sono le tue sensazioni in vista del rush finale?

“Io credo di potermi qualificare senza aver bisogno della quota continentale. Se riesco a curare i vari problemi fisici e a gestire un po’ meglio la parte mentale degli incontri, credo di essere in grado di accedere alla qualifica diretta. Sinceramente ho sensazioni sempre migliori, nel senso che anche correndo e aumentando un po’ l’intensità mi sento sempre meglio da un punto di vista organico e di condizione fisica. Non vedo solo l’ora di tornare sul tappeto e ricominciare a fare un po’ di judo”.

A partire dal 2017 ti sei affermato in pianta stabile nel World Tour salendo complessivamente per tre volte sul podio. Cosa ti manca ancora per arrivare fino in fondo ai tornei più importanti con maggiore continuità?

Penso di dover lavorare molto sull’aspetto psicologico. Specialmente nelle ultime gare ho perso tanti incontri non perché l’avversario abbia fatto qualcosa in più di me, ma perché li ho proprio gestiti male a livello mentale. Non sono stato lucido fino alla fine dell’incontro, magari in combattimenti dove ero in vantaggio sulle sanzioni li ho poi buttati via perché non sono stato in grado di gestire la situazione a livello mentale. Io ho un judo per cui difficilmente prendo punto, perciò mi trovo spesso in situazioni in cui mi batto da solo nel senso che faccio qualche errore che poi a quel livello compromette l’andamento dell’incontro. Ci sto lavorando da tempo, ma se riesco a gestire questa parte della competizione credo di poter fare il salto di qualità“.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi principali a breve e a lungo termine?

Sicuramente l’obiettivo principale è andare a Tokyo, quindi qualificarsi alle Olimpiadi. Come si è già visto nelle passate edizioni quella è una gara a sé e lì può succedere di tutto. Io penso che a volte sia quasi paradossalmente più difficile qualificarsi che prendere una medaglia. Il mio pensiero fisso è quindi quello di qualificarmi e poi andare a giocare tutte le mie carte a Tokyo”.

Chi vedi favorito per la medaglia d’oro a Tokyo nella tua categoria?

Ora come ora secondo me l’atleta che è un gradino sopra agli altri è sempre lo spagnolo Nikoloz Sherazadishvili”.

erik.nicolaysen@oasport.it

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Foto: IJF

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